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Aric, fuori Menduni, arriva Montanino

Proteste da parte di Forza Italia: «avvicendamento inopportuno nel carrozzone dalfonsiano»

Redazione PdN

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Menduni nominato capo centrale appalti ma è indagato per danno erariale

Paolo Menduni

 

 

ABRUZZO. «Avvicendamento poco chiaro»  al vertice dell’Agenzia Regionale dell’Informatica e Committenza (Aric): fuori dopo 15 mesi di incarico il commissario straordinario Paolo Menduni, dentro l’avvocato Carlo Montanino.

L’avvicendamento è stato formalizzato con il decreto presidenziale numero 5 del 2 febbraio scorso.

Menduni, 77 anni, già commissario alla Asl di Chieti dal 1993 al 1994 e dal 1995 al 2000 manager della Asl de L’Aquila cede dunque il posto al noto avvocato Montanino, 53 anni, che ha difeso in Tribunale più volte i Comuni di Montesilvano e di Pescara (nella causa civile sul calice rotto di Toyo Ito), in passato anche vice presidente e poi Presidente del Consiglio di Gestione di Attiva.

E’ stato scelto per il nuovo ruolo di commissario straordinario «per le azioni di successo all’azione di risanamento del centro agro alimentare La Valle della Pescara a costo zero per la Regione».

L’Aric, è stato detto al momento della sua creazione nel consiglio regionale, dovrebbe favorire la trasparenza. Tecnicamente è stata  la trasformazione della vecchia Arit (l’agenzia regionale per l’informatica) a cui sono state affidate nuove funzioni.

Ma che cosa è stato prodotto sotto la guida di Menduni?

 

«Il presidente della Regione, nella sua incessante campagna elettorale, si ostina a fare nomine poco opportune dettate solo da una logica fiduciaria, scavalcando sia la sua Giunta sia il Consiglio regionale», contesta il consigliere regionale, Mauro Febbo.

L’esponente di Forza Italia si chiede come mai «dopo 15 mesi di nulla»,  Menduni sia stato improvvisamente sostituito.

Cosa ha prodotto fino a oggi? O la sua sostituzione è riconducibile proprio a non aver applicato il nuovo disegno di legge che prevedeva nuove assunzioni? C'è stato, in questi 15 mesi, un compenso per il Commissario?

Febbo fa notare che leggendo il decreto di nomina di Carlo Montanino sembra che l’incarico a Menduni non sia mai esistito. Passaggio poco chiaro e inconsueto poiché di solito, quando c’è un avvicendamento o un cambio all’interno di un Ente regionale, nell’atto si fa sempre riferimento al predecessore, alla sua sostituzione o decadenza.


«Queste – spiega Febbo – sono tutte domande che esigono risposte plausibili e credibili. E ci insospettisce ancor di più il silenzio del Presidente D’Alfonso su questo passaggio di consegne, abituati come siamo agli annunci trionfalistici.  Oggi, vediamo spuntare improvvisamente dal cilindro un nuovo Commissario straordinario».

Nel settembre del 2016, data di approvazione della nuova Legge sull’istituzione dell’Aric, era stata presentata come la panacea del bilancio regionale e delle Asl, paventando risparmi fantamilionari per oltre 75.000.000 di euro.

Febbo, invece,  aveva già sollevato sia in Consiglio regionale sia  in Commissione di Vigilanza tutte le perplessità sulla costituzione di questo nuovo Ente e sui suoi costi, soprattutto quelli legali. «Ritenevo e ritengo  l’Aric l'ennesimo carrozzone dalfonsiano creato per il solito postificio  per i soliti noti, magari “pensionati d'oro”».

A questo punto Febbo riporterà all’attenzione del Consiglio regionale e della Commissione di Vigilanza la questione relativa all’Agenzia di Committenza soprattutto per verificare cosa è stato prodotto in questi mesi e quanto è costato alle casse regionali.