BUFALE E INGANNI

Aumenti bollette Enel, ecco perché non possiamo pagare anche per i morosi

Scatta petizione on line ma su WhatApp gira anche una bufala che sta creando confusione

Redazione PdN

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Aumenti bollette Enel, ecco perché non possiamo pagare anche per i morosi


 

 

E’ caos per la questione delle morosità sulle bollette elettriche che si vorrebbero spalmare sugli utenti in regola, quelli che pagano sempre in tempo senza lasciare in giro ‘pendenze’.

Una notizia vera (qui tutti i dettagli) che però in queste ore si sta intrecciando con una bufala che sta circolando via web e via WhatsApp, in merito ad un presunto addebito di 35 euro nella bolletta di aprile.

No, questa parte non è vera e rischia di essere pericolosissima perché oltre a diffondere una falsa notizia invita a non pagare la bolletta in attesa di una non meglio specificata sentenza del Tar, e a decurtare questi 35 euro dal bollettino postale.

Si tratta di una bufala a tutti gli effetti, che solo in parte si fonda su un aspetto reale.

 La deliberazione dell'Autorità per l'energia si prefigge infatti l'obiettivo di spalmare sugli utenti finali le morosità, ma solo relativamente agli oneri di sistema non pagati dagli operatori ai distributori dell'energia.

Un principio che ad un primo sguardo sembra palesemente ingiusto perché, al di là degli importi e dell'entità dei ricarichi in bolletta, spalma sui consumatori onesti parte dei debiti accumulati sulle bollette elettriche.

Proprio in tal senso il Codacons sta preparando un ricorso al Tar della Lombardia, dove si impugnerà la delibera dell'Autorità per l'energia chiedendone l'annullamento nella parte in cui addebita all'intera collettività gli oneri di sistema non pagati.

La notizia diffusa per prima dal Sole 24 ore circola ormai da venti giorni e probabilmente la reazione delle associazioni dei consumatori è stata un po’ debole.

Parallelamente sono nate anche altre iniziative come quello del deputato Mauro Pili, ex presidente della Regione Sardegna, che ha organizzato una raccolta firme per contrastare il provvedimento.

Fino a questo momento hanno firmato quasi 100 mila persone.





I MOTIVI DEL NO

Pili, nella petizione rivolta al Presidente Autorita' per l'energia Elettrica e il gas elenca una serie di motivi per i quali quello che si vorrebbe fatto andrebbe fermato.

Nel primo punto il deputato richiama la Costituzione e l’articolo 23 secondo cui «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla Legge».

Ma Pili parla anche di totale violazione del principio costituzionale di equità, considerato che quello che si vorrebbe portare a compimento imporrebbe la ripetizione di una tassa in capo ad uno stesso soggetto.

La decisione, inoltre, continua Pili «è palesemente in contrasto con il principio stabilito dal codice tributario che prevede che tasse ed imposte possono essere decise ed applicate solo ed esclusivamente con legge dello Stato». In questo caso, come dice la sentenza del Consiglio di Stato alla quale si è dovuta attenere l’Arera, la legge prescrive proprio che gli oneri statali siano da addebitare al cliente finale e non all’azienda ma nessuno dice che chi paga debba sobbarcarsi anche la cifra dei morosi.

Nella petizione si pone l’attenzione anche sul divieto di introdurre il principio illegittimo di retroattività – art. 3, L. 212/00 (statuto dei contribuenti), considerato che le norme tributarie non hanno e non possono avere effetto retroattivo. Ma si violerebbe anche il codice del consumo, per quanto riguarda buona fede, correttezza, e informazione del consumatore nel contratto.

Insomma, la battaglia sembra aperta anche grazie alla consapevolezza degli utenti che si stanno informando e vogliono capire cosa sta accadendo, senza subire inconsapevolmente un provvedimento che potrebbe piovere dall’alto.

Il pericolo, però, è che il continuo imperversare di bufale utili solo a confondere le idee, facciano perdere vigore alla battaglia che a questo punto sembra tutta da giocare.

E mentre i consumatori si interrogano su cosa accadrà le aziende fanno i conti con la discesa del fatturato complessivo del settore energetico in Italia che nel 2016 è stato di 247,4 miliardi di euro, in diminuzione di 28,5 miliardi (- 10,3%) rispetto ai 275,9 del 2015 che resta però -considerando le società che producono, distribuiscono, vendono elettricità, gas, petroli e carburanti- quello di maggiore dimensione di tutta l'economia Italiana.

A scendere anche il margine operativo netto a 19,1 miliardi di euro (-9%, ovvero 1,9 miliardi) sui 21 miliardi del 2015.

A fotografare il settore il Centro Studi CoMar che rileva come pur in presenza di una diminuzione dei valori assoluti, il rapporto tra margine operativo netto e fatturato, sia salito dal 7,6% del 2015 al 7,7% del 2016.

Scendono invece gli addetti delle società considerate di 4.890 unità, da 182.083 a 177.193 (-2,68%).

Per quanto riguarda le classifiche delle singole aziende esaminate nello studio, sempre con riferimento ai bilanci 2016: nei primi dieci posti per fatturato, vi sono 7 società italiane: nell'ordine Enel, Eni, Gse, Edison, Esso Italiana, Saras Raffinerie Sarde, Kuwait petroleum Italia, A2A, Hera, Total Herg.

Le Società con il migliore rapporto margine operativo netto-fatturato sono Snam e Terna; le società con il migliore rapporto fatturato per dipendente risultano Edelweiss Energy Holding, Energy.com, GSE Gestore Servizi Energetici.


«UE INTERVENGA»

L'eurodeputata Isabella De Monte (Pd/S&D) ha presentato un'interrogazione alla Commissione europea sugli oneri aggiuntivi nelle bollette inviate ai consumatori di energia elettrica in regola con i pagamenti, per coprire i mancati incassi da parte di alcune società elettriche. «Scaricare sui consumatori gli oneri dei fornitori di energia elettrica è inaccettabile - dichiara De Monte in una nota - chiediamo alla Commissione europea di intervenire a tutela dei consumatori italiani».

L'interrogazione, resa possibile «grazie a un lavoro di studio e approfondimento svolto dall'associazione di tutela dei cittadini Consumatori Attivi», è stata sottoscritta anche dagli eurodeputati Pd Nicola Caputo, Alessia Mosca, Luigi Morgano, Renata Briano e Damiano Zoffoli.