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Mattarella festeggia i 30 anni dei Laboratori del Gran Sasso non in regola

Visita e cerimonia con i maggiori esponenti istituzionali per applaudire gli scienziati

Redazione PdN

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Mattarella festeggia i 30 anni dei Laboratori del Gran Sasso non in regola

 

 

ABRUZZO. Oggi in Abruzzo ci sarà chi festeggerà pomposamente i 30 anni di una «eccellenza mondiale» nella quale gli scienziati decanteranno  esclusivamente i loro meriti in tanti anni di attività nei Laboratori sotterranei.

Dall’altra parte ci saranno tutti gli altri abruzzesi, quelli che da 30 anni rischiano di bere acqua contaminata per distrazione totale di tutte le istituzioni coinvolte.

Tra questi cittadini ci sono anche quelli che avrebbero voluto manifestare il loro pensiero con qualche striscione con la speranza di ricordare al Presidente della Repubblica anche l’altra metà della storia che si vuole tenere nascosta.

Così Sergio Mattarella, in occasione del 30° anniversario dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, visiterà i Laboratori alla presenza del Presidente dell’INFN  Fernando Ferroni, del Direttore dei LNGS Stefano Ragazzi, dell’ideatore dei Laboratori Prof. Antonino Zichichi e delle più alte cariche pubbliche.

Non si parlerà delle mezze verità interessate su Sox, delle carte che mancano ancora, delle promesse non mantenute anche sulla presunta volontà di fare chiarezza su quello che davvero è successo sotto la montagna in tutto questo tempo.

Inizio delle cerimonie alle 11, festa solo per pochi intimi e su invito.

Gli indesiderati rimangono fuori e possibilmente pure lontano dai laboratori di Assergi.

 

Infatti la richiesta degli ambientalisti di manifestare per la tutela dell’acquifero più importante della regione  non è stata formalmente respinta ma è stato concesso loro il diritto di manifestare in altro luogo in considerazione del fatto che l’acquifero del Gran Sasso è molto vasto.

Dunque la questura concede ai manifestanti di esporre cartelli per Mattarella, magari a L’Aquila o a Teramo, per tutelare gli impianti che sono infrastruttura sensibile che ha priorità massima nella scala della «sicurezza».

 

IRONIE E SICUREZZA

Con questi presupposti la burocrazia diventa persino comica, non tanto per le originalissime motivazioni partorite dalla questura, quanto sull’ironia involontaria che si gioca sulla parola “sicurezza” che è poi il fulcro di tutta l’altra storia che è stata tenuta segreta per 30 anni.

 Proprio la «sicurezza», quella negata, infatti, è la piaga che sanguina ancora dopo 30 anni, periodo in cui tutte le istituzioni coinvolte hanno fatto finta di non vedere e sapere e, quando hanno saputo, hanno voluto dimenticare.

Proprio la «sicurezza»  è il diritto che è stato negato dalle istituzioni pubbliche ai cittadini i quali avrebbero meritato maggiore rispetto soprattutto da quegli scienziati che vengono festeggiati oggi.

 

Invece, abbiamo scoperto solo di recente -e su questo PrimaDaNoi.it continua a svolgere un ruolo non secondario- pasticci reiterati e stratificati, carte bugiarde, dinamiche strane che nulla hanno a che fare con il pubblico interesse o la tutela di ambiente e salute.

 



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OMERTA’ ISTITUZIONALE

L’omertà istituzionale è la chiave per comprendere al meglio lo scandalo dell’emergenza del Gran Sasso, una emergenza scoppiata nel 2002 solo perchè nei Laboratori hanno pasticciato con il trimetilbenzene che finì nei fiumi provocando una vistosa contaminazione dell’ambiente.

Il Governo Berlusconi nominò nel 2003 il cavaliere di sua santità, Angelo Balducci, una sorta di sovrano assoluto delle opere pubbliche essendo contemporaneamente anche provveditore di Sardegna, Lazio e Abruzzo, era lui che decideva quali progetti finanziare, quali fare andare avanti o frenare nelle regioni di competenza.

E spesso ad andare avanti erano i suoi amici o chi lo pagava.

Molti dei pubblici ufficiali che con lui sono rimasti coinvolti nella famosa inchiesta sulla cricca e de «sistema gelatinoso» hanno operato con lui anche sotto il Gran Sasso, una manciata di anni prima, progettando, realizzando, controllando i lavori effettuati dal 2004 al 2008, lavori per 84 milioni di euro che avevano lo scopo di risolvere «definitivamente» le interferenze tra laboratori e falde acquifere.

 Promessa non mantenuta ma lo si è scoperta solo 10 anni dopo e non certo grazie alle istituzioni pubbliche deputate a tutelare la «sicurezza»  e la salute pubblica.

