CONSENSI E RIFIUTI

Rifiuti da Roma in Abruzzo: tante chiacchiere e pochi fatti. Si decide giovedì

D’Alfonso chiede chiarezza su 4 punti. Intanto in Abruzzo si inizia a comprendere la portata del problema

Redazione PdN

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Rifiuti da Roma in Abruzzo: tante chiacchiere e pochi fatti. Si decide giovedì

PESCARA. Giovedì è prevista una giunta regionale nella quale si adotterà la delibera per accogliere i rifiuti da Roma sempre che le carte siano a posto e sempre che non vi siano altri intoppi.

Ieri il presidente Luciano D’Alfonso ha chiesto chiarezza su quattro condizioni:

1) il quantitativo dei rifiuti oggetto dell’emergenza,

2) l’arco temporale in cui si dispiegherà,

3) l’itinerario dei camion adibiti al trasporto e l’impatto sulla viabilità minore una volta che i mezzi usciranno dall’autostrada;

4) il quadro complessivo dello sforzo straordinario che intende attuare il Comune di Roma, per capire in quali termini verrà risolta l’emergenza.


Ma ad avere la meglio sui giornali sono le dichiarazioni a sfondo smaccatamente elettorale che non permettono alla realtà di emergere facilmente.


«Non sono un Cunctator, non mi piace temporeggiare, ma voglio avere un quadro complessivo della situazione chiaro e circostanziato poiché stiamo parlando di temi delicati. Chi sproloquia di pregiudiziali dettate dalla politica non conosce me e la mia storia: non mi abbasso a certe fesserie, anche perché sono in gioco la qualità dell'ambiente della Capitale d'Italia e la salute di quasi tre milioni di romani», ha detto D’Alfonso rispondendo al capo politico del M5s Luigi Di Maio che, a Porta a Porta, in merito al caso rifiuti di Roma, ha detto che i presidenti di Emilia-Romagna, Abruzzo e Lazio «temporeggiano maliziosamente».


Naufragata la soluzione Emilia Romagna - «tariffe esorbitanti» ha tagliato corto il Campidoglio -, l'Abruzzo offre una mano.


L'Abruzzo é più gradito alla municipalizzata Ama ma fino a ieri il sottosegretario Mario Mazzocca aveva assicurato che nessuna richiesta ufficiale era giunta in Regione.


La Commissione Ue fa sapere con un portavoce di essere «consapevole delle difficoltà nella gestione dei rifiuti a Roma e nel Lazio, che il network regionale delle installazioni per lo smaltimento non appare pienamente operativo. Per il momento, tuttavia, non ci sono prove chiare di infrazioni delle direttive Ue».

 

SINDACO DI CHIETI PRONTO A FERMARE CAMION DI RIFIUTI

Il Comune di Chieti è pronto a vietare il passaggio dei camion che trasportano i rifiuti che dovrebbero arrivare da Roma se non ci sarà chiarezza su impatto ambientale, quantità, tipologia e durata di conferimento dei rifiuti. Lo annuncia il sindaco, Umberto Di Primio, secondo il quale non è ammissibile, «per l'inerzia di chi non ha saputo gestire il problema, che i rifiuti di Roma arrivino in Abruzzo, né è possibile far ricadere su altre realtà inefficienze e incapacità della Regione Lazio».

Secondo Di Primio, la Regione Abruzzo non può pensare, per vicinanza politica con quella del Lazio, di autorizzare l'arrivo indiscriminato di rifiuti.

«Se avessi dovuto autorizzare l'arrivo dei rifiuti nella discarica di proprietà del Comune - dice Di Primio che ieri sera ha partecipato a una riunione di maggioranza voluta dal consigliere di Forza Italia Emiliano Vitale - avrei già sbarrato l'ingresso, per evitare qualsiasi altra forma di conferimento che non sia quella prevista. Purtroppo non posso utilizzare lo stesso strumento per rifiuti che dovrebbero arrivare per essere trattati in impianti privati di Chieti, Sulmona (L'Aquila) e Aielli (L'Aquila). Tuttavia è interessato il mio territorio e per questo, a tutela della salute dei miei cittadini e di quelli della Val Pescara, vicinissimi all'impianto Tmb (Trattamento meccanico biologico) di contrada Casoni - aggiunge - prima di accogliere nuovi rifiuti pretendo di avere chiarezza».


