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Vergogna Abruzzo da terzo mondo, in 500mila senza energia e acqua per più di 24 ore

Siamo davvero sicuri che dietro la parola "emergenza" non si celino pesanti responsabilità?

Redazione PdN

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Vergogna Abruzzo da terzo mondo, in 500mila senza energia e acqua per più di 24 ore

l'Abruzzo sepolto sotto la neve

ABRUZZO. Una regione intera paralizzata, incatenata, impercorribile e irraggiungibile. Impossibile spostarsi a piedi, in auto, in bus, anche i treni hanno avuto qualche problema. Paeselli dell’entroterra sempre più sperduti e completamente isolati come fosse l’800. Persino un capoluogo di provincia è stato completamente isolato e Chieti alta sembrava sulla vetta dell’Everest.

Ospedali senza elettricità così come gli uffici pubblici. Vietato anche uscire di casa  e mettersi in viaggio. Vietato lavorare, fare la spesa, curarsi.

Allora stai a casa ma non puoi lavarti, bere, accendere una luce o i riscaldamenti, una stufa o altri elettrodomestici più o meno necessari per tirare avanti. Impossibile vedere la tv e se sei fortunato ad avere la corrente non si vede lo stesso perchè i ripetitori sono spenti. Per la stessa ragione in molti non hanno nemmeno potuto telefonare perchè la rete mobile è scomparsa in molte zone.

Impossibile informarsi su internet e sapere quanto ancora durerà lo strazio.

Impossibile tutto.

E 36 ore non sono bastate per ripristinare, più che la normalità, la semplice decenza.

E questo a soli 5 giorni dalla precedente “emergenza neve”.

Il 16 gennaio 2017 dovrà rimanere nella storia dell’Abruzzo una giornata simbolo e monito per le future generazioni perchè una cosa così non si era mai vista (in queste proporzioni) e non dovrà ripetersi più.

Una vergogna enorme che offende le istituzioni pubbliche ed i cittadini trattati come “utenti” o “consumatori”, buoni solo per essere pignorati quando non si pagano le bollette ma senza diritti civili fondamentali quando si tratta di avere garantito un pubblico servizio essenziale.


TERNA E LOTTO

E mentre accade questo si devono registrare svariati tentativi di omessa verità o mancata informazione. Nessuno fino ad ora è riuscito per esempio a spiegare  che cosa è successo con precisione alla rete elettrica abruzzese, quanti sono i guasti, di che entità, perchè si sono verificati e quante sono con precisione le persone senza energia elettrica.

Ieri numeri a caso ed è andata in onda la fiera dell’approssimazione sia sui guasti elettrici che su quelli  relativi all’acquedotto.

A metà mattinata ieri si è saputo che erano 42mila le utenze (di sicuro più di 100mila persone), poi a fine giornata, dopo ore di lavoro di «task force di centinaia di persone», le utenze senza luce erano diventate 55mila. Il sottosegretario alla protezione civile, Mario Mazzocca, che parla di «evidente sottostima dell’Enel», avrebbe dovuto parlare di  «evidente presa in giro»,  ma non lo ha fatto.


GRANDE (SOTTO) STIMA

Stamattina, invece, la notte ha portato sconcerto e le utenze sono diventate 159.000 che, secondo Mazzocca, equivalgono a 300 mila persone come se una utenza servisse di media due persone.

Forse una “evidentemente sottostima del sottosegretario” che spopola le utenze, molte appartenenti a famiglie (in media 4 persone) per cui volendo rimanere molto ma molto prudenti il disagio ha interessato almeno 500mila persone (3 persone ad utenza) se non addirittura 700mila (4 ad utenza), cioè mezza regione.

Congetture, in assenza di numeri ufficiali che attendiamo con ansia insieme alle altre informazioni.   



CALL CENTER D’ALFONSO

Grande verve comunicativa invece quella del presidente D’Alfonso che tramite Facebook si è trasformato nel call center di Protezione civile, Enel, Terna, 118, Anas tutti messi insieme, raccogliendo migliaia di segnalazioni e lamentele.

Se il presidentissimo eccelle per attivismo, da sempre non brilla sulla comunicazione se si intende densità informativa di contenuti realmente utili, preferendo lanciarsi negli inseguimenti delle soluzioni che sono quelle che -secondo lui- portano voti.

Molti più voti, però, arriverebbero dalla “semplice” prosperità e dalla efficienza dei servizi: praticamente un mondo parallelo e virtuale che nessuno ha mai visto.

