INSANITA'

Sanità Abruzzo. Reparti al collasso, letti nei corridoi e medici carenti: benvenuto 2018

Problemi di sempre mai risolti: molto dipende della mancata ratifica degli atti aziendali

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

3547

Sanità. Per il Pd l’Abruzzo è già fuori dal commissariamento ma quanta strada da fare ancora

Silvio Paolucci

ABRUZZO. Guai ad ammalarsi durante le feste natalizie in Abruzzo. Guai ad ammalarsi in Abruzzo. La sanità affannata da anni per quello che chiamano «riordino» scontenta tutti tranne quelli che l’hanno fatta.

La percezione, però, è di un graduale e costante peggioramento del livello di assistenza generato dalla materiale impossibilità di erogare assistenza in condizioni idonee dovute a carenze strutturali e di organico.

Pronto soccorso affollati (quei pochi rimasti), reparti al collasso e letti nei corridoi, organico infermieristico carente come quello dei medici. Il risultato è uno scenario indegno per una regione che dovrebbe godere invece di rinnovata energia e vigore in quanto appena uscita dal commissariamento. Invece la gestione ha portato ad un nuovo e fresco disavanzo che si aggira tra i 70 ed i 100 mln di euro in un solo anno e per questo sono stati avviati nuovi tagli matti e disperatissimi.

Gli inganni sono perenni ma la realtà è impietosa e la propaganda viene smascherata dai fatti.

Nel Pescarese situazione davvero critica per l’ospedale di Penne dove i pazienti spesso non riescono a trovare risposte o assistenza venendo dirottati a Pescara.

A Pescara -così come a Chieti- il pronto soccorso ha registrato il record di accesso nelle feste: in cima alla lista ci sono gli anziani che non si sono vaccinati contro l’influenza ed ora se la devono vedere con febbre anche a 40, poi ci sono i bambini. Il picco influenzale ha messo a dura prova le strutture sanitarie abruzzesi ingessate e mastodontiche eppure  fragili per una serie di ragioni dovute anche al taglio netto delle spese dei servizi o la grossa difficoltà ad operare assunzioni per integrare gli organici.

   

 

GLI ATTI AZIENDALI NON RATIFICATI DALLA REGIONE

Ma a parte le difficoltà ormai note da oltre tre anni (da quando si è messo mano alla “riforma santaria”), che di fatto ha tolto al territorio per non dare agli ospedali centrali creando molti disagi nelle zone interne, c’è da ricordare che una fetta di questi disagi dipende strettamente da ragioni politiche e burocratiche.


Dopo diversi mesi la Regione Abruzzo non ha ancora ratificato gli atti aziendale (succede anche per la Asl di Pescara) e questo comporta altri disagi: qualora fossero stati vigenti, avrebbero permesso una gestione diversa del personale e delle strutture periferiche come l’ospedale di Penne per esempio o quello di Popoli.

Un ritardo che nasconde zone d’ombra e grossi problemi interni all’assessorato alla sanità; si parla di difformità degli atti aziendali insormontabili, pure evidenziate da molti mesi dall’Intersindacale che denuncia di continuo il mancato rispetto degli accordi e delle promesse elettorali.

Secondo l’Intersindacale ci sarebbero ragioni strettamente tecniche che potrebbero far dichiarare illegittimo gli atti aziendali e per questo la Regione starebbe temporeggiando.

Sempre a causa dell'atto aziendale non firmato è impossibile reclutare personale per la felicità della società di lavoro interinale Manpower che recluta su richiesta della Asl infermieri a tempo determinato e quando servono.  


In geriatria a Pescara ci sono da settimane mediamente 65-70 ricoverati su 46 posti letto ufficiali, con letti e barelle che stanno per uscire dal corridoio della corsia e posizionati nell'atrio.

Non esattamente una eccezione.

Il surplus di anziani è determinato principalmente dalla mancata gestione sul territorio delle patologie croniche (cardiache, respiratorie, diabetiche) che anche per colpa dell'influenza si scompensano e tutti corrono in ospedale che è sempre aperto a differenza delle guardie mediche e degli altri presidi territoriali.

Ma come detto sono i problemi di sempre, conosciuti e mai risolti, anzi aggravati ulteriormente dalla riforma Paolucci. E sempre più medici trovano il coraggio di uscire allo scoperto e non temono più ritorsioni o ostracismi, perchè è chiaro che a rischiare in prima persona sono proprio loro.


Protestano i medici e protestano gli infermieri (protesterebbero anche i pazienti se potessero e se esistessero veri sindacati ed associazioni a loro difesa).

INFERMIERI CONTRO A CHIETI E TERAMO

Così i rappresentanti degli infermieri di Teramo e Chieti, Giancarlo Cicolini e Cristian Pediconi giudicano la situazione «intollerabile».

«È necessario accelerare le procedure di selezione dove avviate e avviarle», dicono i rappresentanti dell’Ipasvi, «come più volte promesso dall’assessore Paolucci, dove promesso. Questo ingiustificabile ritardo sta gravando sia sui cittadini che si rivolgono alle nostre strutture ospedaliere e territoriali sia sui professionisti che si vedono negare, dalle aziende sanitarie locali di appartenenza, le autorizzazioni necessarie a svolgere altri incarichi o accettare mobilità presso altre strutture. Parliamo di trasferimenti e mobilità particolarmente ambite da molti colleghi (spesso utili per ridurre le spese di trasferta e i rischi che gravano sui pendolari) per avvicinarsi al loro domicilio. Ricordiamo ancora - proseguono Cicolini e Pediconi - che gli standard abruzzesi, in linea con i dati nazionali, documentano un insufficiente organico infermieristico rispetto alle necessità. Siamo ancora in attesa della rideterminazione delle piante organiche: più volte abbiamo sollecitato la Regione Abruzzo, ma a oggi non ci sono novità. Non si vorrà attendere una nuova consiliatura? Sarebbe un'occasione persa per l’attuale Governo regionale a sfavore dei numerosi professionisti infermieri abruzzesi che attendono da anni di rientrare a lavorare nella loro regione».

Per i rappresentanti dell'Ipasvi «deve essere chiaro che, pur constatando la positiva attenzione al nostro ruolo da parte della Regione Abruzzo e, in particolare, dell'assessore Paolucci, non sono stati ancora avviati né il Dipartimento regionale delle professioni sanitarie, con le strutture dirigenziali infermieristiche previste nelle attuali Asl, né la rideterminazione delle dotazione organiche. Anzi, al momento sembra che "bisogna cambiare tutto per non cambiare niente". Gli infermieri - concludono i due presidenti dell'Ipasvi - sono abituati a valutare concretamente gli esiti degli interventi assistenziali e saranno altrettanto oculati nel valutare la concretezza dell’azione del Governo regionale».

Come sempre sostenuto dalle organizzazioni sindacali sarebbe molto funzionale e opportuno aprire un ospedale di comunità, gestito dai medici di famiglia, che eviterebbe questa spaventosa rincorsa al ricovero sui posti letto per acuti, selezionando e smaltendo i pazienti ed evitando l’ingorgo ai pronto soccorso e nei reparti degli ospedali rimasti.


Alla fine della fiera le  Asl, senza soldi (divorati dai privati specialmente a Pescara e L’Aquila) e senza atto aziendale (divorato dai burocrati della Regione) cerca di fare il possibile ma i risultati sono ben visibili in corsia.