STATISTICHE

Economia, tutto il Mezzogiorno cresce tranne l’Abruzzo (-0,2%)

Lo dice il rapporto Svimez presentato questa mattina

Redazione PdN

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AGRICOLTURA



ROMA. Il Mezzogiorno e' uscito dalla lunga recessione e la ripresa si consolida. Il rimbalzo non si e' pero' ancora tradotto in un miglioramento del contesto sociale: un cittadino meridionale su 10 resta in poverta' assoluta e tripla e' la possibilita' di caderci. Il reddito pro-capite resta poco piu' della meta' di qello del Centro-Nord e il 66% di quello nazionale. Il quadro emerge dal Rapporto Svimez 2017, secondo cui il Pil del Sud aumentera' quest'anno dell'1,3%, contro una media nazionale dell'1,5%, mentre nel 2018 la crescita si attestera' all'1,2% contro l'1,4% medio dell'economia italiana.


CAMPANIA E BASILICATA LE REGIONI PIU' BRILLANTI

Nello specifico delle singole Regioni meridionali, il Pil 2016 piu' performante e' quello della Campania (+2,4%), seguita da Basilicata (+2,1%), Molise (+1,6%), Calabria (+0,9%), Puglia (+0,7%), Sardegna (+0,6%), Sicilia (+0,3%), Abruzzo (-0,2%). "Le previsioni per il 2017 e il 2018", si legge nel Rapporto, "confermano che il Mezzogiorno e' in grado di agganciare la ripresa, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord. Tuttavia la ripresa congiunturale e' insufficiente ad affrontare le emergenze sociali. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno e' ancora il piu' basso d'Europa (35% inferiore alla media Ue), nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell'ambito della misura 'Occupazione Sud'. La poverta' e le politiche di austerita' deprimono i consumi. Il Sud e' un'area non piu' giovane ne' tantomeno il serbatoio di nascite del Paese".


LA CRESCITA PROSEGUE

Secondo la Svimez, il Pil italiano crescera' quest'anno dell'1,5%, sintesi del +1,6% del Centro-Nord e del +1,3% del Sud. Nel 2018 il saggio di crescita del Pil nazionale si collochera' invece al1'1,4% con una variazione territoriale dell'1,4% nel Centro-Nord e dell'1,2% al Sud. A trascinare l'evoluzione positiva del Pil l'andamento della domanda interna. Nel 2018 la Svimez prevede un significativo aumento sia delle esportazioni che degli investimenti totali, che cresceranno piu' nel Mezzogiorno che al Centro-Nord: le esportazioni del 5,4% rispetto a +4,3%, gli investimenti del 3,1% rispetto a +2,7%. Aumento apprezzabile dell'occupazione: +0,7% al Sud sia nel 2017 che nel 2018 e +0,8% in entrambi gli anni al Centro Nord.


PIL PRO CAPITE ANCORA BASSO

Nel 2016 il prodotto per abitante e' stato nel Mezzogiorno pari al 56,1% di quello del Centro Nord (66% di quello nazionale). Il Pil per abitante della regione piu' ricca d'Italia, il Trentino Alto Adige, con i suoi 38.745 euro pro capite, e' piu' che doppio di quello della regione piu' povera, la Calabria, che e' pari a 16.848 euro ad abitante.


CONSUMI E INVESTIMENTI

I consumi delle famiglie meridionali sono aumentati dell'1,2%, contro l'1,3% del Centro Nord: in particolare, la spesa alimentare e quella per abitazioni cresce al Sud meno che nel resto del Paese. Nel 2016 gli investimenti sono cresciuti nel Mezzogiorno del 2,9%, un incremento sostanzialmente in linea con quello del Centro Nord. Nell'industria il prodotto e' cresciuto al Sud (+3%) piu' che al Centro Nord (+1%). Positivo nel Mezzogiorno anche il valore aggiunto delle costruzioni (+0,5%), rispetto al centro Nord (-0,3%). Nel terziario il valore aggiunto del Mezzogiorno con +0,8% ha superano quello del Centro Nord (+0,5%).



