IL FULMINE

Sanità, delibere a richiesta ed in tempo reale: il caso della Asl di Pescara

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1944

Sanità, delibere a richiesta ed in tempo reale: il caso della Asl di Pescara

 

 

PESCARA. Il 24 gennaio la giunta regionale approva l’atto aziendale della Asl di Pescara ma il 2 febbraio è già tempo di modifiche.

Si tratta della delibera n.59 che  interviene direttamente sull’erogazione dei servizi sanitari distribuiti sul territorio ma la cosa singolare è che la delibera si rende necessaria in seguito ad una nota del manager Armando Mancini del 2 febbraio.

In pratica Mancini scrive il 2 e lo stesso giorno la giunta è già pronta con la bozza di delibera che viene approvata nella seduta del pomeriggio.

Una approvazione che lascia aperti molti interrogativi sulle procedure adottate e fa sorgere più di qualche sospetto: quanti minuti sono stati dedicati alla istruttoria della delibera?

Forse la giunta già sapeva che quel giorno sarebbe arrivata una nota proprio del manager Mancini che aveva quel contenuto così da predisporre la minuta della delibera da approvare con anticipo?

Se, magari, queste sono cose che capitano pure spesso, è appena il caso di ricordare che la volontà amministrativa di un ente pubblico deve formarsi secondo le modalità rigide prescritte dal diritto amministrativo altrimenti si rischia grosso.

Ma le stranezze proseguono perchè a proposito di istruttoria questa -benchè si trattasse di materie sanitarie- non è passata per gli uffici competenti, tanto che la firma del direttore del dipartimento Salute e Walfare non c’è. In compenso ci sono quelle dei collaboratori sempre più stretti del presidente D’Alfonso come Anna Rita Capodicasa (moglie dell’altro fedelissimo, Enzo Del Vecchio) in qualità di estensore “fulmineo” ed il poliedrico Fabrizio Bernardini.

Fin qui la procedura della giunta regionale per predisporre una delibera che nei contenuti ha fatto arrabbiare non pochi che sostengono che anche questa possa essere inficiata e contenga vulnus o quanto meno sia priva di effetti.

In verità appena ieri abbiamo spiegato come il piano operativo della rete ospedaliera abbia previsto una serie di tagli e “razionalizzazione “ dei servizi che ha creato anche ripercussioni pesanti nelle zone interne e disagiate.

Per questo da settembre 2016, quando l’Abruzzo è uscito dal commissariamento, la giunta D’Alfonso ha operato via via dei correttivi al piano Paolucci ammorbidendo le misure rigide.

 Ma all’orizzonte potrebbero esserci problemi perchè il tavolo di monitoraggio non ha potuto verificare la correttezza di queste nuove misure e se, soprattutto, siano in linea con il piano operativo e, dunque, sostenibili.

Anche la delibera del 2 febbraio n. 59 va in questa direzione prevedendo una serie di servizi all’interno dei presidi della Asl di Pescara.

Il punto è che la delibera potrebbe essere bollata come “elettoralistica” e il fatto che dovrà essere approvata e valutata ancora dalla Agenzia sanitaria regionale, oltre che dal tavolo di monitoraggio dei  ministeri di Economia e Sanità, pone seri dubbi sul fatto che i contenuti possano esplicare davvero i propri effetti dopo il 4 marzo.

Fa anche un pò sorridere che nell’ambito del riordino delle specialità della Asl si faccia riferimento al fatto che l’ospedale di Popoli rimarrà ancora per alcuni mesi attivo  grazie all’emendamento Castricone e, dunque, per legge sottratto al declassamento del piano Paolucci.

Fa ancora più sorridere il passaggio che riguarda l’ospedale di Penne: nella delibera si legge, infatti, che il manager debba prevedere l’eventuale potenziamento dei servizi anche seguendo lo stimolo ed il pungolo del sindaco, il tutto -ovviamente- per migliorare i servizi di lungodegenza …

E se proprio si volesse essere cattivi bisognerebbe far notare che l’originario Piano Paolucci della rete ospedaliera decantato, osannato dal suo estensore, ha avuto poi bisogno di emendamenti di deputati dello stesso partito e una serie di aggiustamenti… forse perchè non era così perfetto come volevano far credere o perchè la rigidità e il rigore fanno perdere voti e consensi?

 

  Naturalmente come accade ormai da mesi la delibera è stata approvata con soli tre voti, mentre altri tre assessori erano casualmente assenti (il solito Di Matteo, Gerosolimo, Sclocco).

Una delibera anche non semplice da redigere per la sua complessità intrinseca, ecco allora che la domanda centrale rimane: quanto tempo è trascorso tra l’arrivo della nota di Mancini che costituisce il pretesto e l’approvazione della delibera?