ECONOMIA TERREMOTATA

Dopo il terremoto. Pecore a Montecitorio, allevatori in ginocchio, vendite crollate

Manifestazione a Montecitorio. Coldiretti: «danni per 2,3 miliardi»

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

104

ROMA.  Niente fischietti, musica e tamburi ma solo bandiere e tanta voglia di ricominciare a lavorare nelle loro terre colpite dal terremoto.

E' così che i circa 2.500 allevatori della Coldiretti hanno presidiato dalle prime ore del mattino di ieri in piazza Montecitorio, portando nel centro di Roma le loro pecore diventate il simbolo di un'auspicata rinascita. Questo a fronte di 2,3 miliardi di euro di danni subiti dal 24 agosto. Sono arrivati da Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria, le quattro regioni colpite dal sisma, per portare in piazza la verità e denunciare alla politica la burocrazia e i ritardi di un processo di ricostruzione fermo al palo.

Un sit in dove si respira davvero la disperazione di tanti imprenditori nei loro sguardi, venuti nella Capitale con i sindaci dei Comuni colpiti. A parlare prima di tutto sono i cartelli che denunciano il loro stato d'animo, ''Ho perso gli animali, non la dignità'', ''Meno chiacchiere più stalle'', ''A.A.A. Cercasi normalità'', ma anche ''Coraggio Italia''. Un tavolo è stato apparecchiato con i prodotti locali, dalle lenticchie di Castelluccio al ciauscolo, dal pecorino Amatriciano a quello di Farindola, che rischiano di sparire per le difficoltà di produrre e vendere.

E mentre dal palco hanno preso la parola solamente gli allevatori e non i politici, su uno schermo è stato proiettato il film-denuncia #stalletradite sui ritardi della ricostruzione nelle aree rurali dove si sommano inefficienze, incompetenze e furberie.

Una verità che il presidente del Senato, Pietro Grasso, e le Commissioni di Ambiente e Agricoltura alla Camera hanno voluto ascoltare, ricevendo una delegazione di allevatori guidata dal presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo.

«Siamo soddisfatti della disponibilità che ci hanno dimostrato ma ora, come siamo abituati a fare, guardiamo ai fatti», ha commentato Moncalvo, nel plaudire anche lo sblocco annunciato dal Ministro Martina dei 34 milioni di euro di aiuti straordinari per il mancato reddito a favore degli allevatori delle aree colpite. Il presidente Grasso, infatti, ha assicurato che continuerà a seguire con la massima attenzione la situazione delle zone terremotate e in particolare, nell'ambito delle proprie prerogative, l'iter delle iniziative per la ricostruzione.

«E' stata una manifestazione particolarmente sentita e composta - ha detto il Capogruppo del Pd in Commissione Agricoltura alla Camera Nicodemo Oliverio - il nostro impegno è presentare subito una serie di emendamenti al ddl terremoto con i quali risponderemo alle necessità dei nostri allevatori presentate oggi nel loro dossier».


I PRODOTTI SALVATI E IL CROLLO DELLE VENDITE

In piazza Montecitorio, un grande tavolo è stato apparecchiato con i prodotti locali salvati dalle macerie, dalle mortadelle di Campotosto al caciofiore aquilano, dai salumi teramani al pecorino di Farindola o a quello Amatriciano, che rischiano ora di sparire per le difficoltà del mercato locale provocate dalla crisi in corso. Un patrimonio inestimabile, a cui si aggiungono le eccellenze delle altre regioni terremotate, a cui l’Abruzzo è unito ora da una stessa difficile situazione: il crollo del mercato locale provocato dalla crisi del turismo e lo spopolamento dovuto all’esodo forzato ma anche ai ritardi nella costruzione degli alloggi temporanei. «Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola che occorre ora sostenere concretamente per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare l’esigenza che «la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo». Insieme a Moncalvo, per l’Abruzzo c’era il presidente regionale di Coldiretti Domenico Pasetti, il direttore regionale Giulio Federici e tantissimi soci allevatori arrivati con autobus e macchine proprie da tutte le zone colpite per manifestare le proprie difficoltà.

