LE CARTE

Saga strategica per la Regione? La Corte dei Conti non capisce il perché

L’ente non ha giustificato precisamente la sua posizione

Redazione PdN

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La Saga rilancia: lavori da 10mln di euro mentre gli uffici della Regione bocciano la nuova legge

ABRUZZO. Ma perchè la Regione deve possedere quote (il 99%) della Saga la società che gestisce l’aeroporto? Perché la Regione Abruzzo lo ritiene indispensabile?

La Corte dei Conti non riesce proprio a capirlo, anche perchè la Regione non glielo spiega.

E’ quanto emerge dalla Relazione stilata dopo la Camera di Consiglio del 17 novembre scorso durante la quale presidente e consiglieri fanno il punto della situazione sul piano di riordino e razionalizzazione delle partecipate abruzzesi (tutte quelle della Regione e dei Comuni).

I vari enti pubblici regionali hanno dovuto predisporre e mostrare ai giudici contabili i piani operativi: solo il 38% lo hanno fatto in maniera tempestiva e solo il 33% ha rispettato la scadenza per la relazione finale sui risultati conseguiti. Si parla di un numero complessivo di partecipazioni di 1.034 società, di cui 892 aventi natura diretta (86%) e 142 di tipo indiretto (14%).

Tra i vari casi analizzati spicca quello che riguarda la Saga spa, società che gestisce lo scalo aeroportuale abruzzese che nel bilancio 2013 aveva fatto registrare una perdita di esercizio pari a 5,4 milioni.

La Corte dei Conti sottolinea che la Regione non ha chiarito le ragioni che inducono a ritenere «assolutamente strategica» la partecipazione (tra l’altro attualmente al 99%).

I giudici contabili sottolineano che la condizione legittimante non può essere fondata sulla «mera descrizione» dell’attività svolta dalla società «ma richiede analisi specifiche in merito al rapporto di coerenza con i fini istituzionali dell’ente, al profilo della indispensabilità dello strumento societario rispetto ad altre differenti forme organizzative (o alla scelta di fondo tra internalizzazione ed esternalizzazione) o, ancora, all’indispensabilità dell’attività svolta dalla partecipata rispetto al conseguimento dei fini istituzionali».



VUOTO SPINTO

Quindi la Corte dei Conti non può far altro che rilevare che nei documenti ufficiali manchi qualcosa, quel quid che giustifichi la presenza della Regione all’interno della società che nella realtà si concretizza con il drenaggio continuo di soldi. Negli ultimi mesi il Consiglio regionale ha dato l’approvazione per il rifinanziamento per quasi 10 milioni di euro per riempire i buchi della gestione con la promesso di un rilancio del turismo.  

Inoltre nella relazione si rileva che il Piano operativo e la Relazione tecnica «mostrano carenze sotto il profilo dell’analisi economico-giuridica alla base della valutazione di mantenimento o dismissione della partecipazione».

«Più precisamente, i documenti si limitano a riepilogare i dati qualitativi delle società (anagrafica, capitale sociale, collegio sindacale, sintetica analisi dei bilanci, azioni intraprese, ecc.)»

In relazione al criterio del rapporto numerico tra amministratori e dipendenti, inoltre, nel Piano di razionalizzazione non è stato indicato il numero dei dipendenti delle diverse società «quindi non è stato possibile verificare il rispetto di tale criterio per le partecipazioni che l’Ente ha deciso di mantenere».

Insomma proprio perchè così “vitale” la Regione avrebbe dovuto impegnarsi un pò di più a chiarire aspetti particolari dell’organizzazione ed il futuro di questa società non proprio uguale a tante altre.


L’OK SU ABRUZZO ENGINEERING

E che si poteva fare meglio lo dimostra proprio la relazione su Abruzzo Engineering,  spina nel fianco che pare in qualche modo avviata al rilancio grazie alla trasformazione in house e alle commesse regionali girate direttamente.

In questo caso la Regione ha specificato «in maniera dettagliata, la valenza strategica e le misure necessarie a renderla società in house, ipotizzando l’acquisizione della quota detenuta dal socio privato SELEX S.p.a., garantendo l’esercizio del controllo analogo».

 
I CENTRI DI RICERCA

In merito ai centri di ricerca regionali, invece, la Corte dei Conti ritiene positiva l' aggregazione di 3 società consortili di ricerca CO.TI.R S.c.r.l. (in liquidazione), C.R.A.B. S.c.r.l. (in liquidazione) e C.RI.V.E.A. S.r.l. (in liquidazione), mediante fusione e costituzione di un unico organismo di ricerca partecipato.

Ma con l’ultima legge regionale approvata in Consiglio si giustifica la trasmissione del patrimonio regionale ai centri di ricerca (circa 15 milioni di euro di immobili) appunto per farli uscire dalla fase di liquidazione.

Si tratta di un conferimento di ricchezza alla stregua di un finanziamento in denaro e dunque un vero e proprio aiuto per appianare anche in questo caso gestioni deficitarie di anni.

In futuro è comunque prevista la fusione dei tre Centri ed un impegno finanziario regionale su base annuale.

Dunque in definitiva si può dire che la Regione è stata bravina a porre rimedio agli errori degli altri (ignoti), la sfida vera però rimane una gestione sana di queste società, se non in attivo, almeno in pareggio. Ma per fare questo bisognerebbe abbandonare le vecchie logiche clientelari e rispolverare dagli archivi valori come “merito” e “professionalità”.

PER COSA FESTEGGIA GERARDIS?

«Non si capisce davvero come possa il direttore generale Cristina Gerardis dichiarare che la Regione potrà proseguire sulla strada tracciata, valorizzando le informazioni risultanti dal referto della Corte dei Conti», commenta scettico Mauro Febbo (Forza Italia).

«La relazione sembra piuttosto bacchettare la Regione Abruzzo su vari aspetti. In particolare – scrive l’Organo di controllo - l’esame delle decisioni di policy societaria contenute nei piani di razionalizzazione mette in luce difficoltà di realizzare l’obiettivo di contenimento numerico dei soggetti partecipati perseguito dal legislatore. Ciò in quanto la distribuzione estremamente polverizzata delle partecipazioni tra gli enti territoriali non consente ampi spazi di razionalizzazione del perimetro societario, essendo la maggior parte delle quote partecipative riferibili a soggetti che svolgono servizi pubblici locali».

«Piuttosto», sottolinea Febbo, «direi che bisognerà tenere necessariamente conto delle numerose criticità segnalate se si vorrà davvero ottenere dei risultati concreti. Si impegni piuttosto ad accelerare i processi di razionalizzazione tanto annunciati ma mai intrapresi (vedi i Centri di ricerca regionali), facendo attenzione a non ripetere gli errori macroscopici commessi ad esempio con la nascita di Tua che ha prodotto meno servizi per i cittadini e tanto malessere per il personale dipendente. A oggi c’è ben poco da gioire, anzi ci sarebbe da preoccuparsi».


Alessandra Lotti