VUOTI DI CASSA E MEMORIA

Processo Bussi, la Regione si dimentica di chiedere 500mila euro ad Edison

Verso la definizione l’inchiesta penale e quella disciplinare sul giudice Romandini

Redazione PdN

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Processo Bussi, la Regione si dimentica di chiedere 500mila euro ad Edison


 

 

 

ABRUZZO. Quanti sono gli enti pubblici che si sono dimenticati di chiedere la provvisionale stabilita dai giudici e, dunque, di incassare cifre anche ingenti?

A febbraio 2017 i giudici della Corte d’Appello de L’Aquila -oltre a 10 condanne- hanno anche stabilito quanto gli imputati avrebbero dovuto versare subito a titolo di anticipo di risarcimento, oltre le spese legali da riconoscere subito alle parti civili.

Il processo è quello tormentatissimo di Bussi e le sue discariche di veleni mai bonificate che a marzo dovrebbe finire definitivamente con il ricorso in Cassazione.

Il punto è che i giudici di secondo grado -ribaltando la sentenza della Corte d’Assise di Chieti presieduta da Camillo Romandini- hanno ordinato l’immediato pagamento di 3,7 milioni di euro di provvisionali, cioè un anticipo dei danni così ripartiti: 2,705 mln di provvisionali e 592 mila euro che con gli oneri arriveranno a un milione di spese legali.

Si tratta solo di un anticipo in attesa che si svolga il procedimento civile, notoriamente non breve e non iniziato ancora.

All’indomani della sentenza in una intervista al Centro, Cristina Gerardis, avvocato dello Stato, disse:  «Ora dobbiamo andare a prenderci questi soldi, e senza perdere tempo perché il tempo che passa fa male a tutto: fa male all’ambiente perché, a Bussi, la contaminazione aumenta giorno dopo giorno; fa male alla fiducia delle persone che aspettano risultati dopo una sentenza di condanna; fa male alle istituzioni che hanno il dovere di attivarsi subito».  

La notizia invece è che, dopo un anno, la Regione Abruzzo non solo non ha ricevuto i 500mila euro ma non li ha neppure chiesti all’ex Montedison e ai suoi dirigenti condannati.

La stranezza ulteriore è che quasi tutte le altre parti civili hanno ottenuto quanto scritto in sentenza.

Quasi tutte, tra cui moltissimi Comuni.

La Regione, tra l’altro insieme alla Presidenza del Consiglio dei ministri, no e al momento non è noto il perchè.

Anche l’Ato 4 pescarese dovrebbe incassare 1,1mln di euro da Edison.

Si tratta di dettagli non secondari nè di poco conto.

Sulla questione Bussi in Regione pare siano calati veli e veti: non sembra una questione che interessi molto.

 

Tra gli impegni presi pubblicamente nei mesi scorsi,dall’allora direttore generale nonchè avvocato dello Stato nel processo, Cristina Gerardis, c’era quello di utilizzare i soldi delle provvisionali per avviare l’indagine epidemiologica sui circa 700mila abitanti della Val Pescara. Dopo mesi di silenzi si è scoperto che forse avremo al massimo una mini-indagine su appena 100 volontari nel raggio di 5 chilometri tra l’altro costato 100mila euro pagato dalla Regione (Le analisi sulle urine saranno effettuate da un ricercatore fornito di borsa di studio per 27.000 euro).

Un ridimensionamento che suona come una beffa anche perchè pagato con soldi propri della Regione mentre potevano essere utilizzati quelli non chiesti ad Edison.

Nessun piglio deciso verso gli inquinatori di un secolo da parte delle pubbliche amministrazioni, in perfetta linea con il passato che ha generato quella inerzia che, per esempio, ha permesso di far trascorrere oltre 10 anni senza riuscire ad avvicinarsi nemmeno alla bonifica, un tempo che porta vantaggi al privato e veleni a tutti gli altri.

Concetto ribadito anche dal Forum H2o in un esposto trascurato dalla procura di Pescara  («Si pensi ai vantaggi finanziari che possono derivare dal poter usare per 10-15 anni capitali che altrimenti avrebbero dovuto spendere per il risanamento» ).

Stesso principio che potrebbe valere per la mancata richiesta di provvisionale.

Del resto anche la Regione targata D’Alfonso -a parte poche dichiarazioni- non può sfoderare  prove concrete, atti e fatti che dimostrino di aver inchiodato Edison….

