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Rigopiano. Matrone: «Ci hanno scortati verso la morte»  

Ultimo superstite: «a chi ha sottovalutato un'ora delle mie 60»  

Redazione PdN

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Rigopiano. Matrone: «Ci hanno scortati verso la morte»  


MONTEROTONDO (ROMA). "Ci hanno scortato verso la morte la sera prima. Hanno pulito la strada, aprendoci la via per la morte e per non tornare più a casa".

Giampaolo Matrone è l'ultimo sopravvissuto dell'hotel Rigopiano, lo hanno tirato fuori dopo 62 ore, ha subito 5 interventi al braccio e alla gamba. E' tornato nella sua pasticceria a Monterotondo, cittadina a 30 chilometri da Roma, circondando dall'affetto del paese e dalle foto di Valentina Cicioni, sua moglie, che a casa non c'è mai tornata.

"Ero sotto l'arco, quello subito prima della sala biliardo - racconta all’Ansa- Ho sentito un vento forte che arrivava, hai presente quando sei nella stazione della metro e prima del treno senti arrivare l'aria? Quella 'cosa' mi ha sollevato come fossi una piuma e mi ha fatto volare per 20 metri. Ho provato ad attaccarmi a qualcosa con le mani, ma non c'era nulla che mi potesse proteggere da quella forza. Sono finito contro delle vetrate, poi ho sentito un rumore sordo, una specie di 'bum bum bum bum' che sarà durato 5 secondi. E poi non ho capito più niente". Gianpaolo mostra sul telefonino l'ultimo selfie con Valentina, è della sera prima. Quando è arrivata la valanga erano ad un metro di distanza; non si sono mai più visti. Come sia rimasto in vita è un miracolo: Matrone è finito sotto metri di macerie, steso a pancia sotto con una gamba avanti e l'altra indietro, il braccio incastrato sotto una trave.



"Sentivo qualcosa di morbido sotto di me, per 60 ore ci ho appoggiato il mento. Era il corpo di una donna, l'avevo sentita tossire per un po', poi più niente. Attorno a me c'erano altri 3 morti, ma io non li vedevo. Quando mi hanno trovato mi hanno detto se riuscivo a toccarmi la gamba, perché non capivano come potessi essere messo in quella posizione assurda ed essere ancora vivo. Io ho allungato la mano e invece di toccare la mia gamba ho toccato quella del morto che mi stava sopra. Era una donna anche lei. Quando l'hanno rimossa per liberarmi mi hanno coperto la faccia per impedirmi di vedere, ma io ho visto". Come si sopravvive, come si fa a passare due giorni con la morte addosso? "Ho mangiato un po' di neve ma l'ho sputata subito, era mista a chissà cosa, aveva un sapore orribile. Provavo a chiamare Valentina, ma non mi rispondeva. Pensavo a Gaia ma non avevo minimamente idea di quel che era successo, sembrava la fine del mondo. Ad un certo punto mi sono sentito soffocare, con i denti ho fatto una specie di buco sulla maglietta e sono riuscito a strapparmela, non respiravo. Ho sognato di lavorare, di essere qui in pasticceria e di essere chiuso in quel frigorifero (Giampaolo indica un grosso refrigeratore nel suo laboratorio, ndr) e sai perché? Perché lì teniamo l'acqua e io avevo sete". Il racconto si interrompe un istante.

"Vuoi sapere se avevo capito che Valentina era morta? L'ho saputo un'ora dopo essere uscito di lì ma lo immaginavo. Anche perché per tutte quelle ore l'ho avuta accanto a me, la vedevo come fosse un angelo, mi ha dato la forza per rimanere in vita e tornare da Gaia". Ma c'è stato un momento in cui hai capito che eri salvo? "Vuoi la verità? No, non c'è stato. Non ricordo neanche le facce di chi mi ha salvato. Quando li ho visti ho chiesto subito di Valentina e loro mi hanno detto che stava al caldo, per non farmi mollare. Io pensavo solo a Gaia, dovevo tornare a casa da lei, sono rimasto aggrappato alla vita per riabbracciarla e non lasciarla più". Secondo Matrone la tragedia di Rigopiano si poteva evitare.

"A quelli che hanno sottovalutato la situazione, gente che ogni mattina si mette la giacca e la cravatta e che ha passato il Natale ridendo e scherzando con chi ama, dico solo una cosa. Vorrei che provassero quel che ho vissuto io, basta un'ora delle 60 che ho passato lì sotto. E voglio che i responsabili di questa tragedia abbiano la vita distrutta così come l'abbiamo avuta noi. Io vivo solo per due motivi: fare tutto quello che serve a Gaia per vederla sorridere; avere giustizia come uomo, padre, marito e cittadino". Ma i soccorritori che ti hanno salvato, anche loro fanno parte di quello Stato che ha sottovalutato la situazione. "Ringrazierò sempre chi mi ha salvato, quegli uomini e quelle donne che hanno scavato per ore rischiando la vita. Ma non ringrazierò mai i Corpi a cui appartengono". Giampaolo sospira. "Vedi, già prima di Rigopiano non avevo fiducia nello Stato, lo vedevo che l'Italia è ridotta male, con tutto il marcio che c'è, figuriamoci ora. Non voglio pacche sulle spalle, sono tutti capaci ora a venire a chiedere cosa serve, di cosa abbiamo bisogno. Dovevano venire allora, quando ci hanno lasciato ad aspettare la morte come dei predestinati".