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Ospedale Maltauro, tanti i pareri contrari ma la Regione li vuole superare

Per la Asl la proposta progettuale non può essere accolta ma

Redazione PdN

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Ospedale Maltauro, tanti i pareri contrari ma la Regione li vuole superare


CHIETI. «La proposta così formulata ha mostrato una serie di criticità.. soprattutto in termini di rigidità e di scarsa sostenibilità. Fa dunque specie che il proponente non abbia cercato di interiorizzare queste evidenze nella proposta per rendere il progetto più sostenibile».

Lo scrive nel suo parere la consulente della Asl di Chieti, Veronica Vecchi, chiamata a pronunciarsi sul PEF (procedimento economico finanziaria) presentato dalla Icm (Maltauro) per la costruzione e gestione del nuovo ospedale di Chieti.

La consulente, come già aveva fatto il Rup, aveva evidenziato un certo netto squilibrio dei rischi e dei benefici: i primi ricadevano più sul pubblico e quasi nulla sul privato; i benefici erano tutti appannaggio del privato che si sarebbe creato uno strumento di sicuro vantaggio.

Si parla della costruzione e della gestione di una miriade di servizi connessi (ma anche no) all’ospedale per oltre 30 anni; troppo tempo per la consulente che rimarca più volte come lo strumento in sè sia superato e come la proposta nello specifico (concepita tra il 2012 ed il 2014) fosse rimasta praticamente la stessa nonostante nel frattempo anche la pubblica amministrazione (Corte dei conti per esempio) abbia fornito parametri precisi ai quali attenersi se si vuole garantire l’approvazione dei progetti privati.

In pratica -sarebbe il nuovo orientamento- basta con il paese della cuccagna e con la pubblica amministrazione piegata agli interessi del privato che vuole vincere facile, non è più il tempo della Prima Repubblica, la situazione ora è peggiore ed i bilanci sono in rosso per tutti, non ci si può permettere alcuna leggerezza.

Il bilancio della Asl di Chieti peraltro è in profondo rosso pare con oltre 70mln di euro di passivo che è particolare comunque da non sottovalutare.   

Ora anche questi giudizi nel merito (allarmanti e preoccupanti per il futuro della spesa pubblica) si apprestano ad essere rivisti e cassati in seguito all’avocazione da parte  della Regione di tutta la procedura.

Come anticipato ieri da PrimaDaNoi.it, il 12 maggio, il manager Pasquale Flacco ha esautorato il Rup Filippo Manci e inviato tutto il fascicolo relativo a Maltauro alla Regione così come gli era stato imposto da una ferma lettera del presidente Luciano D’Alfonso.

Il presidente della commissione vigilanza, Mauro Febbo, proprio ieri si è precipitato di persona presso la Direzione generale della Asl al fine di reperire l’ultima documentazione relativa.

«Rimangono aperti tutti i dubbi sollevati e denunciati dal sottoscritto», ha detto Febbo che ha annunciato anche una conferenza stampa per oggi, «a tutto questo, cosa più grave, si aggiungono gli ulteriori pareri negativi espressi da tutti i  Direttori UOC interessati  dalla ASL».

Il vero clou di questo “thriller” sarà capire in che modo la Regione (anzi Maltauro) riuscirà a smontare i pareri tecnici che sembrano basarsi su leggi e criteri oggettivi.

Per esempio che il privato rischi poco o nulla è un criterio oggettivo e se non si cambia la proposta finanziaria non sarà facile ribaltare quel punto che è poi il vero nucleo, a meno che la Regione non voglia arrivare ad accettare supinamente anche questo sempre in nome di una singolare accezione dell’interesse pubblico.

Del resto l’ordine di scuderia che arriva è che bisogna costruire il nuovo ospedale a tutti i costi e fare in fretta per risolvere il problema del cemento impoverito e siccome allo stato c’è solo la proposta di Maltauro non ci sono alternative...


Febbo ha poi scoperto che esistono due lettere, entrambe del 12 maggio scorso, a firma del Direttore Flacco dove spiccano chiaramente ancora le gravi incongruenze e lacune che vi sono da parte della stessa Asl per chiudere il procedimento di pubblica utilità.

Infatti il Direttore Flacco in una prima lettera (prot. N.23066- CH) solleva l’ingegner Filippo Manci dall’incarico di Rup. Mentre nella seconda lettera (prot. N. 23074-CH) dispone l’invio al Presidente D’Alfonso e all’assessore Paolucci, per conoscenza alle due società interessate al progetto di finanza, di tutta la documentazione richiesta.

Cosa importante, in quest’ultima lettera, il Direttore Flacco, oltre a rigettare al mittente l’accusa di «una condotta dilatoria ed omissiva, tra l’altro irrispettosa del puntuale dettato normativo» da parte della ASL, sottolinea di nuovo le criticità ancora esistenti visto i pareri contrari.

Nello specifico nella missiva il Direttore Flacco sottolinea e fa riferimento chiaramente al parere contrario emesso dal Rup ing. Filippo Manci in data 14 aprile dove vi erano ancora tre criticità da sanare e al parere, sempre contrario,  della consulente Vecchi.

16 PAGINE PER DIRE CHE LA PROPOSTA E’ INACCETTABILE

Veronica Vecchi, docente di Public Management presso l’Università Bocconi, altra consulente della Asl di Chieti, in 16 pagine demolisce la fattibilità del project financing proposto dalla Maltauro.

