PRO VERITATE

Bussi sentenza anticipata: ora spunta anche una mail del 2014 di Gerardis: «ho informato Ministro»

Le voci agitavano molti personaggi che ruotano intorno al processo alla Montedison

Redazione PdN

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Bussi e sentenza anticipata: ora spunta anche una mail del 2014 di Gerardis al Ministero

il pubblico ministero Mantini, D'Alfonso e Gerardis al processo Bussi


ABRUZZO. Il Fatto Quotidiano non molla l’argomento e con altri tre articoli rilancia quello che definisce un «argomento di interesse nazionale».

Stiamo parlando di tutti i retroscena che aleggiano dietro la sentenza del processo di Bussi che ha mandato assolti e prescritti 19 tra dirigenti e tecnici della ex Montedison (oggi Edison) .

Grande scalpore e agitazione ha creato, alcuni giorni fa, la notizia di un sms tra due avvocati inviato il 28 novembre 2014, cioè oltre 20 giorni prima della sentenza del 19 dicembre 2014, che parlava di verdetto già deciso. La notizia, si ricostruiva, sarebbe stata data dal pm Anna Rita Mantini all’avvocato Patrizia Di Fulvio uno dei legali di parte civile.

Oggi negli articoli di Antonio Massari si spiega che il Ministero della giustizia invierà gli ispettori per capire ed approfondire il caso. Inoltre emerge una mail inviata l’8 dicembre 2014 da Cristina Gerardis, all'epoca avvocato dello Stato, ad un avvocato. Dunque un nuovo documento -oltre l’sms- da valutare ma non smentibile, come, invece, è avvenuto fino ad ora con le diverse versioni raccontate da testimoni palesi o coperti generando sconcerto e confusione nell’opinione pubblica che a due anni esatti da quella sentenza non conosce la verità dei fatti.

Quello che si può dare per certo è che l’sms scritto il 28 novembre 2014 prova che erano una realtà le voci (e solo quello ovviamente) di una sentenza già scritta e le voci di soldi che giravano. Il 4 dicembre i pm, Gerardis e molti avvocati si incontrano a Roma nello studio Bolognesi per preparare le ultime udienze e anche in quel caso si parlò di sentenza già scritta ma i pm confermarono che la fonte era una figura istituzionale «più importante del ministro della giustizia». Il colloquio avvenne alla presenza di molti testimoni.

L’8 dicembre Cristina Gerardis (il 12 sarà nominata direttore generale della Regione Abruzzo da Luciano D’Alfonso) scrive una mail -in possesso del giornalista de il Fatto- che prova come lo stesso Ministero della Giustizia fosse già all’epoca (autunno 2014) al corrente che il processo navigava in acque burrascose e che c’erano aspetti da chiarire legati al giudizio non ancora pronunciato.

 

SOLO VOCI MA DA FONTI ISTITUZIONALI

A lanciare l’allarme fu Gerardis che parlò di un, a suo dire, «difetto di equidistanza del presidente della Corte d'Assise»  e sosteneva di aver maturato quella convinzione «confortata dai pm».

Gli stessi pm, però, che oggi smentiscono categoricamente l’ipotesi che in qualche modo si sapesse che la sentenza era stata già scritta e addomesticata.

Il Ministero nel 2014 si dimostrò disponibile a verificare la questione invitando ad un colloquio riservato e protetto i pm affinché illustrassero ulteriori dettagli su quello che erano venuti a conoscenza.


Si tratta di notizie -è bene precisare- che si estrapolano da una mail scritta da Gerardis e di cui, ad ora, non abbiamo elementi per dubitare.

Ma i pm -riferisce sempre il giornale di Travaglio- non parteciparono ad alcun incontro, perché, secondo la loro opinione (la stessa che viene ribadita oggi), si trattava soltanto di voci.

Nulla di importante o rilevante che meritasse di essere approfondito anche se, secondo due versioni fornite da altri, le notizie provenivano da fonti istituzionali, dunque si presume autorevoli.

 

LE CONTRADDIZIONI DI GERARDIS

L’email di Gerardis che investì del caso addirittura il Ministero contrasta con quanto l'attuale direttore generale della Regione disse qualche mese fa ai microfoni del Tg3 Abruzzo quando spiegò, davanti alle telecamere, che erano solo voci «e come tutte le voci non aveva rilievo penale».

Una voce sì ma che arrivò direttamente al Ministero e pure per diretto attivismo proprio di Gerardis che, forse, all’epoca pensò che una voce si può definire tale solo dopo una accurata indagine che ne provi l’infondatezza e non a priori.

