TERRA BRUCIATA

Incendi Abruzzo, riforme, inerzie, promesse e misteri: dopo le fiamme basta errori?

900 mila litri di acqua al giorno per spegnere i roghi (ampiamente previsti). Anche Vigili del Fuoco critici: «troppe fragilità»

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

704

Incendi Abruzzo, riforme, inerzie, promesse e misteri: dopo le fiamme basta errori?


            
ABRUZZO.        Gli incendi che stanno devastando l’Abruzzo hanno messo a nudo la fragilità del sistema di protezione della natura e della incolumità dei cittadini.

 

La pensano così anche quelli che in questi giorni si trovano in prima fila, a domare gli incendi senza tregua: i Vigili del Fuoco riuniti sotto la sigla sindacale della Cgil.  

Proprio all’inizio del mese, dopo l’incendio nel Parco del Gran Sasso, il coordinatore regionale denunciava che le evidenti difficoltà nella gestione diretta avesse tra le cause principali l’eliminazione del Corpo Forestale dello Stato, l’unico Corpo con competenza diretta sugli incendi boschivi, dotato di mezzi e personale preparato e profondo conoscitore del territorio rurale.

Infatti la gran parte delle circa 8.000 mila unità del corpo, specializzate nel contrasto agli incendi boschivi, è transitato in maniera coatta nell’Arma dei Carabinieri e solo pochissime centinaia, nemmeno 400, sono state assegnate ai Vigili del Fuoco. Questi ultimi hanno così ereditato la complessa competenza dei forestali sugli incendi boschivi nonostante siano palesemente sotto organico, senza i mezzi adeguati e i presidi capillari di cui era dotata la Forestale.

In queste ore Forum H2O, Stazione Ornitologica Abruzzese, Nuovo Senso Civico e Dalla parte dell'Orso hanno chiesto l’arrivo di 700 uomini dell'esercito con mezzi e strumenti: «bisogna dislocare centinaia di uomini con esperienza e relativi mezzi, motoseghe, ruspe, visori, elicotteri per trasporto. È incredibile che tutto ciò possa avvenire nelle aree come l'Afghanistan mentre quando l'emergenza è nel nostro territorio uomini e potenti strumenti restano nelle caserme» .


Ma riuscire a contrastare le fiamme non è l’unico problema. C’è anche la necessità di risalire ai responsabili e capire se tutto ciò sia frutto di una regia organizzata spinta da interessi criminali, come confermato da più fronti.

In queste ore il presidente della Commissione Vigilanza, Mauro Febbo, rinfresca la memoria al presidente della regione, Luciano D’Alfonso, ricordandogli che se ci sono mani criminosi dietro gli eventi incendiari il Governo nazionale non puo' accettare e concedere nessuna deroga alla legge quadro sugli incendi, come annunciato dal governatore e quindi deve essere necessariamente perseguita una strada diversa e piu' consona per ripristinare la vegetazione delle montagne.

«E’ troppo riduttivo e semplice scaricare le colpe sui piromani come affermato dall’assessore alle Aree interne, Andrea Gerosolimo», continua Febbo, « quando questo Governo regionale ha le gravi colpe di portare un enorme ritardo e di aver investito pochi fondi sulle attivita' di prevenzione come previsto dal Piano di Sviluppo Rurale».

E fa discutere pure la decisione di prorogare al 15 settembre 2017 la scadenza del bando regionale che assegna 2 milioni di euro a fondo perduto anche ai conduttori privati di superfici forestali per interventi di risanamento. Il bando, nell'ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020 della Regione Abruzzo, prevede tra gli interventi finanziati anche quelli relativi al rimboschimento per beneficiari privati proprietari di superfici Forestali.

Il Movimento 5 Stelle parla però di «una tentazione per i disonesti che si vedono mettere sul piatto un "bocconcino succulento" che si rende ancora più gustoso con la proroga, dunque lasciando intercorrere tutto il periodo estivo per fare domanda; periodo che come è risaputo è più proficuo per la diffusione di incendi boschivi. Un’ingenuità, a voler pensar bene, che si potrebbe trasformare troppo facilmente in una "tentazione" per qualcuno».

