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Il grande bluff del danno erariale: 34 mln da incassare ma la Regione Abruzzo non vede un euro

Tante condanne ma niente risarcimenti: amministratori infedeli e nullatenenti

Redazione PdN

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Il grande bluff del danno erariale: 34 mln da incassare ma la Regione Abruzzo non vede un euro

 

 

ABRUZZO. Che c’è di peggio che avere amministratori pubblici infedeli che hanno depauperato le ricchezze pubbliche? Per esempio, amministratori infedeli condannati ma impuniti che dopo la grande abbuffata si godono la grande beffa di vedere le istituzioni pubbliche con il cerino in mano: impotenti nel recuperare il bottino.

  Non c’è limite agli enormi limiti dello Stato italiano, forte con i deboli e inesistente con i  pubblici ufficiale che in qualche modo con le loro azioni hanno creato un danno alle casse.

L’ennesima conferma arriva dai pochi dati che PrimaDaNoi.it è riuscita ad ottenere dalla Regione Abruzzo i quali certificano il fallimento del sistema giudiziario contabile, l’ultimo baluardo che sembrava resistere allo smantellamento del codice penale degli ultimi due decenni.

Da quanto emerge dall’ultima ricognizione effettuata dalla avvocatura regionale al 30 giugno 2017 negli ultimi 10 anni sono state emesse 54 sentenze della Corte dei Conti che indicano la Regione Abruzzo come ente danneggiato e soggetto atto a riscuotere il relativo risarcimento che ammonta a complessivi 34.184.554,47.

A questa somma però vanno aggiunte eventuali spese ed interessi legali da calcolarsi caso per caso che potrebbero far lievitare la somma anche di ulteriori 5-6 milioni, forse di più.

La Regione non specifica il tipo di cause e chi vi è coinvolto ma di certo riguardano amministratori (politici) ma anche dirigenti e pubblici ufficiali in genere che nell’espletare le loro funzioni hanno cagionato un danno riconosciuto da sentenze della Corte dei Conti passate in giudicato.

Tra queste ben 6 riguardano l’ex presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli, condannato ad un ammontare complessivo di 1.360.077,31 euro al netto delle spese e degli interessi legali.

Lo scorso anno Masciarelli, difeso dallo studio di Giuliano Milia per il quale collabora da molti anni, aveva ottenuto la condanna definitiva ad 1 mln di euro per danno di immagine alla Regione nell’ambito delle inchieste Sanitopoli e Fira per i quali ha patteggiato una condanna penale di poco più di 3 anni.

Secondo quanto riferisce il responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza, Stefania Valeri, l’Avvocatura regionale anche avvalendosi delle banche dati delle forze dell’ordine, comprese quelle della guardia di Finanza, «ove necessario, ha avviato per le sentenze non impugnate le azioni di recupero dei crediti». I risultati però non sono affatto incoraggianti.

«Da un primo esame», scrive Valeri, «sia pure campionario sui patrimoni dei condannati  emerge l’incapienza di risorse economiche realmente aggredibili dal che si deduce che le somme accertate non rilevano circa la certezza del recupero dei crediti così come quantificati».

Non si capisce come mai se l’arco di tempo considerato è quello di 10 anni i dati sono quelli forniti da un «primo esame» e basati su un «campionario» quando bisognerebbe conoscere ogni centesimo di questa vicenda se non altro perchè la tempestività in questo campo è tutto.

Nulla di più preciso viene specificato sulle azioni esecutive avviate o gli spiccioli pure recuperati da qualcuno che magari spontaneamente ha voluto pagare.

Risultato: circa 40 mln di euro che la Regione deve incassare non li vedrà mai perchè i condannati sono quasi tutti praticamente nullatenenti, più che una incredibile coincidenza, un teorema consolidato persino facile da raggiungere visti i tempi della giustizia.

Soldi che non entrano e che, per esempio, sono pari al disavanzo accumulato in sei mesi di gestione della sanità nel 2017 e che potrebbero essere utili per tappare quella falla così importante e che genera una serie di disservizi e carenze. 

Si tratta pur sempre un credito della Regione -giudicato inesigibile (e bisognerebbe verificare con quali modalità) ma pur sempre un credito, chissà rinvenibile in quale voce dei bilanci degli ultimi 10 anni.    

Al netto dunque dei danni arrecati da queste persone che hanno prodotto un depauperamento delle ricchezze pubbliche a causa del loro fraudolento operato, bisogna accettare il fatto che gli enti pubblici e le istituzioni non potranno trovare alcun tipo di ristoro nei loro confronti.

L’ennesima pessima figura di uno Stato ormai non più in grado di garantire le minime apparenti forme di giustizia sostanziale.

E l’unica certezza che dà oggi il diritto è quella dell’impunità.