 Un’altra fonte tenuta riservata da Il Fatto Quotidiano conferma poi che il Ministero era intenzionato a capire quanto autorevoli fossero le voci che parlavano della futura assoluzione degli imputati: «l’intenzione era quella di conoscere le fonti, comprendere la loro consistenza e soltanto i pm potevano avere l’assoluta credibilità da parte del ministero».

Questo aspetto contrasta con chi invece vorrebbe sostenere che -se pure qualche volta si parlò di questi argomenti- si trattava di battute o ipotesi ma mai di notizie provenienti da fonti istituzionali e, dunque, in qualche modo con un «peso» preciso.



IL PARERE TRA CAPO E COLLO

Nella mail al Ministro l’allora avvocato dello Stato scrisse anche di aver discusso del parere pro veritate dell’ex ministro Giovanni Maria Flick in materia di disastro ambientale piombato in aula (perché citato da uno dei difensori degli imputati) a pochi minuti dalla sentenza.

Flick sosteneva che il reato di disastro ambientale potesse risultare incostituzionale e aver bisogno, quindi, del parere della Consulta, così paventando la nullità di una eventuale sentenza di condanna. L’avvocato dello Stato Cristina Gerardis sostenne in aula che quel parere  fosse un “messaggio” alla Corte. Proprio sul parere all’epoca aleggiò l’ennesimo mistero in quanto non si capì da chi fosse commissionato, venne pubblicato su un sito di una rivista giuridica riconducibile allo studio Santa Maria (che difendeva Solvay).

Nella email dell’8 dicembre Gerardis, riporta Il Fatto, dice che il Ministero «non ha sottovalutato l’argomento, anzi è stato preso in considerazione». Come non si sa.


FALLA CONTINUA

Nonostante sembri che la fuga di notizie stia producendo un cataclisma inedito per l’Abruzzo non si registrano reazioni di nessun tipo contribuendo a rendere particolarmente preoccupante e grave l’intera vicenda.

Una preoccupazione che però agita i vari complottisti più preoccupati di capire le vere ragioni dell’uscita di queste notizie proprio ora piuttosto che se si tratti di notizie vere o false.

Il riferimento è alla prossima apertura dell’Appello a L’Aquila che -secondo alcuni- sarà influenzato da quanto scritto.


Silenzio oggi della politica (tranne i M5s che continua a chiedere spiegazioni in ogni sede) mentre a maggio 2015 anche il Pd invitava ad approfondire. Silenzio degli organi di stampa che da giorni ignorano l'argomento.

Inoltre rimane ad oggi ancora oscura l’intera motivazione della archiviazione dell’inchiesta penale di Campobasso che ha svolto una indagine su una parte dei fatti già raccontati dal giornale di Travaglio e sugli esiti dettagliati delle indagini svolte che non hanno portato alla formalizzazione delle accuse mosse contro il giudice Camillo Romandini.


Tutto rimane sospeso e ovattato anche se c’è apprensione per quello che potrebbe ancora emergere e a questo si aggiungono segnali non meglio identificati di azioni giudiziarie da parte di diversi soggetti con richieste di danni presunti milionari.

Tra questi anche Edison che, invia, una netta smentita al Fatto Quotidiano spiegando l’estraneità ad ogni aspetto o fatto o coinvolgimento della società a qualunque ricostruzione emersa ravvisando «un‘enfasi diffamatoria».

In realtà siamo in presenza di una vicenda molto delicata che mette in forte imbarazzo chi con onestà e professionalità vuole provare a ricostruire cosa accadde, perché si scontra con silenzi, dinieghi e smentite non motivate e ognuno può comprendere come, in un tale contesto, una ricostruzione precisa e fedele è praticamente impossibile.

Ma tutto questo dà la certezza di come questa vicenda non sia prossima alla fine ma destinata a continuare per mesi, forse anni.


Come già ribadito PrimaDaNoi.it si rende disponibile ad accogliere le versioni di qualsivoglia soggetto che fosse a conoscenza di questi o altri fatti che possano contribuire ad avvicinarsi alla verità diradando una nebbia che pare destare imbarazzo solo in noi.

Nel pomeriggio il ministero della Giustizia ha confermato che ha avviato nuovi accertamenti sulle notizie della presunta corruzione.

Gli accertamenti interesseranno i magistrati Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli.

Il ministero inoltre ricorda che Camillo Romandini, presidente del collegio della Corte d'Assise di Chieti che ha assolto tutti gli imputati, è sotto azione disciplinare per presunto condizionamento della giuria popolare: l'azione segue un'istruttoria aperta 5-6 mesi fa dal ministero della Giustizia e condivisa con una parallela azione del Pg della Cassazione.


a.b.