A VOLTE RITORNANO

Stop Ombrina, ora Rockhopper chiede risarcimento milionario allo Stato Italiano

L’annuncio del Ceo Sam Moody

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

310

Stop Ombrina, ora Rockhopper chiede risarcimento milionario allo Stato Italiano

ABRUZZO. Il 23 marzo scorso il CEO della Rockhopper Exploration, Sam Moody, ha annunciato di avere dato avvio ad un "arbitrato internazionale" ad Amsterdam contro il governo italiano che ha bloccato il progetto di Ombrina Mare nel mar Adriatico, al largo della costa abruzzese.

Moody ha spiegato che in seguito alla decisione del febbraio 2016 da parte del Ministero dello Sviluppo Economico di non assegnare alla Società un Concessione di produzione che copre il campo di Ombrina Mare, la Società, con i suoi consulenti legali, ha preso in considerazione l’ipotesi di richiedere un risarcimento danni allo Stato italiano «per la violazione del trattato sulla Carta dell'energia».

E’ dunque questo uno dei primi effetti delle modifiche inserite nella legge di Stabilità 2016 quando pochi mesi prima del referendum, il governo Renzi presentò alcuni emendamenti alla manovra che segnavano un sostanziale dietrofront rispetto all’articolo 38 dello Sblocca Italia e ricalcavano le richieste del Coordinamento No Triv.

I legali della Rockhopper sostengono che ci siano buone possibilità di vittoria calcolando i danni sulla base della perdita di profitti.

«Anche se avevamo sperato di evitare l'arbitrato», ha spiegato Moody, «riteniamo che sia necessario per proteggere il nostro investimento nel progetto Ombrina Mare. Anche se ci vorrà molto tempo stiamo prendendo tutte le misure necessarie per tutelare gli interessi degli azionisti senza alcun costo aggiuntivo per l'azienda».

Dunque continuano gli strascichi per una vicenda che ha visto la mobilitazione dell’intero Abruzzo che per anni ha combattuto contro il progetto al largo della costa chietina.



SCELTA PATETICA

Secondo la professoressa Maria Rita D’Orsogna, motore della protesta anti Ombrina, la decisione della multinazionale sarebbe «patetica»: «lo sanno tutti, investitori e petrolieri e uomini di business che le regole possono cambiare, e che finche' l'ultimo si non è stato firmato, le cose possono saltare. Sono le regole del gioco, è un investimento con rischi, non una certezza matematica. Ed è ancora più patetico aggrapparsi ad un documento del 1998».

La Rockhopper Exploration ha perso circa il 50% del suo valore negli scorsi 11 mesi e oltre l'80% da tre anni a questa parte.

«E' una perdita abissale», continua D’Orsogna, «ed io credo che non sia un caso che questa richiesta di arbitrato arrivi alla stampa adesso. E' secondo me anche un modo di proiettare confidenza agli investitori che stanno cercando di fare qualcosa per fare cassa e per recuperare qualcosa da Ombrina, che, ricordiamo era l'investimento principe per Sergio Morandi, prima della Medoilgas e poi di Rockhoppper, prima che arrivassimo noi a fermarli».

In verità Ombrina era stata già bocciata nel 2010: «è evidente che i rischi c'erano ed erano rischi reali e veri. E che quando meno la Mediterranean Oil and Gas lo sapeva. Poi le leggi sono cambiate ed Ombrina e' tornata in vita. Sono le regole del gioco. E anzi, la Mediterannean Oil and Gas ha approfittato di queste leggi che sono cambiate, quando il cambiamento è stato il loro favore. E adesso che cambiano il loro sfavore la Rockhopper Exploration vuole l'arbitrato internazionale?»

Ma come faranno a stabilire gli intrioti persi? Sulla base di quanti barili di produzione? «Non hanno mai avuto cifre esatte di quanto petrolio ci fosse», ricorda D’Orsogna, «anzi, spesso le riserve da certe sono diventate probabili e i volumi sono cambiati nel corso degli anni. Tantomeno Moody e compari possono proiettare i prezzi sul lungo termine. Come detto, e' tutto incerto».



L’ACCORDO TRA I ‘VECCHI’ E I ‘NUOVI’

E’ anche vero che quando Rockhopper è subentrata alla Mediterranean Oil and Gas solo nel 2014, sapeva dell'incertezza attorno ad Ombrina, degli enormi ritardi accumulatesi per loro nel corso degli anni. «Hanno comprato Ombrina», insiste D’Orsogna, «consci di quello che c'era attorno, da un punto di vista umano e politico. E se non lo sapevano e' loro ignoranza, non certo loro scusante».

E infatti fra i documenti della compravendita c’era proprio l’avvertenza che il tutto fosse soggetto a rischi, a cambi nelle regolamentazioni che hanno a che fare con Ombrina, e con ritardi o impossibilita' di avere i permessi.

Nell’accordo si parlava infatti di fattori vari che avrebbero potuto «causare risultati» diversi come «variazioni dei prezzi del petrolio, rischi politici, modifiche ai regolamenti che interessano le attività della Società , ritardi nell'ottenimento o il fallimento di ottenere qualsiasi approvazione normativa necessaria, le incertezze relative alla disponibilità, le incertezze coinvolte nella interpretazione dei risultati di perforazione e altri dati geologici, geofisici e ingegneria, ritardi nell'ottenimento di risultati geologiche e altri rischi associati all'esplorazione in mare aperto».