IL SISTEMA

Scandalo dell’emergenza Gran Sasso: l’inganno di Balducci e la procura “morbida”

Furono fatte promesse che non vennero mantenute ma poi nessuno ha voluto più metterci il naso e verificare

Redazione PdN

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Scandalo dell’emergenza Gran Sasso: l’inganno di Balducci e la procura “morbida”

Angelo Balducci

 

 

 

 

TERAMO. Promesse solenni che producono effetti immediati e “salvifici” e clamorosi fallimenti tenuti segreti che producono danni per anni che rimangono impuniti.

Non ci sono stati nè equilibrio nè giustizia vera nella lunga storia del grande scandalo dell'emergenza Gran Sasso che negli ultimi episodi della saga vede protagonisti l’esperimento Sox che utilizza sorgenti radioattive.

Un anno è fondamentale per comprendere veramente come e perchè ancora oggi si verificano interferenze e incidenti con contaminazioni dell’acqua distribuita captata dentro i Laboratori del Gran Sasso e la grande distrazione sulla applicazione delle leggi che nessuno ha più contestato.

L'anno è il 2004 ed è fondamentale perché  la procura di Teramo, con il pubblico ministero David Mancini, indagò sull’incidente del 2002 che determinò una grossa contaminazione delle acque dei fiumi e scatenò l'ira degli ambientalisti.

Fu in quel momento che si poteva giungere per la prima volta ad una soluzione definitiva (dopo già 20 anni di omertà e sviste) dei problemi di contaminazione di interferenza tra Laboratori e acquifero. Invece i fatti hanno dimostrato che le cose andarono in maniera totalmente diversa per assoluta mancanza di volontà e attenzione.

L’incidente Borexino (che non fu negato perchè “troppo evidente”) avvenne nella Sala C dei laboratori la quale venne poi sequestrata per diversi mesi ma dopo quasi un anno.

La stessa sala dove i lavori di impermeabilizzazione ritenuti indispensabili furono poi realizzati solo parzialmente con gli 84mln di euro amministrati dal commissario Angelo Balducci senza trasparenza nè controllo degli enti locali, grazie al solito provvidenziale “segreto di Stato”, condizioni che col senno di poi hanno agevolato quel «sistema gelatinoso»  e quella «cricca»  emersa pochi anni dopo culminando in arresti e condanne passate in giudicato per corruzione.

Il 2004 fu un anno fondamentale perché, attraverso le indagini, la procura di Teramo ebbe modo di effettuare alcune consulenze tecniche per stabilire il grado di sicurezza dei Laboratori ma anche dei due trafori autostradali e verificare che tipo di responsabilità ci potessero essere per l'incidente Borexino. 

Fu allora che si seppero ufficialmente le verità imbarazzanti che gli scienziati oggi vogliono tenere segrete ed i ministeri continuano ad ignorare.


 

Connessioni. La “cricca” di Balducci&Co a proprio agio in Abruzzo

ABRUZZO. Sistemi interconnessi? Non è una lezione di matematica ma potrebbe essere una realtà con la quale l’Abruzzo dovrà fare i conti, prima o poi.

LEGGI NON RISPETTATE

Quello che si scoprì fu una realtà devastante:  i Laboratori Nazionali di fisica nucleare del Gran Sasso erano abusivi perché mancavano certificazioni che la legge imponeva come fondamentali. 

Mancavano autorizzazioni per gli scarichi in atmosfera ma anche per le acque che non venivano trattate minimamente, nonostante le decine di tonnellate di sostanze pericolose. Violava la direttiva Seveso sullo stoccaggio di sostanze pericolose e non aveva effettuato tutti gli adempimenti necessari per la sicurezza. 

E nonostante l’infrastruttura unica al mondo si trovasse all'interno del Parco (dove notoriamente è vietata la maggior parte delle attività umane) i Laboratori non chiesero mai alcuna autorizzazione fino al 2004 e nessun ente pubblico se n'è mai accorto.

 Una situazione incredibile se si pensa che stiamo parlando di una eccellenza unica al mondo eppure  nessuno aveva mai sospettato nulla per oltre 20 anni di onorata carriera. Tutto filò liscio nel silenzio e nel disinteresse dell’”isola felice”.

Di certo si iniziò ad operare in maniera abusiva e abusivamente continuarono almeno fino al 2004 quando iniziarono i lavori del commissario Balducci per la «definitiva messa in sicurezza».

 Ma rileggendo con attenzione le carte, la storia che si sviluppò quell’anno  presenta numerose incongruenze e qualche morbidezza di troppo da parte della procura che partita decisa sotto la spinta dell’opinione pubblica si spense senza mai dar vita ad un processo.