Intanto è stata deliberata ieri  sera dalla Giunta Comunale di Sulmona la richiesta per ottenere il riconoscimento dello stato di emergenza per calamità naturale, affinchè la Regione presenti l'istanza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla luce dell’ eccezionale gravità dell’incendio che ha colpito in questi giorni Sulmona e il territorio.


Solo nella giornata di ieri in località Monte Morrone hanno operato  3 Canadair che hanno effettuato 70 lanci di 6.000 litri ciascuno, riversando sulle fiamme circa 420 mila litri di litri di acqua; oltre agli aerei coordinati dal COAU (Centro Operativo Aereo Unificato) nella zona ha operato un elicottero Erickson effettuando 34 lanci per 10.000 litri di acqua cadauno.

In località Prezza, Goriano e Raiano, è stato impegnato un Canadair con all'attivo 4 lanci per 6.000 litri cadauno, oltre a 2 elicotteri dei Vigili del Fuoco con all'attivo 33 lanci per 1000 litri cadauno.

In località Pacentro ha operato un Elicottero dei Vigili del Fuoco che ha effettuato 16 lanci per 1.000 litri cadauno; in località Secinaro ha operato un Canadair con all'attivo 11 lanci per 6.000 litri cadauno dei quali 5 lanci con schiuma ritardante.

Uomini e mezzi impiegati a terra: In località Monte Morrone hanno operato diverse squadre miste (VV.F. Esercito e Volontari) per un totale di 35 operatori dotati di vari mezzi antincendio;  In località Prezza, Goriano, Raiano sono state impegnate squadre miste per un totale di 35 unità con diversi mezzi antincendio; in località Pacentro: varie squadre miste per un totale di 22 unità con vari mezzi antincendio; In località Secinaro: varie squadre miste per un totale di 34 unità con vari mezzi antincendio.

 

LE DOMANDE

Il capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri e i vertici dell’Associazione ‘Ambiente è/eVita’, hanno ricordato che già il 13 giugno scorso il Presidente del Consiglio dei Ministri Gentiloni aveva scritto ai Presidenti di tutte le Regioni, Abruzzo compreso, raccomandando l’adozione di misure di contrasto efficaci a fronte di un rischio incendi molto elevato, ricordando la prolungata siccità e lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato.

«Oggi vogliamo sapere se il Governatore ha dato seguito a quella lettera, che è dirimente, con l’elenco delle cose fatte, oppure se ha ignorato un documento che oggi diventa una fosca previsione sull’Abruzzo», chiedono Sospiri e gli altri.

Le domande sono semplici: è stato emanato un bollettino incendi previsto dal Decreto ministeriale del 20 dicembre 2001? È stata condotta un’opera di sensibilizzazione nei confronti delle Istituzioni locali anche a tutela delle infrastrutture pubbliche? Sono state supportate le amministrazioni locali con l’istituzione del catasto dei soprassuoli percorsi dal fuoco? Mancando la Forestale, sono state attivate con le altre Forze dell’Ordine i controlli di prevenzione all’interno dei Parchi e dei boschi? Sono state predisposte le squadre di sorveglianza, vigilanza e presidio del territorio anche con il coinvolgimento dei volontari? È stata fatta la revisione del Piano regionale per la lotta attiva contro gli incendi? È stato garantito il raccordo tra il Piano regionale e i Piani per i Parchi nazionali e le riserve naturali? Sono stati predisposti i dispositivi regionali antincendio per fronteggiare la prima risposta di contenimento dei roghi boschivi? Sono stati formati gli operatori antincendio boschivi? È stato effettuato il gemellaggio con altre Regioni limitrofe, come sollecitato da Gentiloni, per un veloce scambio di conoscenze, esperienze, mezzi e attrezzature?