INTERDIPENDENZA TRA SUD E NORD

La domanda interna del Sud, data dalla somma di consumi e investimenti, attiva circa il 14% del Pil del Centro-Nord (nel 2015, un ammontare di circa 177 miliardi di euro). I recenti referendum in Lombardia e Veneto hanno riaperto la discussione sul tema del residuo fiscale. I flussi redistributivi verso le regioni meridionali sono in calo di piu' del 10%, da oltre 55,5 a circa 50 miliardi. Peraltro le risorse che, sotto diverse forme, affluiscono al Sud, non restano circoscritte al solo Mezzogiorno, ma hanno effetti economici che si propagano all'Italia intera. Secondo la Svimez, su 50 miliardi di residui fiscali di cui beneficia il Mezzogiorno, 20 ritornano direttamente al Centro-Nord, altri contribuiscono a rafforzare un mercato che resta, per l'economia dell'intero Paese, ancora rilevante.


SEMPRE MENO INVESTIMENTI PUBBLICI

Nel 2016 gli investimenti pubblici hanno toccato il punto piu' basso della serie storica: la spesa in conto capitale e' stata il 2,2% del Pil, nel Mezzogiorno appena lo 0,8%. Il crollo della spesa per infrastrutture nell'ultimo cinquantennio e' stato del 2% medio annuo a livello nazionale, sintesi di un -0,8% nel Centro-Nord e -4,8% nel Sud. In termini pro capite, gli investimenti in opere pubbliche nel 1970 erano pari a livello nazionale a 529,6 euro, con il Centro-Nord a 450,8 e il Mezzogiorno a 673,2 euro. Nel 2016 si e' passati a 231 euro a livello nazionale, con il Centro-Nord a 296 e il Mezzogiorno a meno di 107 euro pro capite.



CALANO I DIPENDENTI PUBBLICI

Il Sud, si legge nel Rapporto, resta un'area penalizzata nel godimento di alcuni diritti di cittadinanza e nell'offerta dei servizi pubblici. C'e' un forte ridimensionamento della P.A., in termini di risorse umane e finanziarie, tra il 2011 e il 2015: -21.500 dipendenti pubblici (nel Centro-Nord sono calati di -17.954 unita') e una spesa pro capite corrente consolidata della P.A. pari al 71,2% di quella del Centro-Nord. Un divario in valore assoluto di circa 3.700 euro a persona. Cio' a dispetto dei luoghi comuni che descriverebbero un Sud inondato di risorse e dipendenti pubblici.



LA RIPRESA NON MIGLIORA IL CONTESTO SOCIALE

Nel 2016 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di poverta' assoluta, contro poco piu' di 6 cittadini nel Centro Nord. L'incidenza aumenta nelle periferie delle aree metropolitane e nei comuni piu' grandi. Il rischio di cadere in poverta' e' triplo al Sud rispetto al resto del Paese. Nelle due regioni piu' grandi, Sicilia e Campania, sfiora il 40%. L'emigrazione sembra essere l'unico canale di miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie meridionali.



CREDITO, I DEPOSITI AL SUD FINANZIANO L'ECONOMIA DEL CENTRO-NORD

Il rapporto tra impieghi - incluse le sofferenze - e i depositi e' strutturalmente piu' elevato nel Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno: nel 2016 esso e' pari a 1,14 al Sud contro 1,74 nel resto del Paese. Questo divario evidenzia il trasferimento della raccolta dalle regioni meridionali a quelle centro-settentrionali. Nel 2016 nel Mezzogiorno, a fronte di depositi raccolti dalle banche operanti nell'area per 283 miliardi, ci sono solo 278 miliardi di impieghi. Livelli di impieghi inferiori ai depositi si riscontrano in tutte le regioni del Mezzogiorno, a eccezione delle Isole. Il rapporto tra impieghi e depositi risulta particolarmente basso in Molise, Basilicata e Calabria. Al contrario, nelle regioni centro-settentrionali, si osserva un fenomeno opposto: a fronte di 959 miliardi di depositi raccolti, ci sono 1.610 miliardi di impieghi.