Da noi, invece, si vuole far credere che tutto quanto è calamità, fatalità, ineluttabilità, imprevedibilità  mentre potrebbe essere non esattamente così.

Potrebbe per esempio essere che la neve evidenzi con tinte fosforescenti e abbaglianti tutte le inefficienze di solito ben celate e nascoste che deflagrano nello stesso istante.   



EMERGENZA O INEFFICIENZA STRUTTURALE?

Si vuole far credere che ci sia una “emergenza” dovuta al fatto che la neve abbia azzerato le linee elettriche maggiori ma questo evidentemente non accade nei paesi sepolti 12 mesi l’anno dalla stessa neve.

Così come non accade che non si possa circolare o i servizi pubblici e privati siano costretti a fermarsi perchè è caduta la neve.

C’è il fondato sospetto che qualcosa non funzioni e sia  qualcosa di profondo, endemico e strutturale che ovviamente i possibili responsabili non hanno interesse a scandagliare.

Infatti non sono giunte notizie di sfuriate o dure prese di posizione dell’industrialista (come si definisce) D’Alfonso nei confronti nè di Enel, nè di Terna, società che avrebbero dovuto garantire il servizio persino durante l’Apocalisse ed invece la neve di un giorno li ha fatti capitolare (e dopo 36 ore siamo ancora a caro amico senza nemmeno dire quando finirà).


INDOVINA CHI

Non sono giunte notizie da parte di D’Alfonso o Mazzocca nemmeno di richieste di danni alle società citate (che sarebbero formalmente private) mentre naturalmente ci si sta affrettando a richiedere al governo lo stato di calamità (dunque milioni di soldi pubblici per coprire disservizi di altri).

Forse sfugge che si è sempre fatto così e proprio per questo ci siamo tutti impoveriti perchè davvero i responsabili in Italia non pagano mai.

Dal canto loro Enel e Terna si sono limitati a divulgare scarne righe, metà delle quali sono servite per dire quanto sono bravi.

Intanto nevica e nevica tanto ma si sapeva infatti si spendono centinaia di milioni per i “piani neve” e la “protezione civile” ma in ieri e oggi  in Abruzzo c’è stata poca protezione e quello che si è visto è molto incivile.


ACQUA, IL CARICO DA 90

Ma non basta perchè oltre all’energia elettrica in una quarantina di comuni è mancata anche l’acqua, sia perchè le pompe senza energia non pompano e sia per rotture varie.

Emergenze nei 64 comuni gestiti da Aca e situazione «altamente critica» anche alla Sasi che non ha tra le sue priorità quella di informare e comunicare motivazioni dell’interruzione dell’erogazione, lasciando a secco buona parte delle 200 mila persone.

E le riparazioni ritardano perchè le strade sono impraticabili.  E le strade sono impraticabili perchè...

Una catena di disservizi devastante che lascia frastornati.

Solo per  dirne una: possibile che un acquedotto non possa godere di un gruppo di continuità o generatore alternativo in caso di emergenza?

Già, non ci sono soldi ma solo perchè Aca e Sasi trovano più conveniente spendere tanto anche in preziosissime consulenze, nessuna delle quali tra l’altro ha mai risolto questa grave falla degli impianti.   

Noi non ce la beviamo la storiella che tutto quello che è accaduto è una fatalità. Crediamo che tutto si spieghi con la cattiva politica e amministrazione, con scelte sbagliate, clientelari e logiche che nulla hanno a che fare con le vere priorità di un Paese.

E alla fine quanto costa alla collettività l’emergenza (e l’imperizia)?

Quanto costa in più affrontarla in questo modo?

A che servono le allerte meteo se a fronte di previsioni esatte o non si rispettano o non è possibile evitare un bel nulla?

Chi paga il blocco delle fabbriche (in Val di Sangro due volte in 5 giorni… che vergogna, chi glielo dice a Marchionne?), chi paga la paralisi di tutte le economie locali, degli uffici pubblici e privati per uno o più giorni?

Sono certo che tutto questo si possa evitare.

Come fare?

Visto che mancano le idee geniali, basterebbe solo copiare bene chi considera una nevicata come una cosa normale e non una enorme emergenza.

L'Abruzzo non ce l'ha fatta; non è più quel "malato grave" di un tempo ma solo perchè hanno staccato la spina.


a.b.