 

SEQUESTRO UN ANNO DOPO L’INCIDENTE

Una di queste stranezze fu proprio il sequestro che giunse quasi un anno dopo l'incidente del 16 agosto 2002; il giudice  ordinò il sequestro il 28 maggio 2003: sigilli alla Sala C ed esperimenti bloccati.

 Anche in quel caso gli scienziati non reagirono bene e fecero pressione sul governo Berlusconi che si dimostrò molto sensibile, tanto da nominare, appena due mesi dopo, il commissario straordinario, aprendo ufficialmente «l'emergenza Gran Sasso».

 Scopo principale del commissario era «il superamento dell'emergenza» e per questo gli vengono conferiti i poteri straordinari in deroga alla normativa vigente, il tutto favorito dal segreto di Stato, tant'è che qualcuno ancora oggi si ricorda le battaglie per scalfire quel muro di gomma che emarginò ed escluse le comunità locali (come se fosse una novità).

 Ma il sospetto che non si stesse lavorando per il bene supremo dell'interesse pubblico o della salute umana era chiaro fin dal 2010, quasi 8 anni fa, appena dopo l'arresto di Balducci, si scoprì che anche sotto il Gran Sasso avevano lavorato delle società che poi erano finite nei guai.

“Balducci&co sovrani in Abruzzo” titolavamo allora ma la casta era troppo impegnata a difendere il ras delle opere pubbliche, a riverirlo e lusingarlo per ingraziarselo per metterlo in dubbio o solo controllare il suo operato. Si preferì per esempio nominarlo come membro onorario della fondazione Europa Prossima dell’allora sindaco Luciano D’Alfonso, fondazione che si dissolse appena dopo lo scoppio dell’inchiesta Housework. Sempre D’Alfonso volle Balducci per inaugurare la “sua” piazza Salotto ed oggi a distanza di un decennio da governatore della Regione non ha detto molto su questo ennesimo scandalo riservandosi magari qualche sorpresa per il consiglio straordinario di domani.

  

Anche il 2010 poteva essere il momento giusto per destarsi da un torpore ultradecennale eppure nessuno, né sindaci, nè presidenti di provincia, nè il  Presidente della Regione chiesero di verificare e fare luce sui lavori effettuati.

In realtà il presidente Gianni Chiodi nominò una commissione tecnica che avrebbe dovuto verificare i lavori effettuati da Balducci e certificare il «superamento dell'emergenza» e dunque la piena sicurezza dei Laboratori.  Peccato che la commissione si riunì solo un paio di volte senza produrre alcun tipo di risultato.



L’INGANNO DI BALDUCCI

Ma tornando indietro al 30 aprile 2004 (dopo quasi un anno di sequestro) Balducci, con una lettera indirizzata al pubblico ministero David Mancini,  chiese il dissequestro affinché gli scienziati potessero continuare con i loro esperimenti e mettere fine ad una imbarazzantissima vicenda. 

Tra le varie motivazioni (tutte nobili e apparentemente inattaccabili) si poteva leggere che «era stato predisposto un piano di interventi per il definitivo superamento dell'emergenza e che contemporaneamente si erano adottate tutte le iniziative di carattere urgente per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso e in particolare dei Laboratori».

 Dunque Balducci in questa lettera certifica per la prima volta (ma anche il suo decreto di nomina era chiaro sul punto) che i lavori progettati nel frattempo avevano lo scopo di «superare l'emergenza in maniera definitiva».  Oggi sappiamo che l'emergenza non è stata superata e, dunque, quella detta allora, oggi appare essere una bugia. Servi però per convincere il PM ed il giudice a dissequestrare la sala C.

 Da notare che Balducci scrisse la lettera alla Procura firmandola insieme alla prof e avvocato Maria Claudia Ioannucci,  senatrice di Forza Italia, amica di Balducci e indicata anche come amica di Valter Lavitola, proprio come uno dei principali progettisti incaricati per quei lavori, il professor Roberto Guercio.

Coincidenze, si dirà…

 


 




LA PROCURA CREDE E SI AMMORBIDISCE

La lettera di Balducci sortisce i suoi effetti tanto che il PM in una lunga ordinanza dispone la revoca del sequestro il 10 agosto 2004.  Non sono però secondarie le motivazioni e la ricostruzione dei fatti.

Il pm Mancini  scrive che «gli interventi programmati dal commissario sono apparsi rispondenti alle esigenze di messa in sicurezza dei Laboratori del Gran Sasso così come risultanti dagli accertamenti svolti in fase di indagini preliminari in quanto tesi ad eliminare ogni potenziale fonte di rischio di inquinamento, idrico, atmosferico ovvero da incidente rilevante» .

