IL VOTO SCAMBIATO

Elezioni 2018. Il Viminale pasticcia con i dati e disintegra il Pd a Vasto

Pure i dati di Lega e Forza Italia al Senato sono sbagliati: fake news non corretta. Quanti altri errori ci sono stati?

Redazione PdN

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VASTO. Un brivido lungo la schiena per gli elettori del Partito Democratico che lunedì mattina, sfogliando i dati ufficiali del Viminale, si sono accorti della debacle del partito a Vasto.

Un’apocalisse: -25% di consensi rispetto alle ultime elezioni politiche del 2013 e una percentuale di voti da brivido che non arriva nemmeno all’1%.

Appena 104 voti alla Camera, 207 al Senato.

Impossibile in un Comune amministrato da un sindaco del Pd  perchè quei dati starebbero a significare che neppure i suoi parenti lo hanno votato...
E’ vero che in Abruzzo il partito ha perso 70 mila voti rispetto a 5 anni fa, quando il leader era Pierluigi Bersani, oggi entrato in Parlamento solo grazie al ripescaggio del proporzionale. E’ anche vero che proprio da Vasto è nato lo zoccolo duro della contestazione al partito personalistico in mano a Luciano d’Alfonso: la deputata cittadina, Maria Amato non si è ricandidata proprio in aperta polemica con i vertici.

Da mesi aveva esplicitato il suo malessere e il partito non è mai corso ai ripari. Il malessere c’è, molti simpatizzanti si sono allontanati e hanno votato contro ma le percentuali ufficiali mostrate sul sito del Viminali rimangono comunque impossibili.

Ci siamo allora messi a verificare e, con buone probabilità, possiamo dire che il dato ufficiale fornito dal Ministero è sbagliato. Pasticciato più volte, non verificato e dopo tre giorni ancora non corretto.

Nessuna rettifica dunque e l’ennesima fonte “attendibile” che si rivela inattendibile ma con quali reali ripercussioni sui conteggi nazionali?

Il primo indizio “pesante” sull’errore del ministero lo fornisce il sito del Comune di Vasto dal quale  emerge che c’è stata una possibile confusione dei voti all’interno della stessa coalizione. Si può notare, comunque, dal confronto tra i due portali,  che i numeri sono ‘ballerini’ anche per altri partiti. Persino il numero totale dei voti non combacia sempre e sfalla di 2-3 pur sempre troppo se parliamo di voti e di elezioni.

 

IL PASTICCIO ALLA CAMERA

Dunque sul sito del Viminale i 104 voti attribuiti al Partito Democratico sarebbero in realtà quelli di Italia  Europa Insieme e i 3.375 voti di Italia Europa e Insieme sarebbero in realtà del Pd.

Tirando le somme il Pd con il suo 15% è comunque in difficoltà e ha perso ben 10 punti percentuali rispetto a 5 anni fa (percentuale più realistica del -25% del Viminale...) .

Vista la superficialità con cui sono stati trattati i voti del Pd di Vasto è probabile che poi il Ministero non abbia attribuito la giusta percentuale al partito su scala regionale o nazionale.

Ci sono altri casi simili nei mille comuni italiani? E’ lecito  aq uesto punto dubitare e anche ricontrollare con maggiore scrupolo tutto quanto.

Confrontando i voti degli altri partiti, sempre a Vasto città, si notano altre (minime) discrepanze: i 9.476 del Movimento 5 Stelle indicati sul sito del Ministero, ad esempio, diventano 9.473 sul sito del Comune di Vasto e i 2.462 della Lega diventano 2.463.

Nessuna tragedia ma imperfezioni che chissà quante volte si sono replicate.

 

AL SENATO

Al Senato i 207 voti attribuiti al Partito Democratico dal sito del Viminale sarebbero, questa volta, di Lista Civica Popolare di Lorenzin che così deve cedere i suoi ‘virtuali’ 3.152. Decisamente troppi in una città dove il locale ospedale è stato minato proprio dal decreto Lorenzin per mano dell’assessore regionale Paolucci.

Ma gli errori al Senato coinvolgono anche il centrodestra e la leadership tra Forza Italia e Lega: secondo il Viminale è il partito di Salvini il più votato della coalizione in città ma i dati sul sito del Comune dicono l’esatto contrario.

Forza Italia ha preso più voti: 2.703 per Silvio e 2.473 per Matteo.

Invariati, invece, quelli del Movimento 5 Stelle che con i suoi 8.846 voti si conferma il primo partito della città.

Una piccola storia che dovrebbe far riflettere su come lavorano certi uffici pubblici e come errori anche minimi, replicati, possano persino incidere su elezioni e seggi e dunque sulla democrazia.

A questo punto allora che si fa? Scatteranno esposti e riconteggi per tutti i comuni? Oppure meglio far finta di nulla?  

 

a.l