 

I SETTORI Più COLPITI

«In Abruzzo a risentire maggiormente della situazione attuale è sicuramente il settore caseario – spiega Coldiretti Abruzzo - il crollo delle vendite sta colpendo maggiormente i formaggi, dal pecorino alle caciotte, anche in ragione del fatto che nelle zone colpite dal sisma è molto radicata l’attività di allevamento. L’abbandono forzato delle popolazioni e la fuga dei turisti hanno fatto venir meno la clientela, mettendo in grave difficoltà le aziende che, oltre a non vendere, devono comunque mungere tutti i giorni con la necessità di trasformare il latte o cederlo a qualche caseificio, peraltro in una situazione in cui molte strutture di questo tipo sono inagibili. In difficoltà c’è comunque anche il settore dei salumi – aggiunge Coldiretti Abruzzo - dove al blocco delle vendite si è accompagnato quello della produzione a causa dell’inagibilità dei laboratori che si trovano nelle zone del cratere. Ma l’assenza di acquirenti - continua la Coldiretti - sta interessando un po’ tutte le produzioni. Il patrimonio di ulivi dell’Abruzzo è stato poi praticamente decimato dagli effetti del maltempo con quasi 1 milione di piante d’olivo a terra. E non se la passa meglio il settore agrituristico, che ha subito il drastico calo delle prenotazioni a causa della “paura” collegata al sisma. A tal proposito, ciò che chiediamo – sottolinea Coldiretti Abruzzo - è incentivare il turismo nelle regioni colpite dal sisma prevedendo la detraibilità delle spese sostenute dai turisti per i soggiorni nelle strutture ricettive agrituristiche che potrebbero essere considerate oneri deducibili a lato della dichiarazione dei redditi».


 

ANIMALI  SENZA RICOVERO

In Abruzzo, a poco piu’ di sei mesi dalla prima scossa si conta una strage di migliaia di animali morti, feriti e abortiti per l’effetto congiunto delle scosse e del maltempo che hanno fatto crollare le stalle e costretto gli animali al freddo e al gelo, con decessi, malattie e diffusi casi di aborto. Ad oggi gli allevatori, con oltre 282 stalle crollate, non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore sopravvissuti, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti, mentre si è ridotta del 30% la produzione di latte per lo stress provocato dal freddo e dalla paura delle scosse.

 


COSA CHIEDE COLDIRETTI

Per Coldiretti, per dare finalmente risposte concrete agli allevatori terremotati occorre accelerare nel percorso di realizzazione delle stalle provvisorie previste con i nuovi bandi ma anche abbattere gli adempimenti burocratici per gli agricoltori che vogliono acquistare da soli le strutture. Una possibilità prevista dall’ordinanza 5 del decreto terremoto che sino ad oggi è rimasta sostanzialmente inapplicata a causa dei troppi vincoli a partire da quello che impone strutture similari a quelle dei bandi, mentre basterebbe dare semplicemente un tetto massimo di spesa e permettere agli allevatori di costruirsi la stalla provvisoria più adatta alle loro esigenze. E lo stesso dovrebbe valere per i moduli abitativi per gli agricoltori. Nell’ottica di una ricostruzione di lungo periodo occorre poi intervenire sulle Ordinanze 8 e 13 che prevedono il rafforzamento, la riparazione e ricostruzione degli immobili, estendendone l’arco temporale di intervento al fine di comprendere gli eventi sia sismici che calamitosi di gennaio 2017. Ma sono urgenti anche – spiega Coldiretti – il ripristino delle reti viarie e misure concrete di sostegno alle imprese terremotate, dall’erogazione immediata dei fondi previsti dal decreto legge Sisma Italia per garantire liquidità e far fronte dai danni subiti (bestiame morto, crollo di vendite, ecc.) al pagamento degli aiuti diretti per il mancato reddito (400 euro/capo bovino, 60 euro/capo ovi caprino, 20 euro/capo per suino e 100 euro/capo ad equino), dalla definizione immediata dei termini di assegnazione delle indennità all’ultimazione dell’arrivo dei fondi del Piano di sviluppo rurale.