Anzi i fondi sono pochi, la bonifica non parte, eppure la Regione riesce a sottrarre finanziamenti, originariamente stanziati dal masterplan per la bonifica Tremonti, per la manutenzione delle strade provinciali.

«La bonifica la deve fare Edison con i suoi soldi», ha risposto la Regione. Vero, intanto aspettiamo da anni e nulla si muove e nessun ente ha brillato per attivismo, tempismo e osservanza di procedure e leggi.

Per non parlare degli interessi di Edison verso le perforazioni petrolifere (anche in Abruzzo) che non hanno subito ripercussioni nemmeno dopo il voto del referendum costituzionale.

Meglio di così...

 

 

LE PROVVISIONALI LIQUIDATE

Ecco gli enti che dovranno essere risarciti:

Ambito territoriale ottimale (Ato) 4 Pescarese, 1,01 milioni di euro;

Regione Abruzzo, 500 mila euro;

commissario delegato per il bacino Aterno-Pescara, 500 mila;

Provincia di Pescara, 200 mila euro;

Comune di Pescara, 200 mila euro;

famiglia Domenico Bucci, Katiuscia Setta, Antonio Bucci e Francesco Bucci, 200 mila euro;

Comune di Bussi sul Tirino, 100 mila euro;

Comune di Tocco da Casauria, 100 mila euro;

Comune di Castiglione a Casauria, 100 mila euro;

Comune di Chieti, 50 mila euro;

Comune di Torre de' Passeri, 40 mila euro;

Comune di Popoli, 30 mila euro;

Comune di Alanno, 30 mila euro;

Comune di Spoltore, 25 mila euro;

Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca), 25 mila euro;

Wwf Italia, 10 mila euro;

Legambiente, 10 mila euro;

associazione Mila Donna Ambiente, 5 mila euro;

associazione Ecoistituto Abruzzo, 5 mila euro;

associazione Italia Nostra, 5 mila euro;

associazione Marevivo, 5 mila euro;

associazione Codici Abruzzo, 5 mila euro






 

I VELENI DEL PROCESSO

Veleni infiniti anche intorno al processo Bussi che il 13 marzo prossimo arriverà in Cassazione per mettere un punto definitivo alla “verità giudiziaria” sulle responsabilità penali dell’inquinamento.

Perchè questa vicenda ci ha voluto riservare anche retroscena poco onorevoli per tutti, ancora cupi e misteriosi, dove gli intrecci si intuiscono ma non si vedono ed i silenzi non aiutano.

Si avviano a definizione anche i procedimenti disciplinari aperti dal Csm nei confronti del giudice Camillo Romandini, presidente della Corte, che nel 2014 firmò la sentenza di primo grado che derubricò il reato più grave e fece scattare le prescrizioni.

Su quella sentenza una serie di inchieste giornalistiche de Il Fattoquotidiano fecero emergere circostanze a latere della formazione del giudizio, anticipato dal giudice al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso,  durante una cena,  innescando una inchiesta penale anche sulla base di alcune rivelazioni di giudici popolari. L’inchiesta è stata archiviata a Campobasso dove la procura non ha trovato riscontri nemmeno alle voci su presunte tangenti circolate, così come raccontato da testimoni.

Voci e circostanze che non sono mai state chiarite da nessuno dei diretti interessati, nemmeno fuori dagli interrogatori giudiziari,  compreso il presidente  D’Alfonso che, come gli altri, non ha risposto alle domande più volte reiterate e pubblicate su questo quotidiano.  

 

 

 

RAGIONE  E TORTO

Nel frattempo un cittadino di Rapino, Lorenzo Torto, condannato da Romandini in un giudizio in cui era controparte del presidente della Fira, Rocco Micucci, ha più volte denunciato il giudice per una serie di irregolarità tra cui la mancata astensione per incompatibilità e la titolarità di una azienda agricola (che ha ottenuto finanziamenti pubblici da Agea e dalla Regione), cosa vietata per i magistrati.

Proprio su quest’ultimo aspetto il Csm si pronuncerà a breve mentre la denuncia penale di Torto ha, prima, preso la via di Roma dove un pm ha ritenuto fondate le accuse girandole per competenza, poi, a Campobasso dove la locale procura ha chiesto l’archiviazione nonostante un rapporto della Finanza confermi le irregolarità denunciate.

Torto ha proposto opposizione all’archiviazione e chiesto di valutare meglio le prove della Finanza e fare nuovi accertamenti.

Si vedrà.

La verità non è sembrata mai così inafferrabile come nei mille rivoli avvelenati di Bussi.

 

a.b.