LE CARTE INCHIODANO

Laboratori Gran Sasso, fuori legge: ecco cosa hanno nascosto per anni

Enti e scienziati ora iniziano anche a negare gli atti pubblici che provano inerzie e omissioni per decenni

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

4328

Laboratori Gran Sasso, fuori legge: ecco cosa hanno nascosto per anni

 

 

ABRUZZO. Documenti che certificano gravissime e numerose inadempienze e irregolarità. Piano di Emergenza per la popolazione scaduto da 6 anni. Gli esperimenti Borexino e LVD installati violando un divieto esistente fin dal 1988. Come se non bastasse ora gli enti iniziano a negare gli atti pubblici e ad impedire e ostacolare il controllo dei cittadini e la trasparenza.

Ora è lecito pensare che vi siano enormi responsabilità e che si stia cercando di coprirle?

Assolutamente incredibili, nel senso che nessuno avrebbe mai potuto immaginare e nel senso che non si possono ritenere credibili. Le variegate vicende che hanno al centro i Laboratori del Gran Sasso si stanno trasformando nell’ennesima valanga di vergogne istituzionali che rischia di travolgere tutti gli enti pubblici che in decenni avrebbero dovuto avere un ruolo di controllo ed, invece, si sono dimostrati distratti o omissivi.

E alla fine emerge che le leggi siano state “semplicemente” non ottemperate o platealmente violate dalla «eccellenza che tutto il mondo ci invidia», cioè l’Infn che gestisce, controlla e governa i Laboratori ma anche da tutti gli altri enti che dovevano controllare, imporre, sanzionare.

Saltano fuori -con sempre più difficoltà- documenti che in maniera incontrovertibile descrivono la storia di come malamente si è amministrato mettendo a rischio ambiente e salute pubblica.

 

Ed è ancora la Mobilitazione per l’acqua del Gran Sasso e svelare documenti e retroscena.    

«I primi documenti che abbiamo ottenuto assieme all'analisi approfondita delle norme», ha spiegato Augusto De Sanctis, «fanno emergere inadempienze e irregolarità gravissime nella gestione della questione della sicurezza per quanto riguarda il sistema Gran Sasso. Da qui alle prossime settimane contiamo di divulgare altra documentazione estremamente rilevante» .

Non dimentichiamoci che si tratta di ulteriori conferme rispetto a quanto già sancito nel 2013 dal l’Istituto superiore di Sanità (come svelato quasi un anno fa da PrimaDaNoi.it) che parlava di chiare violazioni del decreto  del 2006, proprio quello che stabilisce le distanze di 200 metri tra captazione e materiali pericolosi.

Violazioni che gli stessi Laboratori conoscono molto bene ed hanno ammesso più volte, salvo poi fornire di recente (in occasione della polemica dell’esperimento Sox) versioni fantasiose e capziose partorite da un «pool di avvocati» ancora ignoto che ha fatto cadere in una pericolosa contraddizione gli scienziati.

   

 

ESPERIMENTI IRREGOLARI

Secondo la Mobilitazione per l’acqua l'esperimento LVD, installato nel 1992 in sala A, utilizza 1.000 tonnellate di acqua ragia stoccate in serbatoi. L'esperimento Borexino è stato installato nel 2002 in sala C e usa 1.292 tonnellate di 1,2,4 trimetilbenzene. Sono sostanze pericolose per le quali non sarebbe rispettata la distanza dalla captazione idropotabile fissata in 200 metri (comma 4 dell'Art.94 del Testo Unico dell'Ambiente D.lgs.152/2006), una distanza fissata temporaneamente in attesa di quella sito-specifica che la Regione dovrebbe individuare da 11 anni attraverso la predisposizione della perimetrazione delle aree di salvaguardia.  

Secondo i Movimenti è vero che gli esperimenti con sostanze pericolose sono stati installati prima del decreto del 2006 ma il divieto di stoccaggio ad un minimo di 200 metri risalirebbe al 1998  (Dpr 236/88 introduce all'Art.6).

