ACCORDI LAPIDARI

Dopo 15 anni di cause forse il tribunale di Pescara potrà avere l’agibilità (ma non subito)

Transazione tra le ditte costruttrici ed il Comune che dovrà pagare 6,7 mln di euro

Redazione PdN

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Dopo 15 anni di cause forse il tribunale di Pescara potrà avere l’agibilità (ma non subito)


PESCARA. Trenta anni per costruirlo, 15 anni di contenzioso, un anno appena di esercizio (semiabusivo) per dichiararlo parzialmente inagibile perchè le pesantissime lastre di marmo che costituiscono il rivestimento esterno potevano crollare.

E’ sicuramente un’opera fuori dal comune quella del tribunale di Pescara; una cittadella che è stata pensata nella prima Repubblica (progetto della Proger di Chieti) e che dopo 25 anni di Seconda Repubblica non si può dire ancora conclusa. Proprio nel senso più strettamente amministrativo: manca l’agibilità perchè non c’è stato mai il collaudo dell’opera poichè sono intervenuti problemi all’opera stessa che ha dimostrato gravi carenze tra l’amarezza e l’amara sorpresa.

Ne sono nate cause giudiziarie infinite e alla fine a pagare sarà sempre e comunque il pubblico che ha sulle spalle un’opera faraonica da 40 anni senza poter dire che sia perfetta e costruita a regola d’arte.

Oggi in Comune è stato firmato l’atto di transazione fra Comune di Pescara, il concessionario Consorzio Sapro e l’impresa esecutrice dei lavori ATI Astaldi Spa (capogruppo mandataria), Matarrese Spa, Salini Costruzioni Spa e Toto Spa (mandanti), relativo al componimento del contenzioso in corso da vari decenni sui lavori di realizzazione del Palazzo di Giustizia di Pescara.

La transazione comporterà -secondo quanto riferito dal Comune - un risparmio di 2.602.012,64 milioni di euro per le finanze comunali mentre in realtà bisognerà sborsare poco meno di 7 mln di euro per chiudere i conti.

«A questo vantaggio di non trascurabile entità», ha spiegato il sindaco Marco Alessandrini, «si aggiungerà l’accollo da parte del Consorzio Sapro ed ATI Astaldi dei lavori di rifacimento dei rivestimenti esterni del Palazzo, con la sostituzione delle attuali lastre, il cui distacco ha sinora precluso la possibilità di collaudare l’opera, conferendole la piena agibilità».

La transazione è stata contestualmente illustrata in presenza del sindaco Marco Alessandrini, di D'Alfonso che all'epoca dell’apertura del Palazzo di Giustizia era sindaco di Pescara, nonché Gabriele Paolo, Direttore del Consorzio Sapro, Marco Foti, direttore generale Astaldi, di Paola Di Marco, a capo dell’Avvocatura comunale, i consulenti esterni, avvocati prof. Osvaldo Prosperi e avvocato Carlo Montanino, il dirigente del Settore Patrimonio Pierpaolo Pescara.

Il Palazzo di Giustizia proprio a causa del rischio crollo delle lastre non è stato collaudato ma nonostante tutto l’opera fu aperta e resa operativa «grazie ad un sindaco coraggioso come fu all’epoca Luciano D’Alfonso», ha detto Alessandrini.


Dopo 15 anni di giudizi, lodi arbitrali, sentenze definitive della Corte di Cassazione arriva il conto finale che ammonta a 6.768.000 circa che è la somma che il Comune dovrà versare e che consente «un risparmio di 2.600.000 rispetto alle risultanze dei tribunali ed esclude anche il computo degli interessi».

Somme che -secondo Alessandrini- hanno piena copertura nel bilancio e che poi  il Comune richiederà indietro al Ministero della Giustizia, unitamente ai crediti che ancora l’ente continua a vantare per le pregresse stagioni per il Tribunale.

 

«Sono 44 anni che faccio questo mestiere, ho costruito opere in tutta Italia e mai una è rimasta senza collaudo dell’opera – aggiunge l’ingegner Marco Foti, direttore generale Astaldi - ho ritenuto necessario chiudere il contenzioso proprio per questo»


«C’è stato un interesse comune a chiudere la vicenda nel modo migliore dal punto di vista sia tecnico che amministrativo – aggiunge Gabriele Paolo, Direttore del Consorzio Sapro - Il tutto si è svolto con la massima lealtà da parte di tutti, cercando anche di essere un po’ empatici e arrivando a questa soluzione che ci sembra buona per tutti».

 

«Nel 90 mi fu chiesta una consulenza e io diedi il mio placet – racconta il professor Osvaldo Prosperi - prima di fare le consegne dell’opera, l’ho vissuta anche come una mia seconda casa. Questa vicenda attraversa varie amministrazioni, l’ho sempre affrontata guardando alle istituzioni e non alle persone e sono dispiaciuto verso il Ministero, che è stato sordo e quindi arrivare a tale accordo significa avere i lavori al più presto».


«A parte questa procedura, a breve faremo un bando per l’alienazione delle lastre di risulta – annuncia il vice sindaco Antonio Blasioli – mettendo in vendita le lastre che verranno sostituite con altre identiche alla vista, ma di grès porcellanato, avremo la possibilità di ricavare 720.000 euro per i 24 lotti di lastre da 1000 metri quadri ciascuno».

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