MEGLIO L’ABRUZZO

L’Abruzzo generoso da un decennio ha lavorato affinchè gli impianti di smaltimento e le discariche fossero sovradimensionate rispetto al fabbisogno regionale. Non per forza una cosa negativa, significa pensare al futuro e crearsi spazi per non avere problemi per un certo tempo. Ora però se questo spazio in più in discarica lo occupiamo con rifiuti di fuori regione l’Abruzzo che ci guadagna?

Nulla, anzi perde quel bonus che si era creato e si dovrà pensare a nuove discariche molto prima di quanto previsto.

Anche Legambiente è piuttosto critica: «l'eccesso di volumetria delle nostre discariche regionali non è più solo un problema del privato ma anche del pubblico. E' auspicabile uno scenario di razionalizzazione, specializzazione e adeguamento dell’impiantistica per una corretta implementazione delle filiere e una gestione e controllo dei flussi in ingresso e in uscita dei flussi di rifiuti. Solo mezza Italia fa la differenziata e le regioni meridionali sono appena al 38% in media (es. Puglia 34,30%, Molise 28%, Lazio 42,40%). Questo dramma nazionale è il risultato di 20 anni di alleanze e interessi con il partito della discarica che ancora resistono.  Però, il trend della differenziata è in crescita e l'Abruzzo con il suo 54% e ben 144 comuni ricicloni può ambire a diventare una regione libera dai rifiuti a patto che si esca fuori da questa politica dell'emergenza diffusa».


E sono sempre più quelli che oggi si domandano cosa ci guadagnerà l’Abruzzo ad “aiutare” Roma.

Sono sempre di più quelli che chiedono una attenta valutazione tra costi non solo economici e benefici eventuali.



OLTRE LA DIFFERENZIAZIONE C’E’ DI PIU’

Benefici che per forza di cose saranno più privati che pubblici come ricorda da Miami l’ex sindaco di Montesilvano, Attilio Di Mattia, che sui rifiuti fece battaglie dure per scardinare la poca concorrenza ed i prezzi alle stelle.

«La regione Abruzzo purtroppo, nei miei anni di esperienza politica locale, si è sempre dimostrata diciamo “poco interessata” alle idee innovative in questo campo. Purtroppo non solo l’Abruzzo, ma l’Italia tutta è miope di fronte i cambiamenti che il mondo subisce ogni giorno. Ho provato negli anni passati con riunioni, progetti, conferenze stampa a sottolineare il fatto che in regione, in tema di rifiuti, manca una sana concorrenza, un’apertura al mercato nel quale solo gli operatori più virtuosi possono apportare valore aggiunto, e soluzioni che realmente possa comportare un miglioramento della gestione. Invece gli amministratori tutti, i dirigenti ed i tecnici hanno sempre respinto l’idea di questo cambiamento. La ricetta miracolosa di questa regione è fare il porta a porta che permetterà di raggiungere il 70 % di differenziata. Questo è un po’ il cuore di ogni piano rifiuti che si succede negli anni. Come se “differenziare” vuol dire aver risolto il problema».


Secondo Di Mattia infatti dopo la differenziazione esistono altre fasi di ugual importanza, che non vengono attenzionate a dovere.


«Perché questi amministratori non dicono ai cittadini che quando comunicano i loro dati fenomenali come la raccolta differenziata al 70%, solo una parte di questa viene effettivamente valorizzata dai consorzi di recupero? Perché non dicono a quanto ammontano i proventi reali di questo ipotetico 70% di differenziata? Quanto i consorzi elargiscono? Se oltre alle solite notizie venissero dati altri dati forse i cittadini avrebbero una visione diversa di quello che appare. L’obiettivo che la regione dovrebbe raggiungere non è quella della differenziazione dei rifiuti, ma di un più alto livello possibile di riciclaggio e avvio al riuso, cosa molto diversa. Per far questo serve un’apertura alla concorrenza ed all’utilizzo di nuove tecnologie e non alla gestione da parte dei soliti imprenditori locali che non hanno alcun motivo per innovare dato che non hanno concorrenti. Il porta a porta altrimenti, rimane un servizio di raccolta costosissimo ed utile magari ai fini di assunzioni clientelari».


Considerazioni amare dell’ex sindaco Di Mattia messo all’angolo e osteggiato dai più che ha rispondere a tutte le critiche ricevute in maniera originale con l’esilio volontario lontanissimo dalla sua patria.