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Laboratori del Gran Sasso grandi manovre segrete e nuovo esperimento al via

Luna Mv partirà a maggio ma non sono state risolte le criticità

Redazione PdN

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Laboratori del Gran Sasso grandi manovre segrete e nuovo esperimento al via

Scienziati giapponesi chiedono scusa dopo incidente (Foto: Japantimes.co.jp)


ABRUZZO. In Giappone se gli scienziati sbagliano si presentano in conferenza stampa e chiedono scusa con ripetuti inchini. E sembra che ci credano davvero.

In Italia gli scienziati non sbagliano mai, nemmeno quando sbagliano, e, comunque, hanno sempre ragione loro.

Sembra che non abbiano alcun obbligo verso i cittadini e per loro siano vigenti molteplici deroghe alle leggi e ai controlli.

Se, invece, dell’errore non se ne accorge nessuno allora si può far finta di nulla.

Per la verità si fa finta di nulla anche oggi, quando ormai le tante verità scomode soo emerse in questo ultimo anno e mezzo dal profondo del Gran Sasso senza provocare un terremoto istituzionale per le inerzie trentennali.

Rimangono tanti gli aspetti non ancora risolti che riguardano soprattutto la sicurezza dei Laboratori e delle captazioni di acqua potabile.

L’ordine partito dall’alto ed eseguito alla perfezione è stato: chiusura su tutti i fronti e inabissamento.  


Così proseguono le riunioni carbonare tra il vicepresidente Giovanni Lolli e pezzi degli enti coinvolti nel famoso tavolo per l’emergenza del Gran Sasso. Gli incontri tra l’informale ed il riservato non sfociano nè in comunicati stampa nè in verbali resi pubblici.




STUDIO GUERCIO, CHI L’HA VISTO?

Rimane il mistero del famoso “studio Guercio” e delle “risolutive” azioni da mettere in campo per risolvere finalmente dopo 30 anni i rischi per ambiente e salute.


Da diverse fonti sembra confermato l’impianto di massima delle soluzioni “Guercio” e cioè il cambio di denominazione delle acque che sgorgano per modificare l’impianto legislativo da applicare: da acque sotterranee ad acque superficiali  con conseguente necessità di potabilizzarle prima di poterle utilizzare (con impianti molto costosi che trattano l’acqua per renderla sicura e potabile ma diversa da quella pura di  fonte).

Confermata anche la sostituzione della tubazione di cemento con una di acciaio e la messa a scarico dell’acqua dei laboratori.

I Laboratori si impegnerebbero poi a rimuovere le sostanze pericolose nel giro di qualche anno per poter uscire dagli adempimenti della direttiva Seveso per poi spostare le captazioni in prossimità dell’inizio del Traforo per risolvere forse il problema della distanza dei 200 metri imposta per legge tra sorgente e pericolo.

Ma su questo punto si sarebbe aperto un dibattito, ovviamente segreto, perchè qualcuno aveva ricordato a Lolli che esiste uno studio commissionato da un paio di anni e tenuto nei cassetti,  mai utilizzato, che potrebbe creare intoppi alla soluzione Guercio.

Tra le tante cose lo studio portato alla luce dal Forum H2O spiega che l’acquifero del Gran Sasso ha dimensioni enormi che inglobano e vanno molto oltre le dimensioni dei Laboratori i quali sarebbero così anche realmente e giuridicamente “immersi” nell’acquifero stesso.

Ne consegue che spostare di 200 metri le captazioni rimanendo comunque dentro l’acquifero dove vi sono anche sostanze pericolose non modificherebbe giuridicamente la questione.

Vedremo cosa si inventerà Lolli a febbraio quando potrebbe voler fornire qualche novità “ufficiale”.




RISCHI IMMUTATI: LUNA MV NEL "POZZO"

Mentre il tempo passa e si cerca di recuperare la serenità perduta senza più i fastidiosi fari mediatici accesi per l’esperimento Sox (di cui non si sa più nulla) nei Laboratori si continua a sperimentare e a maggio è in programma l’avvio del progetto Luna Mv che prevede l’utilizzo di un secondo acceleratore di protoni più potente in ambiente schermato con pareti spesse (80 cm) di cemento speciale per parare le possibili radiazioni emesse.

Insomma nemmeno questa volta i Laboratori potranno essere additati come fulgido esempio di comunicazione e brilleranno per trasparenza.

Il silenzio imposto come strategia ha silenziato anche tutte le gravi carenze che attengono alla sicurezza dei Laboratori sforniti per esempio del piano di Emergenza esterno che risale al 2008 e che per ragioni non note non è stato aggiornato. Ci sono poi il piano di emergenza interno ed i rapporti di sicurezza che presenterebbero grosse  lacune.

