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Le proteste non fermano il Tap: nell’opera contestata anche il gigante abruzzese Proger

Fra ricorsi legali e proteste per il gasdotto aleggiano misteri e interessi planetari non sempre trasparenti

Redazione PdN

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Le proteste non fermano il Tap: nell’opera contestata anche il gigante abruzzese Proger

 

BARI. Accompagnato dalle accese proteste di ambientalisti e comunità locali, il gasdotto che porterà in Europa gas dall'Azerbaigian continua il suo percorso ad ostacoli.

Un ricorso puntellato anche dai ricorsi amministrativi che ne accompagnano quasi ogni passaggio autorizzativo.

La multinazionale ne ha già superati diversi ma altri sono pendenti e sono stati promossi dalle amministrazioni (in particolare la Regione Puglia) che sono contrarie all'approdo sulla spiaggia di San Foca di Melendugno, una delle più belle e rinomate del Salento.

Un grosso scoglio è stato superato il 10 ottobre scorso quando la Corte costituzionale ha giudicato inammissibile il conflitto sollevato dalla Regione contro lo Stato per il procedimento seguito nell'autorizzazione rilasciata al gasdotto.

 La Regione ha però altri due ricorsi pendenti: uno sarà discusso dal Tar del Lazio, l'altro, bocciato in primo grado, andrà all'esame del Consiglio di Stato.

 Dopo le fasi preparatorie, le prospezioni a terra e i sondaggi in mare per verificare la compatibilità della condotta sottomarina (105 km tra l'Albania e la Puglia che correranno ad una profondità massima di 820 metri) con l'ecosistema, i lavori a terra per la realizzazione dello snodo di Melendugno sono stati avviati nel marzo scorso.

 Il Tap, che sta per Trans Adriatic Pipeline, è la parte finale di un gasdotto gigantesco: quasi quattromila chilometri di condotte per trasportare enormi quantità di metano dall’Azerbaijan all’Italia.

Il costo preventivato è di 45 miliardi.

Il troncone iniziale Sud-Caucasico parte dal giacimento azero di Shah Deniz 2 e attraversa la Georgia. Il secondo tratto, chiamato Tanap, percorre tutta la Turchia. Il Tap è l’ultimo pezzo, lungo 878 chilometri, che s’inerpica nel nord della Grecia (fino a quota 1.800), scende sulla costa albanese, s’inabissa in mare (fino a meno 820 metri) e arriva in Salento: l’approdo previsto è la spiaggia di San Foca, a Melendugno, dove in questi giorni, tra rumorose proteste popolari, è iniziato lo sradicamento degli olivi. La società capofila Tap Ag, che raggruppa in Svizzera una cordata di multinazionali, assicura che il gasdotto sarà interrato, tutti gli alberi verranno ripiantati e gli altissimi standard di sicurezza azzereranno ogni rischio di inquinamento, incidente o disastro.

L’Espresso ha di recente ricostruito intrecci e connessioni pericolose con cosche e miliardari vicini alla politica dalla Russia fino in Italia  e ricostruito le scatole societarie che detengono il potere. 

MOBILITAZIONE CONTINUA

La mobilitazione No Tap è stata massiccia e costante e i lavori, consistiti prevalentemente nell'eradicamento e trasferimento temporaneo di oltre 200 ulivi che si trovavano sul sito, hanno suscitato proteste, blocchi stradali e anche tafferugli.

 L'attività di Tap è proseguita anche con blitz notturni e la blindatura massiccia delle forze dell'ordine per contenere il costante presidio di centinaia di persone.

Gli ulivi che si trovavano lungo il tracciato del gasdotto sono stati spostati nella vicina masseria del Capitaneo che sarà la sede temporanea di stoccaggio. Ora nel cantiere di Melendugno proseguono i lavori che porteranno alla realizzazione del pozzo di spinta da cui partirà il microtunnel che ospiterà il gasdotto e che, passando 15 metri sottoterra, arriverà dopo un chilometro e mezzo alla spiaggia di San Foca.

Tre giorni fa la protesta è esplosa di nuovo e in No Tap hanno tentato di irrompere nel cantiere: una cinquantina di attivisti è stata portata in questura e denunciata. La tabella di marcia va comunque avanti tanto che la multinazionale a più riprese ha confermato la data del 2020 come primo avvio dell'arrivo del gas in Puglia. In campo ci sono anche 55 milioni di euro di investimenti sul territorio salentino (a sostegno di ambiente, turismo, pesca e lotta alla xylella) che Tap ha offerto per convincere i sindaci salentini a deporre le armi e considerare anche i vantaggi che il gasdotto può portare alle comunità.

 

DENTRO ANCHE LA PROGER

Nell’opera faraonica ci sono i maggiori player mondiali dell’energia come Safe, organizzazione che fornisce consulenza e servizi nei settori energia e ambiente, Snam, l’abruzzese Proger, Eni, Saipem che realizzerà la parte dell’infrastruttura che passerà sotto il mar Adriatico. Poi c’è Rina, il gruppo genovese che si è aggiudicato un contratto per l’ispezione delle attività di saldatura del tratto lungo 487 chilometri del gasdotto Tap-Tanap tra Azerbaigian e Georgia.

La Proger è considerata la più grande società d’ingegneristica italiana, con sede oggi a Pescara e progetti in tutto il mondo. Tra gli altri, anche la progettazione negli anni ‘70 dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, quello costruito con cemento impoverito e da rinforzare o sostituire al più presto, ma in Abruzzo ha costruito le maggiori infrastrutture tra gli anni ‘80 e ‘90 come il porto turistico, il tribunale e l’università di Pescara, quella di Chieti. La società è dietro il nuovo stadio di Pescara, l’interporto di Manoppello. Da più di un decennio si è internazionalizzata, prima inserendosi nell’indotto petrolifero e dell’energia progettando piattaforme e impianti anche in Abruzzo , e poi infrastrutture come strade e ferrovie e grattacieli anche in Medio oriente.

Classificatasi nel 2016 al primo posto tra le società di ingegneria in Italia e posizionata ormai da tempo, a livello globale, tra le 100 Top International Design Firms, Proger è una società di engineering & management che,  nata oltre 60 anni, fondata dalla famiglia Caputi.

A guidare la società per molto tempo è stato Massimo Caputi (fratello dell’attuale rettore dell’Università D’Annunzio) che dopo la laurea nel 1977 inizia a guidare lo studio di ingegneria di famiglia, fondato nel 1950. Nel 1984 fonda la Proger Spa poi a fine anni ‘90 nuove esperienze, prima l'incarico da Ferrovie dello Stato poi la carica di amministratore delegato della società di scopo Termini Spa, infine dall'agosto 2001 è consigliere delegato di Fondi Immobiliari Italiani SGR Spa, con il compito di lanciare sul mercato il primo fondo immobiliare per apporto pubblico.

Manager navigato, ricopre ruoli importanti anche in “Grandi stazioni”,  Acea, Monte dei Paschi di Siena e Banca agricola Mantovana.

 Nel 2002, piena epoca berlusconiana, arriva il salto: l’incarico come amministratore delegato di Sviluppo Italia.

Da lontano guarda il gioiello di famiglia che da un decennio è guidato dall’amministratore delegato Umberto Sgambati e nel cda siede anche Roberto De Santis, imprenditore cresciuto nell’amicizia con Massimo D’Alema, considerato il vero uomo degli affari di sinistra, nome più volte collegato – anche a causa di intercettazioni nell’inchiesta escort con Tarantini – agli interessi di quel pezzo del mondo politico nella realizzazione del corridoio sud del gas.