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Laboratori Gran Sasso. Le carte bugiarde dell’Infn che incaricano il prof Guercio

Lolli sapeva dell’incarico mesi prima della procedura amministrativa ufficiale

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Laboratori Gran Sasso. Le carte bugiarde dell’Infn che incaricano il prof Guercio

Giovanni Lolli

 

ABRUZZO. Un appalto senza pubblicazione del bando perchè c’è una sola persona al mondo in grado di risolvere i problemi di interferenze con l’acquifero del Gran Sasso.

Una procedura amministrativa solo “pro forma” perchè ben prima dell’incarico ufficiale si conosceva chi doveva fare cosa e quale soluzione doveva trovare.

Tutti sapevano da mesi che il professor Roberto Guercio sarebbe stato incaricato per risolvere il problema che dall’inizio del 2017 stava emergendo ed imbarazzando più di qualcuno.

Si aggiunge,così, un altro tassello all’incredibile vicenda dell’emergenza Gran Sasso mai risolta ma semplicemente dimenticata e questa volta il legame tra scienziati e politica emerge ed aggiunge timore e sottrae fiducia.

Era già sufficientemente grave che un ente pubblico come l’Infn (che gestisce centinaia di milioni di euro) incaricasse direttamente un professionista per la seconda volta con lo stesso fine per cui era stato pagato 10 anni prima.


Houston abbiamo o no un problema?

Eppure tutte le carte di quei vecchi lavori progettati e pagati ai tempi del commissario Angelo Balducci sono a posto, i collaudi effettuati e controfirmati, collaudi sulla carta, collaudi a freddo, a campione, collaudi a distanza e sul posto: nessuna sbavatura.

Poi dopo 10 anni il disinteresse ed il silenzio vengono rotti solo da un imprevisto (un incidente nei Laboratori) e l’evento prova in maniera inconfutabile che il rischio di contaminazione dell’acquifero è immutato da sempre ed i lavori non sono serviti a mettere in sicurezza le captazioni.

Solo dopo l’incredibile conferma del rischio e la «pressione mediatica»   arriva l’incarico al professor Roberto Guercio, tra i favoriti progettisti di Balducci, il commissario-sovrano che, grazie alle molteplici coperture politiche di allora, ha potuto beneficiare anche del segreto di Stato ed essere soggetto solo al controllo della Protezione civile, allora guidata da Guido Bertolaso (poi coinvolto nella stessa inchiesta della cricca).

Guercio è stato ritenuto nel 2017 dall’Infn il professionista giusto, anzi «l’unico» al mondo in grado di redigere uno studio «per valutare le soluzioni» alle interferenze con l’acquifero del Gran Sasso.

Esattamente la stessa cosa che avrebbe dovuto fare 10 anni fa.

Allora la prima domanda che la Regione Abruzzo dovrebbe farsi è: il professor Guercio che cosa ha fatto con Balducci e per cosa è stato pagato profumatamente?

La risposta che emerge dalle carte è: «Guercio ha redatto il progetto definitivo  della messa in sicurezza delle acque potabili e non».

Ma allora se c’è già un progetto esecutivo e per giunta definitivo a che serve lo studio di oggi?

Seconda domanda che un amministratore pubblico sereno e sciolto da ogni condizionamento dovrebbe farsi é: il progetto definitivo del 2004 venne finanziato con 84 mln (insieme ad altri progetti) allora perchè il problema non è stato risolto?

Delle due l’una: o i lavori sono stati fatti male (e sarebbe di una gravità immensa) o non sono stati fatti per niente (e sarebbe di una gravità siderale).

Nella seconda ipotesi, però, potrebbe persino darsi che sia intervenuta una scelta più che consapevole dell’allora commissario Balducci che decise -nella consueta solitudine incontrollata- quali fossero le priorità (magari perchè i soldi erano pochi…) e scegliendo quali fossero le opere più importanti da portare a termine, tralasciando proprio la messa in sicurezza dell’acquifero.


