SCIENZA OPACA

Nube tossica dalla Russia? Oltre a Sox si pensa ad un satellite e un deposito di armi

Intanto dalle carte dei Laboratori del Gran Sasso emerge il “mistero tungsteno”

Redazione PdN

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Nube tossica dalla Russia? Oltre a Sox si pensa ad un satellite e un deposito di armi

 

  

ABRUZZO. L’unica certezza è che tra settembre ed ottobre buona parte dell’Europa è stata esposta a radiazioni da Rutenio. Non esattamente un “ricostituente”, per fortuna in concentrazioni minime e -probabilmente- senza conseguenze per l'Italia.

La nube si è sprigionata in Russia ma dal paese di Putin nessun allarme è arrivato. Anzi ufficialmente è stato negato che vi sia stato alcun incidente e tanto meno nella immensa centrale nucleare di Mayak che avrebbe dovuto creare la sorgente radioattiva di Cerio 144 necessaria per l’esperimento Sox da tenersi dentro i Laboratori del Gran Sasso.

Il periodo di lavorazione per alcuni coinciderebbe con l’incidente che ha provocato la nube e anche il Rutenio sarebbe compatibile con i processi di lavorazione sul combustibile esausto utilizzato per Sox. 

Secondo una relazione dell’Istituto francese di radioprotezione e sicurezza nucleare (IRSN) l’origine della nube coincide con la centrale nucleare di Mayak e con le operazioni fallite per la creazione della sorgente per l’esperimento Sox.

Si aggiunge alle deduzioni tecniche e scientifiche anche un singolare dettaglio: una gara di appalto per la bonifica di un sito contaminato da radiazioni presso l'impianto «235 FSUE "PA" Mayak "di 30 mila metri quadrati». 

Cioè proprio la centrale di cui parliamo. Bando pubblicato a metà dicembre, cioè un paio di mesi dopo la propagazione della nube. Una bella coincidenza anche perchè di certo intorno alla fonte della nube (qualunque essa sia) i livelli radioattivi sono stati elevatissimi.

 

Come detto però la Russia ha negato ed ha impedito qualunque tipo di rilevazione in loco che avrebbe dato la certezza assoluta alle ipotesi.

 

Secondo l’agenzia atomica russa (Rosatom) «concentrazioni estremamente elevate di Ru-106 nell'atmosfera sono state registrate in Slovacchia (il 29 ed il 30 settembre 2017) e in Romania (30 settembre 2017), che si trovano a una distanza di circa 3.000 km dalla "Associazione di produzione Mayak" del VUE».

 

 



Eppure incrociando una serie di notizie (tutte provenienti dalla Russia) sono state fornite almeno altre due possibili spiegazioni che scagionerebbero l’impianto di Mayak, alcune di queste avrebbero come prova documenti ufficiali non russi (non soggetti dunque alla propaganda e al controllo di quel governo).

La prima ipotesi alternativa (ma scartata categoricamente dall'Irsn) sarebbe l’esplosione di un satellite in orbita: fonte agenzia di stampa russa Tass che riprende uno studio tedesco.

 

«L'Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni (BfS)», scrive la Tass, «ha riferito in precedenza di una maggiore concentrazione di rutenio-106 nell'aria dal 29 settembre al 3 ottobre. Il BfS ha osservato che la concentrazione di rutenio era molto irrilevante e non poneva alcun pericolo per la salute delle persone. Specialisti tedeschi hanno anche affermato di essere fiduciosi che nessun incidente nucleare potrebbe essere stato la causa dell'aumentata concentrazione di rutenio-106».

Più tardi, il BfS riferì che uno scarico in una delle imprese negli Urali meridionali avrebbe potuto essere la fonte dell'isotopo.

  

La seconda ipotesi sulle origini della nube sarebbe una gigantesca esplosione di un arsenale militare avvenuto il 26 settembre 2017 a Kalinovka.

 

 

 

Due giorni prima della contaminazione radioattiva della nube una mappa della AIEA indicava la concentrazione aerea dovuta al Rutenio 106 al massimo proprio intorno a Kalinovka.

Resta da capire se questo incidente sia effettivamente la causa della emissione del rutenio arrivato poi in Europa.

Del resto i Russi negano e non ci sono dati su contaminazione in loco che possano confermare o smentire l’origine della nube.

 Per quel che ci riguarda a Mayak di sicuro dovevano creare la sorgente radioattiva di Sox e non ci sono riusciti dopo che la centrale di Mayak aveva firmato un contratto a dicembre 2016 con Cea (l’omologa francese dell’Infn) che partecipa a tutti gli effetti al progetto Sox. Una trattativa che è stata giudicata difficoltosa, complicata e lunga e che è giunta alla fine all’accordo contrattuale con «l’unica centrale in grado di creare la sorgente per sox»  

Progetto finanziato con 5 mln di euro dall’europa nel 2012 e pare che almeno 2 mln di euro siano già stati spesi, oggi possiamo dire inutilmente, poichè l’esperimento è stato cancellato per ragioni tecniche.

 

MISTERO TUNGSTENO

Nel frattempo tra le carte di Sox emerge la certezza che l’appalto per il trasporto era già stato affidato ad Areva (del resto la simulazione è stata effettuata lo scorso ottobre) senza avere nè la conferma della sorgente ultimata e nemmeno le autorizzazioni per avviare l’esperimento calendarizzato a maggio 2018.

Già in un comunicato del Forum H2o del 24 novembre 2017 si leggeva «nella definizione iniziale c'è un errore perchè si definisce come “sorgente sigillata” non solo la capsula ma anche la capsula con il cilindro di tungsteno, cosa non più riportata nel proseguio della documentazione in cui il contenitore di tungsteno non è considerato, giustamente, sigillato. Una delle diverse imprecisioni che abbiamo rilevato».

La stranezza riguarda il cilindro di tungsteno che è stato fabbricato in Cina e che sarebbe dovuto arrivare (privo della sorgente radioattiva) a gennaio 2017 (un anno fa) nei laboratori del Gran Sasso.

Di sicuro a settembre 2016 il cilindro cinese (che è la schermatura per le radiazioni prodotte dal Cerio 144) era sicuramente in Francia per dei test.

Dal documento delle autorizzazioni di trasporto dalla Francia si evince che la sorgente arriverà «schermata» ma non si dice mai specificamente che quella schermatura è il tungsteno, cioè la sede in cui sarà utilizzata per l’esperimento.

Ne deriva che la sorgente avrebbe potuto essere spostata da una schermatura all’altra all’interno dei Laboratori in una operazione particolarmente delicata di cui nessuno aveva mai parlato prima.

La schermatura di tungsteno è poi arrivata effettivamente nei Laboratori del Gran Sasso?

Dalle carte non c'è certezza ed emerge una certa ambiguità sull'argomento.

E’ solo l’ennesimo mistero dovuto essenzialmente a mancanza di comunicazione e comunicazioni errate o contraddittorie.

Questa volta sembra proprio che il destino, più che gli uomini, abbia giocato un ruolo fondamentale per la sicurezza, la tutela e la salute pubblica.