 

Il divieto è stato quindi introdotto nel 1988, quattro anni prima di LVD e ben 14 anni prima di Borexino.

«Non sappiamo come sia stata possibile l'installazione di questi due esperimenti sulla base delle leggi vigenti», commenta il portavoce De Sanctis, «nonché la loro permanenza nei laboratori visto che almeno dal 1999 le norme impongono anche l'allontanamento delle sostanze già presenti. Pertanto l'inadempienza appare gravissima e reiterata nel tempo visto che gli enti competenti non hanno neanche adempiuto alle azioni di allontanamento previste dalla legge "ove possibile"».

 

 




PIANO EMERGENZA SCADUTO FORNITO CON OMISSIS

I Laboratori del Gran Sasso sono classificati quale Impianto a Rischio di Incidente Rilevante in base alla Direttiva "Seveso". Dall'accesso agli atti della Mobilitazione alla Prefettura di L'Aquila è emerso che il Piano di Emergenza Esterno dei Laboratori per gli incidenti rilevanti (previsto dall'art.24 del D.lgs.105/2015, recepimento della direttiva "Seveso ter") rivolto alla popolazione è stato varato come "provvisorio" nel 2008 dalla Prefettura di L'Aquila ed è scaduto nel 2011.

"Provvisorio" (come chiarito a pag.2, paragrafo 1.1.) in quanto all'epoca non risultava neanche validato dalla CTR regionale il Rapporto di Sicurezza dei Laboratori, a quattro anni dal dissequestro avvenuto nel 2004 con la promessa di adempiere alle previsioni di legge.

Da allora il Piano di Emergenza non risulta essere stato più aggiornato e mai nessuno sembra essersene accorto o occupato.

«Questo Piano secondo la legge dovrebbe essere redatto assieme alla popolazione e dovrebbe comportare attività di comunicazione ed esercitazione costanti», spiega la Mobilitazione, «tutto ciò non è stato attuato neanche nel 2008 e successivamente. Tale condizione attuale appare ancor più grave in considerazione del pregresso riguardante i laboratori visto che le inadempienze relative all'applicazione della Direttiva "Seveso", come detto, furono uno dei motivi che portarono al sequestro dei Laboratori da parte della Procura della Repubblica di Teramo nel 2003. Il Piano del 2008 non ha potuto evidentemente tener conto dei terremoti che sono accaduti e dei relativi effetti sulla comunità».

La Prefettura de L’Aquila ha fornito i documenti pieni di omissis sui nomi delle sostanze ed altri dati spiegando che si trattava di «ragioni di sicurezza» non meglio specificate. Poi però sul sito della stessa prefettura il documento è pubblicato integralmente senza omissis e nessuno sembra essersi preoccupato prima della “sicurezza” nei confronti di eventuali “sabotatori” così come nessuno si è preoccupato prima della sicurezza dei cittadini sottoposti al rischio di bere acqua contaminata a causa di inottemperanze ed inerzie pluridecennali.

 

«Per abbassare il livello di rischio del sistema», conclude la Mobilitazione, «è indispensabile ripartire dal rispetto della legge e, cioè, dall'allontanamento delle sostanze pericolose stoccate in grande quantità dalla montagna. Aver trasformato un luogo così fragile, vulnerabile ma strategico per l'acqua in un Impianto a Rischio di Incidente Rilevante è un errore esiziale che non può certo essere risolto spostando di qualche metro la captazione. In caso di incidente grave perderemmo l'intero acquifero».

 

Ecco dunque come stanno le cose. E nell’aria riecheggia il mantra ripetuto dagli scienziati in occasione dell’esperimento Sox: «è tutto a posto, abbiamo tutti i pareri rilasciati da 5 ministeri».

Se i pareri vengono rilasciati in questo scenario così debole e carente qualcuno dovrebbe pur riuscire a trovare il coraggio di sindacare e verificare l’operato di questi ministeri in nome degli interessi pubblici superiori di legalità e salute.