La professoressa entra nei particolari e ritiene il progetto non sostenibile poiché  «La proposta così formulata risponde a un modello di PPP (partnership pubblico-privato) che ha mostrato una serie di criticità in fase di gestione a livello nazionale e internazionale, soprattutto in termini di rigidità e di scarsa sostenibilità. Fa quindi specie che il proponente non abbia cercato di interiorizzare queste evidenze nella proposta per rendere il progetto più sostenibile – scrive la Vecchi nelle conclusioni – Il contratto di PPP dovrebbe includere solo la realizzazione degli investimenti e la gestione dei servizi strettamente connessi alla parte edile. Esso dovrebbe essere remunerato a canone di disponibilità, solo parzialmente indicizzato all’inflazione (per la parte relativa alla componente di servizi di hard facility management)».

Nella perizia, rimarca Febbo: «viene messo in risalto in maniera nettamente negativa la parte economica. Infatti si legge che il project Maltauro non costerà 8,5 milioni di euro, come sostenuto dal presidente D'Alfonso, ma 20 milioni di euro».



COSTI GONFIATI

«Non deve creare illusioni il fatto che la gestione dei servizi generi un margine di circa 8,5 milioni di euro – scrive la Vecchi – Si tratta infatti di una extra marginalità calcolata sul valore dei servizi corrisposto ai subfornitori (e quindi allineato al costo di questi servizi sul mercato, già comprensivo di un margine industriale). Pertanto si può affermare che il “vero” canone di disponibilità ammonta a quasi 20 milioni di euro, oltre IVA e inflazione».


E ancora: «6,5 milioni di euro per consulenze finanziarie e legali appaiono molto elevati, così come ‘appaiono anche molto elevate le spese per la SPV (le società veicolo) sia in fase di costruzione che di gestione (nel piano economico-finanziario di operazioni analoghe, sono previsti costi di gestione in fase di costruzione pari a circa 550.000 e pari a 450.000 in fase di costruzione, contro, rispettivamente, 1.060.000 e 785.000 nella proposta per l’ospedale di Chieti) ».


«Oltre a questa perizia - continua Febbo mostrando le carte - sempre nella documentazione consegnata alla Presidenza della Regione Abruzzo ci sono tutta una serie di pareri dei Direttori UOC (Unità Operativa Complessa) che bocciano la fattibilità del Project financing al SS. Annunziata di Chieti».


C'è il parere dell'ingegnere Vincenzo D'Amico che scrive come «l'importo iniziale di 5 milioni di euro proposto per acquisto di AEM (apparecchiature elettricomedicali), ritenute necessarie per l'apertura del nuovo ospedale appare del tutto insufficiente per soddisfare le esigenze stimabili in circa 25 milioni di euro. Rispetto al disciplinare per la fornitura delle attrezzature medicali si rimarca l'assoluta sproporzione del valore minimo di acquisto per attrezzature (...) poi per quanto riguarda il noleggio, manutenzione e strumentario chirurgico si evidenzia che c'è un aumento vertiginoso del 63% rispetto alla cifra che deriverebbe dal servizio in caso di affidamento attraverso gara».

Poi c'è il direttore Pierlugi Galassi che nella sua relazione sulla congruità dei prezzi unitari dei singoli servizi indicati nel PEF «risultano assolutamente elevati, sia rispetto ai prezzi del contratto ASL e sia ai prezzi di riferimento ANAC, di una percentuale variabile tra il 120% e 140% in più’».


Ancora, la dottoressa Maria Golato nella sua valutazione inerente i dati e costi del laboratorio di biochimica, si evince che il macro dato è l'aumento del costo per test passa dall'attuale gara 0,43 euro (costo attuale) a 2,2 euro.

Quindi aumento del 400%, così come il complesso degli esami di laboratorio passano da euro 2.326.746 a euro 7.723.690.

Sempre la Golato contesta e ridicolizza la gestione informatica e il programma di informazione e addestramento del personale.

Circa il servizio Investimento, Patrimonio e manutenzione l'ing. Filippo Manci evidenzia che «i posti letto ricompresi nella nuova struttura P.Q. Sono 404 e non 498 poiché gli  82 posti sono già attivi nel corpo M».



«COSTO TOTALE 86MLN E NON 106 COME PROPOSTO»

«Quindi il costo stimato per la realizzazione – commenta Febbo - viene individuato  in euro 86.736.780 e non come proposto in euro 106.618.110. Così come sono in totale disallineamento i costi di gestione degli impianti tecnologici attualmente in euro 5.740.070 mentre quello stimato dal proponente è di euro 11.066.916. Aumento oltre del 100%.


Il Prof. Cotroneo è critico sul  Servizio di radiologia e medicina nucleare: «Il progetto della radiologia appare assolutamente non condivisibile e da rivedere completamente per la carenza di spazi, per distribuzione delle diagnostiche per assenza della Sala Angiografica e relativa apparecchiatura…» e continua con l'evidenziare le tante lacune presenti nel proposta.


Il direttore Giuseppe Mariotti boccia nei singoli servizi da Anatomia patologica, farmacia, radiologia, terapia intensiva, dialisi, odontoiatria, e oncologia.



FEBBO: «LA GIUNTA REGIONALE BOCCI QUESTO PROGETTO»


«Chiedo che», ha concluso Febbo, «l'esecutivo della Regione Abruzzo abbandoni definitivamente questo progetto che ritengo da tempo folle e improponibile visto che non ha i piedi per camminare. È urgente, invece, lavorare in miniera spedita al fine di sistemare definitivamente  i complessi del SS. Annunziata che risultano critici. Oggi è indispensabile non perdere più tempo nel completare quel lavoro intrapreso per dare all'ospedale di Chieti futuro certo e stabilità sanitaria».