Insomma i Laboratori sarebbero inquadrati come impianto ad incidente rilevante ma senza le “protezioni speciale” che la legge impone di ottemperare che è un pò come fare il muratore senza guanti, caschetto e cinghie di sicurezza o come fare salti mortali senza rete di protezione.

Ma qui parliamo di scienza e di esperimenti delicati.

Eppure i Laboratori Nazionali possono vantare un Sistema di Gestione Ambientale conforme alla norma ISO 14001 e che le attività svolte all'interno dei LNGS stessi (sia in sotterraneo sia presso gli edifici esterni) sono regolate da un Manuale di Gestione Ambientale e da specifiche procedure gestionali ed istruzioni operative.



LA FATICA DI METTERSI IN REGOLA

Ad onor del vero sembra che da un anno e mezzo a questa parte (da quando c’è stato il primo episodio di contaminazione) sembra che la gestione dell’Infn sia impegnata in tutta una serie di lavori per cercare di tamponare le diverse falle e mettersi in regola. Lavori previsti per il sistema antincendio, la depurazione e persino una consulenza per cercare di individuare e tracciare la rete idrica dei Laboratori. Si fa un gran parlare di acqua captata e di contaminazione ma la realtà è che con precisione non si conosce con precisione la posizione della rete di tubi e nemmeno alcuni pozzetti e questo perchè al momento della costruzione dei Laboratori i progettisti non pensarono ad una rete a vista...


A maggio però è prevista l’accensione dell’acceleratore Luna Mv mentre i lavori edilizi sono iniziati per un ammontare di oltre 500mila euro parte del finanziato di 5,3 mln di euro.

Dal 2000 un acceleratore è già sotto la montagna per il primo esperimento Luna.

Luna Mv sarà dotato di un acceleratore di ioni leggeri (soprattutto protoni e particelle alfa) con tensione di accelerazione di 3.5 MV completata con due punti misura per eseguire esperimenti su bersagli di tipo solido e gassoso.

Sarà così possibile studiare, con sensibilità mai raggiunte prima, processi nucleari fondamentali in ambito astrofisico ma anche per la produzione di energia per fusione nucleare e per la protezione dell’ambiente.

L’iter per questo esperimento è partito nel 2007 e l’Infn ha subito proposto i Laboratori come sede “naturale”. Venne per un attimo proposto anche il bunker di Mussolini sotto il monte Soratte, nel Lazio, ma si decise che ad Assergi era meglio.


L’obiettivo finale è quello di realizzare un laboratorio “underground” (unico al mondo) in cui potranno essere condotti esperimenti in diversi ambiti scientifici.

Nelle note che spiegano il progetto una pagina è dedicata anche ai «risvolti socio-economici» derivanti dal richiamo dell’eccellenza e da un esperimento unico che porterà in Abruzzo molti studiosi e scienziati.




CEMENTO IN SALA B

Per consentire le attività si sta realizzando una infrastruttura apposita denominata “Sala Acceleratore”  costituita da un locale in cemento armato delle dimensioni interne in pianta pari a 10.80 x 25.30 metri, ed altezza interna pari a 4.90 metri.

Dell’esperimento Luna se ne parlò quando PrimaDNoi.it pubblicò il documento dell’Istituto Superiore di Sanità che evidenziava le enormi criticità dei Laboratori partendo proprio dalla possibile interferenza di questo esperimento con l’acquifero.

Era il 2013 e l’Iss chiariva nero su bianco i problemi strutturali, i possibili pericoli derivanti dagli esperimenti e le captazioni di acqua potabile.

Da allora quasi nulla è stato fatto. E su Luna Mv si prescriveva l’assoluta impermeabilità degli ambienti.   

Tutto a posto, sicuro e prescrizioni adempiute?

Dovrebbero saperlo la Regione Abruzzo, la prefettura di L’Aquila e Teramo, i ministeri competenti; di sicuro non lo sanno gli abruzzesi e non sembra essere una preoccupazione prioritaria nemmeno in campagna elettorale.








GIAPPONE INCIDENTI E INCHINI

Rischi e incertezze che rimangono mentre tutto procede come sempre, incrociando le dita e sperando che tutto vada per il meglio.

Sperando che gli scienziati sotto il Gran Sasso siano più attenti e bravi di quelli Giapponesi che pasticciarono il 23 maggio 2013 durante un esperimento nella centrale di Tokaimura: le radiazioni sprigionate da un macchinario -simile ma più potente di quello che funzionerà ad Assergi- contaminò 30 persone.

La mancanza di adeguate misure di sicurezza amplificò gli effetti delle emissioni.

Qualche giorno dopo in conferenza stampa vennero spiegati tutti i dettagli e tutti gli errori commessi con esemplare coraggio e senza reticenze.

Alla fine imbarazzati e contriti gli scienziati chiesero scusa con ripetuti inchini.

L'impianto rimase chiuso per due anni per accertare e verificare l'accaduto ed effettuare lavori di adeguamento.