 

BALDUCCI IL SIGNORE TRA GLI AGNELLI

Eppure contabilità e carte di quei lavori (coperti davvero dal segreto di Stato e inaccessibili persino agli amministratori locali come i sindaci)  furono validate e controllate dalla Protezione civile, allora guidata da Guido Bertolaso, che fu coinvolto nella medesima inchiesta.

Nel 2004 Balducci scrisse una prima relazione “inaugurale” dove si raccoglievano le buone intenzioni per risolvere l’emergenza scoppiata all’improvviso  e descriveva le strade da percorrere per risolvere «definitivamente» le interferenze con le captazioni.  

In realtà si sapeva da sempre che i Laboratori del Gran Sasso erano stati costruiti male fin dall’inizio e presentavano criticità enormi e che l’acquifero da sempre è stato a rischio contaminazione.

 

Nel 2007 a fine lavori Balducci scrisse una seconda relazione finale per “rendicontare” le cose fatte con gli 84 mln di euro, eppure, persino i tecnici chiamati a studiare il “sistema Gran Sasso” non sono riusciti a capire cosa effettivamente sia stato fatto nell’era Balducci.

Un mistero che persiste ancora oggi.

Questa incertezza -che in un Paese normale sarebbe stata fonte di allarme, premura, emergenza e punto di partenza per risolvere il rischio- non è bastata per informare finalmente i cittadini e far partire almeno una verifica.

Così come nel 2008 non bastò la certezza che le contaminazioni dell’acquedotto fossero ancora possibili dopo i lavori, certezza empirica ricavata da una famosa esercitazione con liquidi sversati in galleria, poi finiti nell’acquifero.

 

L’ERMEGENZA C’E’?

L’emergenza del Gran Sasso fu aperta dal governo nel 2003 e poi venne semplicemente dimenticata, alimentando altra burocrazia comica, tanto che già dal 2010 gli stessi enti locali credettero che fosse stata chiusa.

Invece, questo avviene solo nel 2015, quando il governo approvò nel consueto “discreto” silenzio conti e relazioni della gestione commissariale.

Ai Laboratori del Gran Sasso furono affidati i soldi residui di Balducci.

Ma insomma se una emergenza esiste come si fa a non sapere se esista o meno?

“Emergenza” dovrebbe indicare una condizione eccezionale per risolvere un problema giudicato prioritario, invece, in Abruzzo pare sia servito solo per spendere male e senza alcun controllo pubblico un centinaio di milioni a cui si devono sommare quelli che si dovranno spendere oggi per risolvere i problemi ereditati.

 

 

LABORATORI IRREGOLARI

Nel frattempo, nel  2013, l’Istituto Superiore di Sanità tra le tante cose scrisse che i Laboratori violavano (ancora) la legge del 2006 sullo stoccaggio dei materiali pericolosi e la distanza minima dalle captazioni che alimentano l’acquedotto.  Scritto nero su bianco in un documento tenuto riservato e una conferma delle violazioni di legge peraltro già cristallizzate dalla procura di Teramo nel 2003, la stessa che poi accettò patteggiamenti minimi.

 

Anche in questo caso tutti gli esponenti istituzionali l’Infn, i Laboratori, Regione Abruzzo, Ruzzo, Gran Sasso Acqua, Strada dei Parchi, Governo non fecero una piega e osservarono il più stretto riserbo.

Un silenzio che oggi fa sorgere molti dubbi e appare sempre volto a non allarmare la popolazione (per un rischio serio e concreto)  ma anche a coprire inerzie e violazioni pluridecennali.

Ma la cosa che non si spiega è come mai nonostante non vi fossero i riflettori puntati e tutto potesse essere messo in regola con discrezione e tranquillità, comunque  nessuno si sia premurato di farlo.

 

SCIENZA E COSCIENZA

Nessun sussulto di coscienza in questa brutta storia italiana che -vale la pena ricordarlo- è venuta a galla solo per un nuovo incidente nei Laboratori - descritto dagli stessi interessati come un errore da principianti o da chi ha la testa tra le nuvole-  e con una nuova contaminazione dell’acquedotto che ha permesso poi di ricostruire l’inerzia ed i silenzi lunghi 30 anni.

 

A suggellare tutto questo oggi arriva la massima autorità della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, una visita che in altri paesi sarebbe stata ritenuta inopportuna in questo momento.

Il messaggio che ne viene fuori -non sappiamo se voluto o meno- è che Mattarella entrando nel bunker si sia schierato dalla parte di chi non ha visto, non ha controllato, non ha rispettato leggi, e non ha fatto nulla per la «sicurezza» di 700mila persone e per la tutela dell’ambiente,  dimenticando di osservare persino qualche legge… in nome della scienza.

Dalla parte opposta ci sono i cittadini comuni lasciati allo scuro e umiliati e che continuano a bere l’acqua del Gran Sasso credendo che sia purissima.

 

a.b.