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Truffa delle borse di studio ai neo laureati: «soldi nelle tasche dei privati per attività mai svolte»

La Corte dei Conti si pronuncia sul caso scoppiato nel 2011

Redazione PdN

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Truffa delle borse di studio ai neo laureati: «soldi nelle tasche dei privati per attività mai svolte»

ABRUZZO. Un progetto ‘nobile’ che si è trasformato in «una sorta di “bancomat”» per pagare «attività mai svolte, o svolte in maniera del tutto improvvisata e solo pro forma», rendicontate «ad arte» solo per ottenere il relativo rimborso a carico del bilancio pubblico».

E’ finita così, dunque, secondo la Corte dei Conti abruzzese, il progetto ‘Giovani Innovazioni’ gestito dal Parco Scientifico e tecnologico nato per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Un progetto che avrebbe potuto garantire una boccata d’ossigeno ad una manciata di neo laureati ma che in realtà, dice la sentenza, ha ingrassato le tasche di privati.

Il caso scoppiò nel 2011 con una maxi inchiesta della Procura de L’Aquila che contava un presunto danno da 1 milione di euro e una quarantina di indagati  tra i quali Benigno D’Orazio, ex presidente del Parco scientifico, Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione Pescarabruzzo e già a capo di Eurobic, Emidio Antonio Tenaglia, nella sua qualità di consigliere d’amministrazione del Parco scientifico.

I reati ipotizzati dal pm Antonietta Picardi erano quelli di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazioni, falso in scrittura privata e sostituzione di persona. L'inchiesta si è inabissata da anni facendo perdere le proprie tracce.

Secondo l’accusa sarebbero state effettuate illecite distrazioni di fondi erogati dal ministero del Lavoro destinati a favorire l’impiego di 50 neolaureati in Ingegneria ed Economia e commercio, attraverso il progetto, denominato Giovani Innovazione, realizzato e gestito dal Parco Scientifico.

I fondi destinati a borse di studio e stage per laureati, per un totale di 500mila euro, secondo l’accusa, sarebbero finiti alle imprese che partecipavano al progetto, grazie ad esempio consulenze gonfiate, costi di organizzazione e segreteria mai effettuati. Ma anche grazie ad acquisti di computer e materiali noleggio di autovettore a vantaggio però degli inquisiti e non dei reali beneficiari, ovvero i giovani laureati

Sul piano penale nel 2014 il Tribunale di L’Aquila ha dichiarato il non luogo a procedere per estinzione del reato per intervenuta prescrizione con riguardo ad alcuni dei coimputati (tra cui Tenaglia) e la propria incompetenza per territorio, essendo competente il Tribunale di Pescara. Ed infatti al momento il giudizio sulla vicenda è pendente dinanzi al Tribunale di Pescara.



LA RESTITUZIONE DI 108 MILA EURO

In attesa che si arrivi ad una conclusione del processo penale è arrivata una prima sentenza della Corte dei Conti che ha condannato Emidio Antonio Tenaglia (già consigliere di amministrazione della Fira spa, ex vice presidente di Eurobic Abruzzo e Molise, ex vice presidente e amministrazione delegato del Parco scientifico d’Abruzzo, ex presidente del Crab e del collegio sindacale dell’agenzia sanitaria regionale, qui il curriculum completo), e Corrado Troiano e la società in liquidazione Oliver s.r.l., a restituire alla Regione Abruzzo 108 mila euro.

Se Tenaglia all’epoca dei fatti era esponente della società, responsabile del progetto “Giovani Innovazione” e consigliere d’amministrazione del Parco Scientifico, Troiano era invece amministratore delegato della società Oliver che, come dice la Finanza, avrebbe chiesto finanziamenti tramite «documentazione falsa in quanto corrispondente a costi per prestazioni fittizie e inesistenti».

L’accusa parla di «inutili e costosissime attività di intermediazione» ma anche dell’adozione di uno «pseudo studio di fattibilità» predisposto successivamente all’approvazione del finanziamento, che avrebbe indotto in errore gli organi di controllo della Regione Abruzzo che doveva girare i soldi destinati alla formazione di giovani laureati, così come stabilito dal Ministero del Lavoro.

