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Terremoto: inchiesta sulle casette e condizioni lavoro

Procura Macerata apre indagine dopo denuncia Cgil

Redazione PdN

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Terremoto: inchiesta sulle casette e condizioni lavoro

 

MACERATA. La procura di Macerata ha aperto un fascicolo di indagine (al momento contro ignoti) sulle condizioni di lavoro nei cantieri delle Sae, le soluzioni abitative d'emergenza che il Consorzio Arcale sta realizzando nel versante maceratese del terremoto. L'iniziativa del procuratore Giovanni Giorgio fa seguito alle pesanti denunce formulate due giorni fa, in una conferenza stampa, dai segretari della Cgil e della Fillea Cgil di Macerata Daniele Taddei e Massimo De Luca.

I due sindacalisti avevano segnalato ''gravi irregolarità, manodopera straniera assunta senza il rispetto delle norme contrattuali in vigore in Italia'', e perfino il rimpatrio di chi si infortuna, ''senza passare dall'ospedale''. Come un operaio rimasto vittima di un trauma distorsivo in un cantiere di Ussita: stava per essere rimpatriato, senza soldi né telefonino, senza aver visto nemmeno da lontano il pronto soccorso, dove è stato invece accompagnato dai sindacalisti.

''La tutela dei diritti dei lavoratori, rispetto ad ogni forma di sfruttamento e di sopruso costituisce una delle essenziali finalità del mio ufficio" ha detto oggi Giorgio, sottolineando che Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza erano già impegnati in controlli in tutta l'area. Non solo ritardi nella consegna delle casette (557 quelle assegnate nelle Marche contro le 1.965 richieste da 28 Comuni), e non solo deficit di progettazione dunque, come i boiler per l'acqua calda montati sui tetti delle Sae di montagna, a rischio di far gelare le tubature. Al centro delle polemiche c'è il Consorzio Arcale, vincitore dell'appalto della Protezione civile nazionale. Regione Marche e Comuni chiedono di velocizzare i lavori; Arcale si difende e, a quanto pare, o lo stesso consorzio o le ditte che lavorano per lui corre ai ripari reclutando manodopera straniera che non gode delle stesse garanzie contrattuali dei lavoratori italiani. Anzi, secondo Cgil e Fillea, nell'area di Ussita opererebbe un 'caporale' romeno, coadiuvato da moglie e figlia, che gestisce un flusso di manovali connazionali sottopagati, e rimandati a casa al primo problema. E poi c'è il tema dei presunti subappalti, verosimilmente è già all'attenzione della procura.

Cgil e Fillea sostengono che l'Accordo quadro sottoscritto da Arcale con la Presidenza del Consiglio-Dipartimento di Protezione civile (art.19, comma 12) stabilisce che ''l'esecuzione delle opere subappaltate non può formare oggetto di ulteriore appalto''. La prescrizione verrebbe però aggirata stipulando contratti di subappalto con altri consorzi o reti di imprese. Oggi intanto il sindacato è stato contattato da funzionari del Governo di Romania: stanno conducendo un monitoraggio sul possibile sfruttamento di lavoratori romeni e varie forme di caporalato in varie regioni italiane.