IL FATTO

Ponte sul Giovenco, chiuso da un mese… senza perizia tecnica

Ranieri: «possibile chiudere infrastruttura importante con un colpo d’occhio?»

Redazione PdN

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ABRUZZO. Il ponte sul Giovenco che collega Bisegna e Pescasseroli, è chiuso da un mese e mezzo e sostanzialmente separa l’Alto Sangro dalla Valle del Giovenco.

Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Gianluca Ranieri, chiede che si faccia immediatamente una perizia per valutare lo stato reale del collegamento: «è bastato uno sguardo al ponte per decretarne la chiusura, ora bisogna approfondire».

Il ponte sul Giovenco, che unisce paesi interdipendenti tra loro e garantisce importanti collegamenti verso i centri urbani più grandi, è stato dunque chiuso al transito senza alcuna perizia che ne abbia attestato la solidità.

 

Perchè dopo un mese e mezzo, non è stata predisposta alcuna perizia che abbia attestato lo stato di solidità del ponte?

Eppure tale perizia, fa notare Ranieri,  non sarebbe costosa e permetterebbe di capire l’entità e la necessità degli interventi e potrebbe consentire la valutazione di un utilizzo limitato della strada, come ad esempio il traffico a piedi, in attesa della messa in sicurezza.

«Peraltro, sembrerebbe, ma qui ancora una volta servirebbe la perizia, che la parte franata del ponte, non sia un elemento strutturale ma semplicemente decorativo, per cui la solidità del ponte potrebbe anche non essere stata minimamente compromessa dal piccolo crollo».

 

Al momento, la principale via di comunicazione tra l'Alto Sangro e la Valle del Giovenco resta completamente bloccata, e da Pescasseroli bisogna fare 50 km di strade non troppo agevoli per raggiungere Bisegna, al posto dei 10km della strada attraverso il ponte (10 minuti contro circa 1 ora).

Un disastro per tutti i cittadini che, per esempio, lavorano in un paese e abitano nell’altro.

Un disastro in estate, figuriamoci d’inverno.

«Stiamo parlando», continua Ranieri,  «di circa una ventina di paesi che subiscono il disagio in forma più o meno grave. Senza contare che queste aree interne popolate di paesi molto piccoli, vivono di un’economia basata principalmente sul turismo estivo, che chiaramente è stata messa in ginocchio: si tratta dei paesi del parco nazionale, in cui si vive di un turismo di passaggio (e di ritorno) che chiaramente è stato drasticamente penalizzato. La domanda che ci poniamo è: esiste la volontà di ripristinare questo collegamento? Oppure l’inazione della politica nasconde l’interesse ad avvantaggiare una differente viabilità?»