LA SCOPERTA

Gasdotto di Bomba, il mistero del documento con due versioni: un «aiutino» alla Cmi?

Il Comitato scopre una stranezza al punto 9 e aumentano i dubbi sulla procedura

Redazione PdN

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Gasdotto di Bomba, il mistero del documento con due versioni:  un «l’aiutino» alla Cmi?

 

 

ABRUZZO. Il Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba ha scoperto la “strana” vicenda che coinvolge il Comitato VIA del Ministero dell’Ambiente e la società CMI Energia S.p.A. sul discusso e contrastato progetto di sfruttamento idrocarburi.

Il progetto prevede l’estrazione del gas naturale dal giacimento di Bomba, la realizzazione di un gasdotto lungo 21 km e la raffineria nella zona industriale di Paglieta.

In pratica gli attivisti si sono accorti della doppia versione di uno dei quesiti presenti nella richiesta di integrazione arrivata da parte del Ministero dell’Ambiente.

Si tratta di quella integrazione richiesta dopo la prima bocciatura del progetto che aveva già fatto gridare all’assist inatteso ai petrolieri da parte del Ministero.

Le carte però parlano: c’è una prima versione ufficiale, firmata dal Ministero, datata 4 ottobre e pubblicata sul sito istituzionale e, un’altra, che la società Cmi allega nella risposta: si dovrebbe trattare dello stesso documento ma invece è leggermente diverso.


Nella seconda versione, ovvero quella inserita nelle risposte della società, il quesito del Ministero appare ben più lungo e approfondito.

Come mai? Non succede, invece, per tutti gli altri quesiti.

Secondo il Comitato la società potrebbe essersi sbagliata e aver pubblicato una versione «con “aiutino”» inviata a loro «in esclusiva», mentre «quella meno scandalosa» è comparsa nel documento ufficiale del Ministero.

I cittadini fanno notare che la questione non è di poco conto perché  tutto ruota intorno proprio sulla questione fondamentale dell’istanza: l’applicazione del principio di precauzione.  E nella versione diversa da quella ufficiale viene indicato anche la fonte cui attingere il responso desiderato: un documento della Comunità europea.

«Tale principio, infatti», ricordano dal Comitato, «era stato invocato dalla Sentenza del Consiglio di Stato del 18 maggio 2015 che aveva definitivamente bocciato il precedente ed analogo progetto della Forest CMI S.p.A».




UN ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA

Com’è possibile che il testo inserito nella risposta della CMI Energia sia diverso dal testo contenuto nella richiesta ufficiale di integrazione? «Non sarà, forse, che il Comitato VIA del Ministero dell’ambiente, per favorire l’azienda nel tentativo disperato di ribaltare la sentenza dl Consiglio di Stato, le ha inviato, magari in anticipo, una versione ufficiosa della richiesta con un suggerimento più dettagliato, che poi si è vergognato di rendere pubblico?», ipotizza il Comitato.

Un’accusa decisamente grave e gli stessi cittadini ne sono consapevoli: «se così fosse l’istituzione pubblica, chiamata a giudicare i progetti con la finalità principale di tutelare la salute dei cittadini e l’incolumità dell’ambiente, non avrebbe agito secondo il suo mandato, ma avrebbe favorito gli interessi di una società privata a discapito degli interessi pubblici e questo comportamento sarebbe inaccettabile ed inqualificabile».

Il Comitato “Gestione Partecipata Territorio”, che sta valutando con i propri legali di denunciare i fatti alla magistratura, ha la forte sensazione che a sostegno dell’istanza della CMI Energia, rigettata con decisione in passato dal territorio e dalle istituzioni regionali, ci sia «il tenace appoggio di qualche potere forte».

Per questo i cittadini di Bomba continuano a chiedere a tutte le istituzioni locali di lanciare un grande segnale politico di contrapposizione al progetto.

Il Comitato “Gestione Partecipata Territorio” ritiene che tale segnale debba concretizzarsi con la sottoscrizione congiunta di Regione, Provincia e Comuni di una diffida al Ministero dell’Ambiente a non esprimere parere favorevole nei confronti di un progetto bocciato da una sentenza del Consiglio di Stato ed una richiesta al Ministero dello Sviluppo Economico di ritirare il Permesso di Ricerca denominato “Colle Santo”.