OPERE E OMISSIONI

Antenna selvaggia indisturbata. Come Rigopiano: la Regione inadempiente da 15 anni

La legge prevede l’adozione di un piano di risanamento per ripetitori di radio e tv per tutelare la salute

Redazione PdN

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 ABRUZZO. Dopo la tragedia di Rigopiano si è scoperto che la Regione da 25 anni avrebbe dovuto attuare il piano valanghe che avrebbe potuto salvare 29 vite umane. Dopo gli incidenti nei Laboratori del Gran Sasso del 2016-2017 si è scoperto che da 40 anni ci sono altissimi rischi di contaminazione dell’acqua potabile distribuita senza che alcun ente si sia attivato per la totale messa in sicurezza, nonostante centinaia di milioni di euro spesi.

Storie comuni di inerzie speciali che possono provocare morti e danni e che identificano l’inefficienza delle istituzioni pubbliche e una idiosincrasia dello Stato a rispettare le leggi dello… Stato.

Di storie di inerzie ce ne sono decine ma tra quelle più “misteriose” e torbide, dense di interessi intrecciati, c’è quella delle antenne selvagge di San Silvestro. Già, quelle installate alla fine degli anni ‘70 sul colle di Pescara il miglior punto per irradiare trasmissioni di radio e tv e lì rimaste da sempre senza troppe formalità e controlli.

Nel 2008 scattò l’eclatante sequestro ad opera della Forestale (allora comandata da Guido Conti) per diversi superamenti dei limiti di emissioni imposti per legge. Ne scaturì un lentissimo processo con l’accusa di “getto di cose pericolose” per il superamento dei limiti di emissione che solo nel 2016 è finito con la prescrizione (del resto la pena sarebbe stata di pochissimi mesi al massimo).

Una beffa senza fine per il comitato locale che da molti decenni si batte, subendo continue prese in giro da amministratori locali e dagli enti pubblici che sembrano impotenti di fronte alla potenza di fuoco delle emittenti televisive come Rai e Mediaset che si sono opposte in tutte le sedi e con tutti  i mezzi ad ogni attacco.

La Rai sembra aver avuto un ruolo fondamentale in questa storia, se non altro per la facilità di interlocuzione con il mondo politico che ha subito trovato convergenze e interessi comuni che non hanno previsto però anche il rispetto delle normative.

E mentre il processo moriva lentamente quegli stessi limiti sono stati continuamente violati. Ma siccome quelli per i quali era iniziato il processo erano troppo in là nel tempo non c’è stata alcuna condanna ed è scattata la prescrizione. Sarebbe bastato inserire le analisi periodiche dell’Arta che rileva superamenti fino al 2015 per ottenere il pieno riconoscimento del reato.

Ma non si sarebbe comunque risolto il problema della convivenza tra antenne e case.

 

I CITTADINI SCOPRONO, LE ISTITUZIONI CALPESTANO

Il comitato di residenti che si batteva per veder riconosciuto semplicemente il diritto alla salute ha poi scoperto che quelle antenne erano persino abusive perchè il piano dell’Agcom non prevedeva San Silvestro come sito autorizzato per le emissioni.

Altra battaglia giudiziaria finita al Consiglio di Stato che è riuscito ad annullare il piano nazionale delle frequenze per il sud Italia tra cui anche l’Abruzzo.

Risultato: le antenne non si sono spostate perchè i giudici, tra le altre cose, hanno avuto le mani legate per la mancanza di un luogo idoneo alternativo in mancanza dell’adozione da parte della Regione del piano obbligatorio per legge dal 2005 e di conseguenza del piano provinciale, pure obbligatorio.

Un groviglio di norme che di fatto hanno favorito le emittenti e calpestato i cittadini accusati pure di aver costruito case sotto i ripetitori. Invece San Silvestro era persino Comune a sé, diversi decenni fa, e le case sono state costruite con permessi rilasciati dagli uffici tecnici, mentre le antenne, per diverse ragioni sarebbero ancora oggi non autorizzate

Oggi la cosa sembra essere caduta nel dimenticatoio e di antenne di San Silvestro non si parla più da anni. I  residenti sono comprensibilmente sfiduciati e disgustati perchè persino gli scioperi della fame non sono serviti a nulla.

 

LA RESA INCONDIZIONATA E INDOTTA DEI RESIDENTI

La salute? Forse vale la pena combattere per decenni ma umiliazioni per sempre, forse no. Per questo è scattata la resa incondizionata del comitato dei residenti letteralmente disintegrato dal muro di gomma messo in piedi dagli enti e dalla politica. Il comitato di San Silvestro non esiste più e l’intelligenza ha suggerito la fuga. Chi ha potuto ha venduto le proprie case ed è andato via sconfitto ed altri stanno facendo lo stesso. Per questo ad oggi è meglio il silenzio per tutti, per evitare l’ulteriore beffa di dover rimanere prigionieri nella propria casa.  

