CASTELLI DI SABBIA

Concessioni balneari, la legge incostituzionale non piace nemmeno ai balneatori

Redazione PdN

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Pescara, stabilimenti balneari si potranno ingrandire del 30%. Acerbo protesta





 


 

 

 


ABRUZZO. Lo “sforzo” di approvare una legge che presto sarà dichiarata incostituzionale non piace neppure ai balneatori che pare non si sono fatti troppe illusioni.

Così la FIBA/Confesercenti Abruzzo e il SIB/Confcommercio Abruzzo, le Associazioni degli imprenditori balneari più rappresentative a livello regionale, intervengono congiuntamente per manifestare la «profonda delusione»  per la recente approvazione della Legge Regionale sul Demanio Marittimo.

«Riponevamo molte aspettative e invece riteniamo debole, incompleta e incapace di risolvere i problemi della categoria», dicono gli esponenti del sindacato di categoria, «eppure, nel corso del Convegno tenutosi su tale argomento nel corso del recente Saral Food avevamo espresso con chiarezza al Governatore D’Alfonso, al cospetto di un’ampia platea di balneari, quale indirizzo avrebbe dovuto avere il testo di legge. Purtroppo, malgrado le rassicurazioni ricevute, ci troviamo di fronte ad una legge che è una semplice enunciazione di principio, senza nessuna ricaduta sulla difficile situazione delle imprese balneari e che, tra l’altro, quasi sicuramente risulterà in contrasto con le norme europee.  Abbiamo più volte ribadito che sarebbe stata necessaria una proposta più incisiva, sulla falsariga del testo già varato dalla Regione Toscana; proposta già avanzata in commissione regionale dalla minoranza».


La questione è semplice: secondo le nuove norme europee le concessioni balneari che negli anni sono diventate “proprietà di fatto” non possono più essere prorogate e rinnovate e vanno messe a bando. C’è però il problema degli investimenti effettuati dai privati che non può essere taciuto e che va regolamentato. Con la legge abruzzese che si sospetta essere incostituzionale perchè norma su una materia di esclusiva competenza dello Stato si fa leva invece sul legittimo affidamento, che sarebbe una sorta di “trojan” che i legislatori abruzzesi vorrebbero introdurre nelle norme nazionali ed europee e che di fatto salverebbe lo stato attuale delle cose neutralizzando i principi sanciti dall’Europa.

 

In Toscana la legge sul demanio marittimo di recente approvazione ha generato -spiegano i balneatori- in pochi mesi l’avvio di circa 400 piani di investimento ed ha permesso alle imprese balneari sia di rinnovare l’offerta turistica che di avere un futuro con maggiori certezze.

In Abruzzo si potrebbe avere un analogo sviluppo che coinvolgerebbe 700 stabilimenti.


«Ci chiediamo  a questo punto», concludono i balneatori, «come mai la Regione Abruzzo, ed in primis il Governatore D’Alfonso, abbiano deciso di non percorrere tale strada già tracciata e foriera di risultati certi, per percorrere invece un percorso contrario alle aspettative dei balneari  e pressoché inutile.

Se tale scelta sottende solo motivazioni, politiche chiediamo al Governatore D’Alfonso di uscire fuori dai tatticismi e di mostrare coraggio nel portare ad approvazione al più presto il testo fermo nelle commissioni regionali che è quello che la categoria attende. Basta incertezze! Basta pastoie politiche! E’ in gioco il futuro del turismo balneare abruzzese».



I FAVOREVOLI

Di diverso avviso Assobalneari Federturismo Confindustria che valuta molto positivamente l'operato della Regione Abruzzo.


«Il tutto nella consapevolezza che le Regioni esercitano la potestà legislativa nell'ambito e nei limiti dei principi fondamentali espressamente determinati dallo Stato». Lo affermano Fabrizio Licordari, presidente Assobalneari Italia, e Ottavio Di Stanislao, presidente Assobalneari Abruzzo. «Da questo limite insuperabile - aggiunge Licordari - discendono le ragioni in base alle quali vengono cassati dalla Corte costituzionale molti provvedimenti legislativi regionali, come accaduto nel recente passato alle leggi delle regioni Abruzzo, Marche, Friuli ecc., e come, del tutto plausibilmente, accadrà anche alla legge Toscana, attualmente sub judice, impropriamente e non a proposito citata da taluni per avanzare riserve nei confronti della Regione Abruzzo».


«Per quanto riguarda il provvedimento normativo mirante all'affermazione del principio del legittimo affidamento - spiega inoltre Di Stanislao - viceversa, la sua conversione in legge apre scenari densi di prospettive positive da parte dei concessionari abruzzesi, da concretizzarsi con successivi e plurimi regolamenti ed atti amministrativi, volti a disciplinare in concreto gli istituti desumibili dalle leggi statali in materia e dai principi dell'ordinamento comunitario evidenziati, da ultimo, dalla sentenza del 14 luglio 2016 della V^ Sezione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea». «Il principio del legittimo affidamento trova affermazione in molti rami del diritto - prosegue Di Stanislao - e in particolare nei rapporti tra la pubblica amministrazione e il privato cittadino. La sua violazione può scaturire non solo da un atto illegittimo, sindacabile sotto il profilo dell'eccesso di potere, ma anche a seguito dell'adozione di un atto legittimo ma dannoso. La giurisprudenza formatasi nell'ambito del diritto europeo ha inciso considerevolmente sull'affermazione del principio e della sua tutela».