LA SENTENZA

Scuole a rischio sismico: i sindaci che non le chiudono commettono reato di  omissione

Lo stabilisce la Cassazione in una sentenza che provocherà l’ennesimo "terremoto" burocratico

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1694

Scuole a rischio sismico: i sindaci che non le chiudono commettono reato di  omissione


ROMA. Ma le scuole che non sono completamente sicure dunque sono anche in parte vulnerabili sono da chiudere oppure no?

Alla domanda da 100 mln di dollari che ha angustiato la vita di centinaia di sindaci dei vari crateri sismici oggi trova una risposta certa, dettagliata e prettamente tecnica e giuridica.

La stessa che però pochi sindaci hanno fatto appellandosi esclusivamente al buon senso.


Dunque sono da chiudere a scopo di prevenzione, in attesa di ristrutturazione o della costruzione di nuovi edifici, le scuole che non rispettano in pieno gli standard di sicurezza anticrollo in caso di terremoto, anche nel caso in cui lo scostamento dai parametri sia minimo e anche se la struttura si trova in una zona a basso rischio sismico.


Parola di Cassazione che nella sentenza pubblicata oggi per uno scherzo beffardo provoca un enorme terremoto burocratico che da domani farà discutere e potrebbe provocare reazioni e disagi enormi e a catena.

I terremoti non sono soggetti a "prevedibilità" e dunque i sindaci non devono opporsi al sequestro delle scuole a ipotetico rischio crollo per un «minimo scostamento dai parametri» di edificazione emanati nel 2008 e che sorgono su aree non soggette a scosse.

Per questo gli 'ermellini' hanno accolto il ricorso della Procura di Grosseto nei confronti di Francesco Limatola, sindaco di Roccastrada, indagato per omissione di atti di ufficio per non aver chiuso il plesso scolastico della frazione di Ribolla «nonostante dal certificato di idoneità statica dell'immobile, redatto il 28 giugno 2013, ne emergesse la non idoneità sismica».

Contro il sequestro della scuola primaria e secondaria, frequentata da quasi trecento bambini, e disposta dalla magistratura grossetana, Limatola aveva fatto ricorso e il tribunale del riesame lo scorso 26 aprile lo aveva accolto togliendo i sigilli.

Per il riesame, era insussistente «un pericolo concreto ed attuale di crollo" avuto «riguardo all'attività scolastica svolta ininterrottamente dalla fine degli anni sessanta».

L'ordinanza rilevava inoltre che «in applicazione del cosiddetto indicatore del rischio di collasso previsto dalle 'Norme tecniche per le costruzioni' emanate con decreto il 14 gennaio 2008», dall'accertamento redatto nel certificato di idoneità statica «il rischio sismico era risultato pari a 0,985 registrando in tal modo una inadeguatezza minima rispetto ai vigenti parametri costruttivi antisismici soddisfatti al raggiungimento del valore '1'».

La Procura di Grosseto ha protestato in Cassazione sostenendo che la scuola deve essere 'off limits' perchè il pericolo per la incolumità pubblica «nella non prevedibilità dei terremoti, doveva intendersi insito nella violazione della normativa di settore, indipendentemente dall'esistenza di un pericolo in concreto».

Secondo il pm, «nessun rilievo avrebbe pertanto potuto attribuirsi alla circostanza che l'edificio insistesse su un territorio classificato a bassa sismicità o che l'inadeguatezza dell'immobile rispetto ai parametri costruttivi antisismici fosse minima».

Dando ragione al pm toscano, la Suprema Corte - sentenza 190 depositata oggi - sottolinea che «nel carattere non prevedibile dei terremoti, la regola tecnica di edificazione è ispirata alla finalità di contenimento del rischio di verificazione dell'evento».

Per questo, «la inosservanza della regola tecnica di edificazione proporzionata al rischio sismico di zona, anche ove quest'ultimo si attesti su percentuali basse di verificabilità, integra pur sempre la violazione di una norma di aggravamento del pericolo e come tale va indagata e rileva ai fini dell'applicabilità del sequestro preventivo».

Ora il tribunale del riesame deve rimeditare il via libera al dissequestro.




LE CONSEGUENZE

Le reazioni saranno immediate in tutta la penisola notoriamente indietro di 30 anni sulla prevenzione del rischio sismico. Molti edifici pubblici -e non solo scuole- non sono mai stati adeguati perchè le cifre necessarie sono stratosferiche e al di sopra di qualunque bilancio pubblico.

Si tratta di una delle infinite inerzie delle istituzioni mai sanzionate e di cui si parla solo in caso di tragedie. Dunque troppo tardi.

Il punto è che non c’è mai stata nemmeno programmazione perchè la verità è che in 20-30 anni programmando a scaglioni la messa a norma antisismica totale ad oggi si sarebbe terminato da un pezzo ed il patrimonio immobiliare pubblico sarebbe sicuro.

La “scossa” della Cassazione rischia di provocare una reazione a catena in grado di paralizzare tutto il sistema scolastico e dei servizi pubblici.

Che cosa succederebbe domani se tutti i sindaci, i prefetti, i presidenti di Province e Regioni chiudessero tutti gli edifici pubblici a rischio?

In Abruzzo abbiamo avuto molte storie di sindaci che, messi di fronte al rischio sismico documentato di una scuola, alla possibilità di chiudere e provocare disagi e problemi di sistemazione alternative, hanno preferito assumersi il rischio.

Da oggi -visto che ce n’è stato bisogno- è scritto nero su bianco che non chiudere una scuola integra il reato di omissione di atti d’ufficio.

Ed è solo la migliore delle ipotesi (e  San Giuliano di Puglia avrebbe dovuto insegnare…)