Secondo l’ipotesi accusatoria, sposata in pieno dai giudici della Corte dei Conti, il progetto “Giovani innovazione”, inizialmente presentato dal Parco per ottenere il finanziamento destinato all’erogazione di borse di studio a 50 laureandi, è stato «fraudolentemente manipolato per distrarlo dalla sua finalità originaria ed utilizzarlo per remunerare tutta una serie di attività inutili o fittiziamente svolte da alcune società (in regime di partenariato pubblico-privato con il Parco), tra cui appunto la Oliver».

Questa società, ha ricostruito la Finanza, attraverso «l’opera illecita dei suoi esponenti Tenaglia e Troiano», ha predisposto una serie di «falsità documentali, finalizzate alla fittizia rendicontazione, tra le altre, delle prestazioni professionali simulatamente svolte in favore del Parco».

Tenaglia, per non comparire direttamente, essendo in conflitto di interessi (in quanto responsabile del progetto e vicepresidente del cda del “Parco), faceva rappresentare la società all’ingegner Corrado Troiano.

«Le richieste di rimborso della Oliver, a firma del Troiano, erano quindi disposte dal Responsabile del Progetto e vicepresidente del “Parco”, cioè dal Tenaglia, il quale era al contempo presidente della Oliver».

Durante l’indagine i finanzieri si sono accorti dell’assenza totale di documenti che attestassero lo svolgimento delle attività effettivamente svolte, a parte un CD-ROM contenente documenti informatici diversi da quelli attesi. La difesa? Il CD-ROM originale si è perso.

Per i giudici della Corte dei Conti, però, si tratta di una tesi difensiva «poco credibile» in quanto ritenuto assurdo che sia «potuto scomparire nel nulla pressoché l’intero prodotto del lavoro della Oliver, frutto di attività lautamente remunerate e funzionali all’esecuzione del progetto».

Ovviamente Tenaglia e Troiano hanno respinto ogni accusa sostenendo che il progetto sia stato portato avanti correttamente e in maniera pertinente rispetto agli scopi prefissati.

«Tutte le prestazioni sono state realmente eseguite», hanno sempre ribadito i due.

Per Tenaglia, inoltre, «il progetto non fu affatto stravolto ma fu portato a compimento dopo essere stato perfezionato e reso esecutivo d’intesa con la Regione, la quale aveva chiesto espressamente le modifiche poi apportate al progetto».


Parco scientifico tecnologico, truffa da 1mln di euro. 39 indagati, scattano sequestri

L'AQUILA. Sequestri preventivi per oltre 315mila euro, truffa ai danni dello Stato per oltre 1 milione di euro, falsità in scrittura privata. In totale 39 indagati tra i quali Nicola Mattoscio (in qualità di ex presidente del cda di Eurobic) e Benigno D'Orazio.(Nella foto il pm Antonietta Picardi)*TUTTI GLI INDAGATI

«SCONFORTANTE DRAGAGGIO DI SOLDI PUBBLICI»

Ma i giudici non hanno accolto le ricostruzioni delle difese e nella sentenza parlano di «sconfortante quadro di complessivo “dragaggio” di denaro pubblico, operato attraverso la “rete” di società orbitanti intorno al “Parco” e ai suoi esponenti».

E poi ancora: «emerge nitidamente come il progetto sia stato utilizzato da Oliver e dalle persone collegate come una sorta di “bancomat”, ottenendo la remunerazione di attività mai svolte, o svolte in maniera del tutto improvvisata e solo pro forma, rendicontate ad arte al solo fine di ottenere il relativo rimborso a carico del bilancio pubblico, sostanzialmente imputandosi a carico del progetto costi, attività od occupazioni inesistenti o estranei al progetto, verosimilmente volte a remunerare altre attività».

Secondo i giudici «è acclarato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che sono state ammesse a rimborso spese a fronte di operazioni in tutto o in parte fittizie».

E soprattutto Tenaglia e Troiano «non hanno fornito alcuna prova contraria rispetto alle gravissime contestazioni mosse, né hanno allegato o dedotto fatti specifici valutabili a loro discolpa, essendosi sostanzialmente limitati a negare le irregolarità in analisi e la sussistenza della loro correlata responsabilità. Irrilevante, poi, la revisione contabile svolta per conto del “Parco”, trattandosi di un mero riscontro cartolare, privo dell’incisività e della verifica di veridicità successivamente svolta dagli inquirenti».


Alessandra Lotti