RIFONDAZIONE: «FAR SPARIRE LA PREVENZIONE E’ ALTRETTANTO CRIMINALE»  

 «Di fatto la Regione per citare una nota canzone “si costerna, s'indigna, s'impegna poi  getta la spugna con gran dignità”», dice Marco Fars di Rifondazione Comunista, «è chiaro ormai che l'incendio che sta devastando il monte Morrone è colpevolmente alimentato dai ritardi irresponsabili di enti e istituzioni, dalla assoluta mancanza di un piano regionale adeguato di prevenzione incendi, dalla evidente impreparazione di fronte alla emergenza e dai torbidi e diffusi interessi che ruotano intorno alla privatizzazione delle calamità. Un quadro desolante reso drammatico dall’azione di veri e propri criminali che, pare agiscano seguendo un disegno sistematico come dichiarato dallo stesso procuratore Bellelli. Una destrutturazione criminosa è stata quella del Corpo forestale dello Stato, che gli stessi vertici della protezione civile, arma dei carabinieri e vigili del fuoco hanno ammesso richiamando d’urgenza il personale “esperto” degli ex forestali per coordinare le squadre di volontari. Di fatto un atto di resa delle istituzioni dinanzi all’emergenza. Se a livello nazionale è stata grave la destrutturazione del Corpo forestale, addirittura clamorosa è l’inadeguatezza della Regione».


«Risultano, inoltre, sconcertanti a disastro in corso le supercazzole e le forzature del presidente D’Alfonso sui rimboschimenti veloci», conclude Rifondazione Comunista, «vietati per legge nei 5 anni successivi agli eventi proprio per disincentivare il business delle piantumazioni boschive. Appare inquietante che il vertice delle istituzioni regionali non si accorga, così facendo, di correre il rischio di alimentare gli appetiti criminosi».


ARRIVA LA TAGLIA SUI PIROMANI

Taglia di cinquemila euro sui piromani. L'annuncia il sindaco del comune di Prezza, in Valle Peligna - zona in questi giorni martoriata da roghi dolosi - Marianna Scoccia.

«Il disegno criminale posto in essere, che ha messo in ginocchio la comunità peligna, ha causato dei danni enormi ed incalcolabili al territorio e alle popolazioni», afferma.

«Le autorità competenti in materia saranno in grado di dare giuste risposte al grido di disperazione dei nostri cittadini. Tuttavia ritengo necessaria, come Sindaco di Prezza e cittadina della comunità Peligna (che da giorni fisicamente e con le proprie energie sta fronteggiando l'emergenza incendi - rinunciando anche all'esigenze familiari), un'azione imminente e concreta finalizzata all'individuazione della mano criminosa che si cela dietro questo disastro».

Per il sindaco Scoccia, già altre comunità, vittime di incendi dolosi simili a quelli dei monti del Centro Abruzzo, hanno deciso di istituire una ricompensa per quanti segnalano coloro che appiccano incendi.

«Per questo motivo anche io intendo aderire, stanziando una somma di 5.000, prelevata dal fondo delle mie indennità da Sindaco - prosegue il primo cittadino di Prezza - da dare a chi ci fornirà delle informazioni utili ad individuare i piromani. La ricompensa verrà consegnata, ovviamente, nel caso in cui le informazioni fornite si rilevino utili e verificabili».


SI INDAGHI SUI RITARDI

«Al Parco della Maiella sta avvenendo una catastrofe ambientale, oltre 3000 dell'aerea naturale sono andati distrutti a causa dell'incendio. Un dato impressionante, come inaccettabile è il ritardo con il quale sono partiti i soccorsi», scrive in una nota il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, che spiega: «Adesso stiamo addirittura utilizzando dei Canadair che arrivano dal Marocco, ma qualcuno non si era vantato che l'Italia aveva la flotta di questi particolari aerei utilizzati per gli spegnimenti più ampia d'Europa?»

«Tutto questo - prosegue l'ecologista - mentre ben 7.000 forestali che non sono più utilizzati nel compito attivo di spegnimento di fuoco dopo la scellerata Riforma Madia. A questo si aggiunga che la Regione Abruzzo, per scelta, non si è dotata di una sua flotta di elicotteri, che sarebbero stati provvidenziali per contrastare con tempestività le decine di incendi dolosi che hanno mandato in fumo un'area naturale tanto importante. Dopo 12 giorni di fiamme incontrastate che hanno distrutto la biodiversità e il patrimonio faunistico e che stanno mettendo a rischio anche l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini, come sta accadendo nel comune di Pacentro, Ministero dell'Ambiente, Regione Abruzzo e Protezione Civile non sono stati in grado di organizzare una massiccia operazione di spegnimento del fuoco».