LATTE VERSATO

Quote latte. Dopo insabbiamenti, errori e misteri gli italiani pagheranno 1,3 miliardi di euro  

L’Europa non si fa complice delle vergogne italiche del passato

Redazione PdN

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Quote latte. Dopo insabbiamenti, errori e misteri gli italiani pagheranno 1,3 miliardi di euro  

 

 

BRUXELLES. La Corte di giustizia Ue, con una sentenza, respinge il ricorso dell'Italia e conferma la decisione della Commissione Ue sul recupero integrale degli aiuti per le quote latte. Secondo la Corte, la legge con cui l'Italia ha fatto slittare al 30 giugno 2011 la rata annua di rimborso in scadenza il 31 dicembre 2010, ha trasformato in un aiuto nuovo e illegale tutto il regime di aiuti concesso un tempo, a condizioni diverse, dal Consiglio Ue.

Per effetto della sentenza saranno dovuti gli interessi dal 2003.

 

Nel 2003 l'Ue aveva autorizzato l'Italia a sostituirsi ai produttori nel versare al bilancio Ue l'importo dovuto a titolo del prelievo sul latte, per il periodo dal 1995-1996 al 2001-2002, e a recuperare tale somma dai produttori in quattordici rate annuali, senza interessi.

 

Per far fronte alla grave crisi del settore lattiero-caseario, nel 2011 l'Italia aveva però varato una legge con cui ha concesso ai produttori di latte una proroga semestrale per il versamento di una delle rate.

Una decisione unilaterale di fronte alla quale Bruxelles ha preso provvedimenti. Con una decisione del 2013, la Commissione Ue ha considerato che la proroga del pagamento, oltre a comportare una violazione della decisione del Consiglio - poiché non è più rispettata l'uniformità delle rate - istituiva, per i beneficiari, un sistema di rateizzazione dei pagamenti non più disciplinato dalla decisione del Consiglio e non giustificabile da alcuna norma in materia di concorrenza.

Per questo aveva ordinato all'Italia di recuperare tutte le somme concesse ai produttori di latte che avevano usufruito della proroga di pagamento, assieme agli interessi.

 

 

Nel 2013, l'Italia aveva fatto ricorso al Tribunale Ue, e questi con sentenza del 2015, aveva parzialmente accolto il ricorso dell'Italia, ritenendo trattarsi di una mera modifica di una condizione accessoria di un aiuto esistente, precedentemente autorizzato, non divenuto illegale per intero, ma solo nella parte sulla modifica unilaterale della scadenza della rata.

 

La sentenza della Corte europea di oggi invece conferma la decisione di Bruxelles ribaltando la sentenza del Tribunale Ue.


UNA DELLE PIU’ GROSSE VERGOGNE ITALIANE

La decisione di Bruxelles riguarda esclusivamente l’ultima parte della lunghissima vicenda delle quote latte e per la precisione quella che doveva costituire la soluzione ai problemi causati dalla truffa italiana dei rimborsi. Anche nel cercare di metterci una pezza l’Italia ha sbagliato ed ora la somma da sborsare supera il miliardo.

Un danno enorme che nessuno ha mai pagato perchè nonostante le tantissime denunce nessuna  procura è mai stata in grado di reperire prove giudicate sufficienti eppure di materiale ce n’era moltissimo indizi pesanti di sospette truffe ad altissimi livelli che avevano lo scopo di drenare i fondi europei che in teoria dovevano sostenere e far sviluppare il settore degli allevamenti.

 

 

«E' una pesante eredita' delle troppe incertezze e disattenzioni del passato», dice oggi Coldiretti.

«La sentenza della Corte di giustizia contro il nostro Paese riguarda - sottolinea la Coldiretti - ben 1,343 miliardi per il mancato recupero dei prelievi dovuti dagli allevatori che hanno superato le quote latte individuali. Una situazione determinata da una disattenzione nei confronti delle politiche comunitarie sulla quale si sono accumulati errori, ritardi e compiacenze che hanno danneggiato la stragrande maggioranza degli agricoltori italiani che si sono messi in regola ed hanno rispettato le norme negli anni acquistando o affittato quote per un valore complessivo di 2,42 miliardi di euro. Le pendenze a cui fa riferimento l'Unione Europea riguardano pochi produttori che hanno assunto un comportamento che - conclude la Coldiretti - mette a rischio le casse dello Stato e fa concorrenza sleale alla stragrande maggioranza dei 32mila allevatori italiani».