SENZA FINE

Elettrodotto Terna: maxibonus incassato, bugie, cause milionaria e atti negati

L’incredibile sospensione di diritti e democrazia continua nel silenzio

Redazione PdN

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Terna contro il “nemico pubblico numero uno”: il perito Di Pasquale citato per 52 milioni di euro

Adel Motawi - Terna

ABRUZZO. L’opera più contestata della storia abruzzese è ormai completata, il bonus ministeriale è stato incassato da Terna, il silenzio è calato sulla vicenda che però si trascina ancora nelle aule giudiziarie.

Sono ancora in essere infatti molteplici azioni civili per risarcimento di danni avanzate proprio da Terna contro diversi abruzzesi e proprietari terrieri che si sono opposti agli espropri che hanno avuto l’ardire di contestare l’opera.

Si tratta di danni (diverse centinaia di milioni di euro) che Terna ritiene di aver subito proprio in seguito a «sommosse popolari» che avrebbero di fatto ritardato la conclusione dell’opera.

Ma il maxi bonus da 19 milioni di euro per l’ ultimazione nei tempi stabiliti è stato comunque concesso dal governo italiano perchè la stessa società ha sostenuto che i ritardi non siano riconducibili alla propria volontà ma a «sommosse popolari, tumulti, sabotaggi, atti vandalici e le violente opposizioni dei proprietari dei fondi interessati dalle opere».

Le cause civili sono state ritirate solo verso Silvia Ferrante, una delle attiviste più in vista, citata per 24 volte, mentre rimangono in essere contro gli altri.

Tra questi c’è il perito Antonio Di Pasquale che in ogni modo e forma ha denunciato e circostanziato accuse gravissime nella procedura amministrativa, firmando e sottoscrivendo diversi esposti alle procure abruzzesi le quali non sono state in grado nè di accertare puntualmente quanto da lui evidenziato e provato con documenti e foto nè di smentirlo con assoluta certezza.

Dunque nessuna inchiesta penale è riuscita a far luce anche su quanto denunciato da altre associazioni che di fatto hanno evidenziato il totale asservimento delle istituzioni pubbliche che per lo più hanno lasciato correre, non si sono accorte e non hanno verificato adeguatamente norme ed iter.

Così facendo hanno fornito il destro a Terna di colpire singoli cittadini lasciati completamente soli a difendersi da contenziosi costosi, non solo economicamente.

A Di Pasquale Terna ha chiesto per danno da fermo cantiere 35.002.559,27 euro; per ogni giorno di ritardo della presa in possesso di ciascun terreno 46.895.105,60 euro; per mancata remunerazione dell’AEEG 19.000.000 eirp in ogni causa aperta per un totale di 855.000.000 euro; per danno all’immagine a discrezione del giudice per un totale di 936.897.665 euro più danno all’immagine a discrezione del Giudice.

Poi dopo le prime memorie la richiesta totale di risarcimento è scesa a 140.769.223,70 più danno all’immagine a discrezione del Giudice.

Oltre a Di Pasquale costretti a difendersi sono anche Franca Colanero per la mancata immissione sul suo terreno e sul terreno dei suoi figli Cinzia e Vito del Bello con una richiesta di risarcimento per presunto danno di 9.970.553,73 euro; il marito Aurelio Del Bello per un totale di 22.444.876,97 euro.


NEGATO IL DIRITTO ALLA DIFESA

Con la Deliberazione 24 giugno 2016 dell’Autorità per l’energia elettrica n. 335/2016/R/eel si evince che Terna, per ottenere il milionario incentivo giustifica il ritardo nell’ultimazione dell’elettrodotto Villanova-Gissi dichiarando

«è riconducibile a cause di forza maggiore per il sopraggiungere di avvenimenti straordinari ed imprevedibili quali “sommosse popolari, i tumulti, i sabotaggi, gli atti vandalici e le violente opposizioni dei proprietari dei fondi interessati dalle opere” (…) ».

Incuriosito di leggere quella missiva giustificativa che è il pilastro che regge l’incentivo per il raggiungimento degli obiettivi (seppure mancati), a fine luglio 2016 Antonio Di Pasquale ha chiesto l’accesso agli atti afferenti i procedimenti, avviati dall’Autorità per l’energia elettrica, di accertamento sul caso.

Dopo una diffida l'Autorità nega gli atti, decisione scaturita dopo la lettura di una ulteriore missiva di Terna del 29 settembre 2016, cioè della controinteressata e senza nessuna ulteriore verifica.

«Inoltre», si legge nella risposta della Autorità per l’energia, «sembrerebbe insussistente anche l’interesse da Lei invocato alla difesa dei propri interessi giuridici, atteso che Terna, nella sua comunicazione del 29 settembre 2016, interpellata dalla scrivente Direzione in merito alla riservatezza dei dati e delle informazioni contenuti nella documentazione di cui si richiede l’ostensione, ha riferito di aver rinunciato alle richieste di risarcimento danni nei confronti dei soggetti che hanno posto in essere comportamenti ostativi alla realizzazione delle infrastrutture in oggetto, a seguito della deliberazione 24 giugno 2016, 335/2016/ R/eel. Per ultimo, si comunica che la predetta società ha anche rappresentato la natura riservata di taluni fatti dedotti nelle comunicazioni oggetto dell’istanza di accesso. Per le ragioni sopra esposte si comunica che non è possibile accogliere l’istanza di accesso agli atti di cui in oggetto. Cordiali saluti».

Firmato il Direttore Andrea Oglietti.

Dunque niente atti… perchè lo dice Terna.

«Sta di fatto che la società Terna», commenta oggi Di Pasquale, «continuando a mentire all’Autorità, impedisce l’accesso agli atti dichiarando di aver rinunciato alle richieste di risarcimento danni nei confronti dei soggetti che hanno posto in essere comportamenti ostativi alla realizzazione dell’infrastruttura, a seguito della Deliberazione del 24 giugno 2016».

Al divieto dell’Autorità, è seguita la replica di Di Pasquale, attraverso lo Studio Legale Silvestri, che contesta la forma della risposta perchè «il diritto di accesso ad atti o esiste o non esiste ed indubbiamente non può essere negato con un “sembrerebbe insussistente».

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