 Insomma Balducci era stato convincente e aveva fatto credere alla procura che attraverso i lavori programmati si sarebbe risolto ogni tipo di problema. Persino in caso di potenziale rischio rilevante. Tutto sarebbe stato messo in sicurezza per tutti.

 Del resto lo aveva scritto ed è difficile sostenere che la procura abbia frainteso o interpretato male. 

Sta di fatto che se uno ti mostra progetti e ti assicura che alla fine dei lavori programmati da 84mln di euro non ci saranno più rischi, nemmeno in caso di incidente rilevante, è difficile non credergli.

 Peccato che poi le cose che lo stesso Balducci scriverà nella sua relazione finale, solo pochi anni dopo, siano un tantino differenti.

 Tanto per dirne una, quel report finale a lavori ultimati ma non del tutto collaudati racconta anche delle difficoltà di operare proprio nella Sala C e di completare opere di impermeabilizzazione del pavimento che avrebbero garantito la sicurezza di quella sala impedendo ogni tipo di contaminazione dell'acquifero.

 Dunque anche dopo i lavori milionari proprio la Sala C, teatro dell’incidente Borexino ed oggi di Sox,  rimarrà il tallone d'Achille dei Laboratori del Gran Sasso e non era una notizia segreta: tutto è stato scritto e tutto rimane agli atti, così come le molteplici sollecitazioni della Asl di Teramo, l'unico ente a chiedere spiegazioni e a sollecitare la Regione Abruzzo di confermare che ormai il sistema delle captazioni era stato messo in sicurezza.

Anche in questo caso una colossale catena di silenzi, distrazioni e dimenticanze ha neutralizzato le buone intenzioni della Asl.

Sta di fatto che le belle parole di Balducci sortirono l’effetto sperato da parte del pm: il dissequestro e pure il patteggiamento di una pena peraltro irrisoria per i quattro indagati, sbarrando la strada al processo che avrebbe fatto emergere ulteriori verità scomode e imbarazzanti.

Una vicenda così grossa con molti reati contestati e tanto gravi per le conseguenze ambientali evaporata e semplicemente cancellata.

 

 

LE VIOLAZIONI CHE RIMANEVANO IN PIEDI

Eppure sempre il pm Mancini nel decreto che dispone il dissequestro scriveva che -nonostante le numerose ipotesi di reato si chiudessero con il patteggiamento- rimanevano comunque in piedi due aspetti rilevanti.

La possibile violazione futura della direttiva Seveso e le violazioni circa la tutela delle acque e le captazioni.

Per quanto riguarda lo stoccaggio oltre i limiti del Gallio e la violazione acclarata e ammessa,  Balducci promise la dislocazione immediata del materiale riportando così entro i limiti della legalità i Laboratori.

Proprio questo aspetto per il pm è la prova della volontà dei Laboratori di «voler  operare dentro i confini della legge» e dunque per questo sarebbe sparito ogni pericolo di reiterazione dei reati contestati.

 Il pm Mancini fa notare che la soluzione adottata, però, è piuttosto miope perché sarebbe stato meglio adeguarsi alla direttiva Seveso con tutti gli adempimenti straordinari per uno stabilimento a rischio rilevante per poter poi svolgere con tranquillità anche eventuali altri esperimenti in futuro.

In pratica adeguandosi alla legge i Laboratori avrebbero potuto stoccare materiali pericolosi in piena legalità mentre decisero solo di togliere le tonnellate di Gallio che “sforavano” i limiti imposti risolvendo facilmente il problema di allora.

Ma quella miopia di allora la scontiamo oggi, visto che i materiali pericolosi risultano comunque stoccati da anni mentre non risulta alcun adeguamento alla direttiva Seveso.

 Per quanto riguarda la tutela delle acque scaricate e mai trattate,  anche in questo caso il pm (dopo aver notato l'incomprensibile inerzia degli enti territoriali competenti deputati al controllo delle autorizzazioni degli scarichi) evidenzia la buona volontà del commissario di ultimare un collettore di scarico provvisorio di ampia portata da realizzare entro il mese di settembre del 2004.

La lettera di Balducci fu determinante per neutralizzare l’azione della magistratura che mai più è intervenuta per verificare se le promesse fatte furono poi mantenute.

Oggi dopo l’incidente del 2016 i magistrati stanno lentamente indagando per capire se davvero tutto è stato fatto nel migliore dei modi, la legge rispettata e la salute umana tutelata.

Chissà se si sono accorti di essere stati presi in giro.

 

 

Alessandro Biancardi