Mariano D'Andrea, l'anima del comitato, a Il Centro aveva detto: «subisco la violenza dei poteri mafiosi, così mi allontano come si sono allontanate dalla Sicilia tante persone oneste» dopo aver spiegato che le antenne sono ancora oggi abusive perchè costruite senza i necessari permessi e autorizzazioni. Verifiche che pare nessuno abbia mai voluto fare...

 L’Arta comunque continua a registrare superamenti di emissioni ma visto l’esito del processo del 2008 -come accade per molte altre vicende- la procura non si arrischia più ad avviare nuove indagini per evitare di sprecare tempo e risorse che poi sarebbero neutralizzate.


  

L’INERZIA SALVA LE ANTENNE

Del resto da quel poco che si è capito le antenne pur non legittimate a rimanere a San Silvestro non si possono spostare da lì perchè la Regione non ha individuato un sito alternativo idoneo. E così l’ennesima inerzia della Regione diventa la pietra angolare sulla quale si poggiano gli interessi degli editori grandi e piccoli ma anche la principale ragione del perseverare della illegittimità.

  E qui ritorna il pensiero a Rigopiano dove diversi dirigenti regionali sono stati  indagati per omissione per non aver attuato il piano valanghe dal 1992. Si tratta solo degli ultimi presunti responsabili di una lunga catena di omissioni e mancata ottemperanza di una legge che peraltro non prevedeva nemmeno termini perentori per l’approvazione della carta valanghe.

Per le antenne, invece, quei termini perentori ci sono ma il risultato è lo stesso vuoto assoluto amministrativo e non ci sono neppure i medesimi guai giudiziari, per le solite imperscrutabili ragioni.

La legge non è uguale ma le omissioni sì, e la giustizia diventa una chimera.


 

Antenne San Silvestro, ad un mese dall’ultimatum anche il sindaco Mascia tace

PESCARA. Il 2012 è stato l’anno della battaglia e probabilmente nel 2013 bisognerà lottare ancora.

San Silvestro, le antenne rimangono e non si capisce perché

IL DOCUMENTO. PESCARA. Passano le settimane, le ferie, il caldo e ritorna “l’inverno nebbioso” sul caso della delocalizzazione delle antenne di San Silvestro.


2001: LA TUTELA DALLE ONDE ELETTROMAGNETICHE

Nel 2001 vennero varate le norme nazionali sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici le quali prevedono  piani di risanamento che devono essere adottato dalla Regione con onere a carico dei titolari degli impianti. Un piano da varare entro 24 mesi, termine perentorio scaduto nel 2003.

La logica è simile a quello che accade per le discariche di rifiuti che devono essere bonificate dai responsabili e solo in seconda istanza dagli enti pubblici. Ma c’è bisogno di enti pubblici attivi e con la chiara volontà di perseguire l’interesse pubblico ed il rispetto della legge.

Un pò come accaduto con Bussi dove i veleni ci sono e continuano ad inquinare ma nulla è accaduto in 10 anni. Così per le antenne: i rifiuti ci sono ugualmente  anche se non si vedono e continuano ad inquinare le aree adiacenti e in 40 anni non si è stati in grado di risolvere il problema.

 

L’art. 9 della legge del 2001 sarebbe persino troppo chiaro e recita:

«in caso di inerzia o inadempienza dei gestori, il piano di risanamento è adottato dalle regioni, sentiti i comuni e gli enti interessati, entro i successivi tre mesi. Il piano, la cui realizzazione è controllata dalle regioni, può prevedere anche la delocalizzazione degli impianti di radiodiffusione in siti conformi alla pianificazione in materia, e degli impianti di diversa tipologia in siti idonei. Il risanamento é effettuato con onere a carico dei titolari degli impianti».




La Regione Abruzzo non solo non ha un piano ma ad oggi non ha neppure una bozza; come dire che il lavoro in ritardo di 14 anni non è nemmeno iniziato proprio come se non ce ne fosse alcuna voglia.

 

Il resto è storia nota e, vista con il senno di poi, solo una enorme caciara per ingannare tempo e popolo e mantenere lo status quo nonostante la legge.

 Pochi giorni dopo il clamoroso sequestro del 2008 il Comune di Pescara (giunta D’Alfonso) si sveglia e avvia il procedimento per la delocalizzazione, tre mesi dopo anche la giunta regionale (Del Turco) conferma la delocalizzazione di tutti gli impianti perchè le emissioni superano i limiti di legge.

L’ordinanza regionale prevedeva 180 giorni per lo spostamento (!) nel sito di Pietracorniale nel Comune di Bussi, cioè il sito ritenuto idoneo dal Ministero delle Comunicazioni.

Nel 2010 la giunta regionale di Gianni Chiodi approva persino uno studio di fattibilità dell’università de L’Aquila per spostare i ripetitori.

Il Consiglio comunale di Pescara nel 2011 dice sì alla delocalizzazione sul nuovo sito individuato dalla Regione: la piattaforma marina al largo della costa di Francavilla.

Non si è vista nessuna piattaforma marina, le antenne non si sono spostate di un metro e nessuno si interessa più dell’argomento.

E questa volta  siamo certi che non ci sarà alcuna valanga a risvegliarci dal sonno.