RIFIUTI E CONSENSI

Ecolan, gli affidamenti diretti dei Comuni benedetti dal Tar

Il “controllo analogo” è stato comunque riconosciuto. Rigettati tutti i ricorsi delle società concorrenti

Redazione PdN

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Ecolan, gli affidamenti diretti dei Comuni benedetti dal Tar

 


ABRUZZO. Il Tar Abruzzo, sezione staccata di Pescara, con una serie di sentenze fotocopia ha deciso su una serie di ricorsi (fotocopia) di alcune ditte che contestavano l’affidamento diretto del servizio rifiuti alla società partecipata da enti pubblici lamentando di essere stati tagliati fuori dal mercato.

I giudici amministrativi hanno respinto i ricorsi presentati dalla Rieco S.p.a. e dai soci privati di Ortona Ambiente S.r.l., riuniti nella IGAM S.r.l., per l’annullamento delle delibere di diversi comuni del Lancianese e della deliberazione del Commissario Straordinario del Comune di Ortona n. 13 del 10 maggio 2017 e dei successivi atti.

La Ecolan S.p.a. è oggi società in house interamente pubblica, partecipata al 14,35% dal Comune di Ortona insieme ad altri 52 comuni della Provincia di Chieti.

La legge tuttavia prescrive che si possano affidare direttamente appalti di servizi a società in house e cioè soggette al controllo analogo cosa che è stata contestata ad Ecolan dai ricorrenti. Tesi rigettate dai giudici.


Nel caso ortonese il servizio era stato già affidato alla Ecolan S.p.a. con la deliberazione del Consiglio Comunale n. 78 del 1 luglio 2016, votata a maggioranza. Successivamente, dopo che il TAR Abruzzo aveva annullato la deliberazione di affidamento ed il relativo contratto, il Comune di Ortona con un’ordinanza sindacale aveva affidato il servizio sempre alla Ecolan S.p.a.

Nel frattempo però erano interventue alcune modifiche giudicate sufficienti dai giudici amministrativi e così il Commissario Straordinario del Comune di Ortona aveva affidato nuovamente, in via definitiva, il servizio alla Ecolan S.p.a. agli stessi patti e condizioni dell’affidamento precedente.

Il Tar Abruzzo ha, quindi, con le sentenze del 29 gennaio scorso ha ritenuto legittimo l’affidamento in house alla Ecolan S.p.a. del servizio di igiene urbana del Comune di Ortona, riconoscendo anche la correttezza della valutazione dei benefici in termini di efficienza, economicità e qualità del servizio, nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche a favore della collettività ortonese.

ECOLAN CONTROLLO ANALOGO?

Secondo le società ricorrenti lo Statuto dell’Ecolan ed i patti parasociali non rispondono effettivamente ai requisiti richiesti dall’ordinamento per la conformazione della società al modello in house. Non viene difatti verificata la sussistenza del controllo analogo e nemmeno viene verificato se l’80% del fatturato sia effettuato dall’Ecolan nello svolgimento dei compiti affidatile dagli enti pubblici soci, e se la produzione ulteriore permetta di conseguire economie di scala o recuperi di efficienza sul complesso dell’attività principale della società. Inoltre viene contestato che non viene spiegato come i patti parasociali sarebbero idonei a garantire il controllo analogo, e non vengono nemmeno indicati i Comuni aderenti. Essi inoltre sono irrilevanti ai fini del controllo analogo poiché riguardano esclusivamente i voti da esprimere nell’assemblea che non è l’organo deputato al controllo analogo.


Sarebbero state violate insomma una serie di azioni prescritte dalla legge che solo attraverso queste possono far configurare la società come “in house” e dunque in grado di ricevere affidamenti diretti scavalcando le norme sugli appalti pubblici.

I giudici però sostengono che «ci troviamo, in particolare, dinanzi a una fattispecie di eterodirezione di società basata sul “controllo congiunto” degli enti soci-affidanti, che può giustificarne una particolare autoregolamentazione attraverso patti parasociali, contratti di coordinamento o regolamenti, “rispecchiati” dallo statuto della società in housee atti a sancire il dovere degli organi sociali di “tener conto” delle decisioni dei soci pubblici controllanti, attraverso appositi strumenti di decisione o concertazione, e di alimentare in direzione ascendente i “flussi informativi” per ciò necessari. Lo strumento del patto parasociale appare, infatti, utilizzabile per istituire un meccanismo di coordinamento, onde predisporre regole di controllo e di co-direzione che non possono trovare posto nello statuto della società in house, oppure allo scopo di armonizzare i regolamenti di controllo analogo delle singole amministrazioni partecipanti».

L’80% DI ATTIVITA’ SVOLTE PER I COMUNI SOCI

E’ pacifico che sulla base del fatturato dell’ultimo triennio per un leggero scostamento di punti percentuali nel triennio 2014/2016 (76,83%) la Ecolan non raggiungeva la percentuale dell’80% di attività svolte nell’esercizio di compiti affidatile dalle amministrazioni controllanti (percentuale vincolante).

L’Ecolan ha spiegato di aver posto in essere un processo di riorganizzazione aziendale, nel senso che sino al 2014, ha svolto il ruolo di mera Centrale di Committenza dei Comuni Abruzzesi per l’affidamento delle attività costituenti oggetto del ciclo integrato dei rifiuti, e che da quella data, a seguito di un radicale riassetto societario aziendale che ha comportato il passaggio da 26 a 200 dipendenti, ha mutato il suo ruolo trasformandosi in modello in house, ed avendo in corso l’assunzione di nuovi affidamenti di servizi relativi al ciclo integrato dei rifiuti da parte di 9 Comuni soci, con elevazione della percentuale di fatturato all’83,82% per il triennio 2015/2017, e secondo una verosimile stima sino al 97,30% dell’intero fatturato della società.


«Per tali ragione», concludono i giudici, «deve ritenersi corretto che l’affidamento in argomento sia intervenuto sulla base della valutazione di misure “alternative” che consentivano prevedibilmente e plausibilmente di effettuare una valutazione prognostica favorevole sul perseguimento, peraltro, a breve termine, del limite di fatturato imposto dalla norma. Ciò in quanto, flessibilmente, la legge ammette, proprio in presenza di processi riorganizzativi come quelli su descritti, di avvalersi di dati non consolidati ma di elementi inerenti la prevedibile crescita dell’attività in house. E nella specie dato il limite di fatturato già raggiunto, non può sostenersi che ex ante le proiezioni non dovessero ritenersi credibili».