Se fosse davvero così sarebbe persino più grave di tutte le accuse gravi per cui Balducci è già stato condannato in via definitiva, se non altro perchè il suo scopo di  commissario era proprio quello di mettere in sicurezza «definitivamente» il sistema Gran Sasso, che poi è la stessa cosa che -84mln di euro dopo- promette oggi la Regione Abruzzo naturalmente attingendo nuovamente alle casse pubbliche.

Obiettivo clamorosamente fallito da Balducci ma lui stesso nel 2004 per iscritto scriveva alla procura di Teramo che la messa in sicurezza sarebbe stata definitiva. Ha così incassato un inaspettato ammorbidimento dei magistrati che chiusero in fretta l’inchiesta sull’incidente Borexino con patteggiamenti minimi.

E tutto venne immediatamente dimenticato. Anzi cancellato dalla storia recente.

Ma che tra mille silenzi ci siano molte cose che non tornano (come abbiamo spiegato in decine di nostre inchieste giornalistiche già pubblicate) lo prova ancora una volta anche l’incarico a Guercio.


 




VEGGENTE LOLLI

Il vicepresidente Lolli il 12 maggio 2017 si sente al sicuro con il giornalista de Il Centro perchè spara -tra le prime volte- la verità sconvolgente che sotto il Gran Sasso ci sono grossi problemi (così come avevamo già scritto noi da mesi) e che i lavori effettuati non avevano risolto i problemi.

Poi però aggiunge:

«Il Laboratorio ha dato incarico al professor Roberto Guercio, che già fece uno di studio in precedenza, un luminare assoluto, che ci presenterà uno studio in grado di risolvere definitivamente il problema del Laboratorio. (...) Lo studio è volto a trovare un altro sistema di captazione, della stessa dimensione, ad altezza e non sotto il pavimento e soprattutto convogliata in un tubo di inox».

Ha le idee chiare Lolli ed è solo maggio.

Che sia lo stesso incarico dato a Guercio dall’Infn non ci sono dubbi sia perchè le finalità sono le medesime sia perchè non ce ne sono altri.

L’unica stranezza è che l’incarico (un affidamento diretto senza pubblicazione del bando di gara) viene formalizzato dalla giunta esecutiva dell’Infn solo il 28 giugno 2017, cioè un mese e mezzo dopo le dichiarazioni di Lolli.


Come faceva  il vicepresidente a sapere quello che non era ancora accaduto?

Che valore hanno allora le procedure amministrative adottate dall’Infn e le parole riportate nei documenti ufficiali del responsabile unico del procedimento, Dino Franciotti, quando dice che il 15 giugno 2017 (un mese dopo le dichiarazioni di Lolli) ha inviato la richiesta a Guercio, che dopo appena 5 giorni ha avuto risposta  e proposto offerta con il 20% di ribasso posto a gara per 30mila euro?

Botta e risposta inutili perchè era già tutto deciso?

Solo una formalità per mettere a posto le carte?


Tutto sarebbe facilmente riscontrabile dai tabulati telefonici tra i vari soggetti istituzionali e Guercio interpellato prima della pec inviata dal responsabile unico del procedimento dell’Infn il 15 giugno 2017.

La verità che emerge è che il “sistema” voleva a tutti i costi il professor Guercio, forse perchè davvero «l’unico» al mondo in grado di certificare l’assoluta bontà e correttezza dei lavori di 10 anni prima, i quali non hanno dato risultati  utili ai fini della sicurezza dell’acquifero.

Alla luce di questi fatti, è corretto pensare che il professore sia stato sollecitato dalla politica, con la quale ha interloquito e discusso ben prima che l’incarico fosse formalizzato dai Laboratori?

E’ corretto allora dire che, nella sostanza, è stata la politica a scegliere Guercio e l’Infn ha solo ratificato questa volontà?


 

Alessandro Biancardi