DOPO 1O ANNI

Sin Bussi, Provincia Pescara notifica ordinanza: «Edison dovra' bonificare»

Area coinvolta di 70 mila mq

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

354

PESCARA. «La Edison è stata  responsabile dell'inquinamento diffuso nelle ex discariche 2A e 2B ed aree limitrofe, nel perimetro del SIN Bussi, per deposito incontrollato, in contrasto e senza autorizzazione e senza alcuna sicurezza, di migliaia di tonnellate di scorie industriali e rifiuti tossici e nocivi derivanti dalla storica produzione industriale del polo chimico di Bussi».

L’ordinanza provinciale che lo certifica è stata notificata dalla Provincia di Pescara alla edison spa.   

Il provvedimento e' consequenziale a lunghe e complesse indagini condotte dalla Polizia Provinciale, in collaborazione con il ministero dell'Ambiente, l'Arta, la regione Abruzzo, l'associazione Forum H2O.

L'area oggetto del provvedimento e' complessivamente di oltre 70.000 mq circa con migliaia di tonnellate di rifiuti abbancati senza corretto smaltimento e senza sicurezza.

L'inquinamento riguarda anche le falde acquifere sottostanti le zone indicate. Questa mattina, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il presidente della Provincia Antonio Di Marco, il sindaco di Bussi Salvatore Lagatta, il comandante della polizia provinciale, Giulio Honorati, il direttore dell'ARTA Abruzzo Francesco Chiavaroli con Lucina Lucchetti, alla presenza del presidente di Forum H2O, Augusto De Sanctis, e' stato fatta chiarezza sull'iter, i tempi, gli studi documentali, le analisi e le consulenze svolte in questi anni, che hanno subito una forte accelerata dal febbraio 2017 ad oggi.


FARE PRESTO

«Abbiamo richiesto alla Edison - ha dichiarato il presidente Di Marco - di rimuovere i rifiuti ancora depositati nelle aree 2A e 2B e nelle aree limitrofe, e di provvedere ad ulteriori operazioni di bonifica e di ripristino ambientale. Se cio' non dovesse accadere, si procedera' con rivalsa e in danno nei confronti del responsabile dell'inquinamento per ogni spesa sostenuta».

«Ringrazio - ha aggiunto - la mia struttura interna: la polizia provinciale, guidata da Giulio Honorati, che ha condotto le indagini grazie allo spirito di responsabilita' e di abnegazione dei suoi pochi addetti, nonche' gli Enti e le istituzioni che hanno collaborato intensamente per arrivare alla conclusione delle indagini e alla comunicazione del provvedimento: la ASL, l'Arta, la Regione Abruzzo, l'associazione Forum H2O».  


COSA C’E’ SOTTO TERRA

Nelle aree site a monte dello Stabilimento chimico sono localizzate due discariche autorizzate dalla Giunta Regionale d’Abruzzo, (discarica 2A per rifiuti urbani e speciali di circa 12.000mq e discarica 2B per rifiuti speciali tossici e nocivi di circa 8.000mq), ma che risultano prive di opere di copertura e di messa in sicurezza ed in cui sono stati smaltiti rifiuti diversi da quelli autorizzati.

All’intorno delle due discariche per circa 35.000mq sono stati depositati in modo incontrollato ingenti quantitativi di rifiuti, oltre all’area denominata “magazzini ex iprite” che sarebbe stata utilizzata per stoccare la produzione del materiale bellico chimico aggressivo (gas iprite) durante il periodo prebellico e bellico della seconda guerra mondiale e, successivamente  “le peci clorurate pesanti provenienti dal Reparto cloro metani unitamente ai rifiuti tossici e nocivi provenienti dal reparto clorosoda”.

Una stima, eseguita all’epoca, del solo materiale di riporto presente nelle aree circostanti le discariche ha calcolato un volume pari a circa 54.000 m3 distribuiti su una superficie di circa 35.000 m2, con uno spessore medio di circa 1,5 m sull’intera superficie.

 

Le attività di deposito incontrollato di rifiuti/scorie industriali sono state realizzate nel periodo anteriore al 1981, precedente allo stesso iter di autorizzazione delle discariche 2A e 2B.

I rifiuti rinvenuti nelle aree adibite a discarica contenenti vari Metalli (soprattutto Piombo, Mercurio, Arsenico, Rame, Alluminio e Ferro), Composti Clorurati (quali Tetracloroetilene, Tricloroetilene e Cloroformio, Idrocarburi C<12 e C>12 e IPA) sono riconducibili alle produzioni e alle sostanze impiegate durante il periodo di proprietà e gestione diretta di Montedison.

Montedison ha mantenuto la gestione delle suddette aree adibite a discarica anche dopo il 1981, ossia dopo che la proprietà del Sito di Bussi era stata conferita ad Ausimont S.p.A., in quanto ha mantenuto il controllo di quest’ultima ed in generale ha continuato a gestire e coordinare le politiche ambientali di gruppo, anche in relazione al Sito di Bussi;

Il gruppo Solvay (Solvay Specialty Polymers Italy S.p.A. dal 1 Gennaio 2013) invece ha assunto la proprietà nel Maggio 2002 attraverso l’acquisizione (indiretta) dell’intero pacchetto azionario di Ausimont S.p.A.

 

Nel maggio/giugno 2007,a seguito di indagini ambientali da parte del Corpo Forestale dello Stato su mandato della Procura di Pescara, c’è stato il sequestro delle aree interessate dalla presenza di discariche e rifiuti sparsi, con dissequestro e restituzione il 3 novembre 2015. Durante le indagini è emerso che nelle due discariche erano stati smaltiti rifiuti diversi e in quantitativi notevolmente maggiori da quelli autorizzati oltre ad interessare in modo incontrollato e senza autorizzazione le aree circostanti.

Gli scavi hanno evidenziato la presenza di materiali antropici/rifiuti industriali di varie tipologie, abbancati per vari metri di profondità, con la documentazione della presenza di rifiuti riconducibili direttamente a Montedison.

Anche le analisi eseguite da ARTA hanno confermato la presenza di una contaminazione dovuta a sostanze riconducibili a produzioni storicamente effettuate nello stabilimento di Bussi, già in epoca di gestione Montedison antecedente agli anni 1980.