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Non ditelo a D’Alfonso, Febbo porta in Procura tre denunce su delibere di giunta «illegittime»

Ospedale Chieti e nomine: le carte arrivano ai magistrati

Redazione PdN

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ABRUZZO. Due documenti sul project financing e la nomina di Rivera: tutto inviato ai magistrati

Delibere senza le firme che contano e il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, chiede alla Procura di Chieti di indagare. Come la prenderà il presidente senatore Luciano D’Alfonso che, ormai quotidianamente, invia dardi infuocati verso i «denuncisti» e  «pozzangheristi»?

 

Una indagine, sul tema delibere e loro formazione, in realtà. è già aperta da alcuni mesi a Pescara.

Nel mirino il presidente senatore Luciano D’Alfonso e alcuni assessori per la delibera  367 del 2016 per i finanziamenti al Parco Villa delle Rose di Lanciano.

Chi c’era e chi era assente?

Nella delibera D’Alfonso viene indicato come presente, secondo l’ipotesi accusatoria, invece, non c’era e da qui l’accusa di falso ideologico, tutto da dimostrare.

  

L’inchiesta è stata chiusa e al momento non se ne conosce il destino. Approderà ad un processo oppure no?

Nei mesi scorsi anche Ernesto Grippo, ex dirigente del Servizio Atti del presidente e della giunta, lanciò un monito segnalando che nel 2015 su 1.136 delibere approvate, ben 525  (cioè poco più del 50%) non sono state verificate preventivamente dagli uffici, come prescrive la norma. Si tratta di pareri rispetto alla compatibilità con le normative vigenti, le coperture finanziarie o altri pareri prodromici.

Nel 2016 su 1.060 delibere proposte, 953 sono state adottate e di queste solo 669 sono passate prima dell’approvazione dagli uffici.

Il trend non sarebbe diminuito negli anni successivi.

 

Sempre qualche mese fa avevamo scoperto anche un’altra anomalia:  in ben 10 delibere svolgono contemporaneamente le funzioni di segretario, in maniera illegittima e irregolare, l’Assessore Paolucci e il Direttore Generale Rivera. Lo stesso Paolucci, che non potrebbe svolgere le funzioni di segretario, addirittura vota le delibere altrimenti mancherebbe il numero legale. La segnalazione è arrivata anche alla Corte dei Conti.

Febbo in queste ore punta l’attenzione (ancora una volta) sulle carte che ruotano intorno al project financing dell’ ospedale di Chieti. La giunta D’Alfonso corre e ha annunciato che tra 6 mesi ci sarà la gara.

Ma dai documento emergono alcune incertezze, come aveva scoperto qualche giorno fa PrimaDaNoi.it.

Si scopre infatti che il direttore generale Vincenzo Rivera continua in solitaria a firmare Delibere importanti, come la numero 495 del 9 luglio scorso, dove si impegna l’Ente Regione a rate di 15 milioni di euro per 25 anni.

«Inspiegabile e senza precedenti» definisce Febbo la pubblicazione del documento con la sola firma del funzionario estensore Anna Rita Capodicasa mentre mancano le firme del Responsabile dell’Ufficio, del Dirigente del Servizio e cosa più grave del Direttore del Dipartimento Sanità Angelo Muraglia, firma e parere fondamentali.

Il funzionario estensore (moglie del segretario particolare del presidente, Enzo del Vecchio) nel deliberato riporta il parere positivo del Direttore Angelo Muraglia ma poi 'stranamente' manca la sua firma all’atto approvato. Perchè?

«Non credo che questa sia solo una semplice dimenticanza», sottolinea Febbo che ricorda come la stessa situazione si riscontri anche nella delibera di giunta numero 540 del 29 settembre 2017, sempre inerente il Project Financing.

Anche in quel caso mancano sia il parere sia le firme del Direttore generale Angelo Muraglia e dei direttori e funzionari competenti, i quali costituiscono fondamento di garanzia per l’intera procedura.

Febbo 5 giorni fa ha preso carta e penna e (con buona pace di D’Alfonso che detesta i «denuncisti») nell’esposto alla procura segnala le due delibere  «illegittime, carenti di passaggi amministrativi essenziali, senza i pareri preventivi, senza visto di copertura di bilancio, senza visto, pubblicate in ritardo e, cosa più grave, senza l’approvazione e la firma dei Dirigenti e Direttori competenti».

 «Credo che sia del tutto legittimo e opportuno chiedersi e verificare quali sono le vere motivazioni per cui manchino firme dei responsabili competenti e se ci sia la contrarietà del Direttore Muraglia» .

 

IL RUOLO DI RIVERA

Febbo si focalizza anche su Rivera, come ha già fatto molte altre volte: «ad oggi non sappiamo se ha i titoli e requisiti per ricoprire quel ruolo apicale. Secondo il tuttologo e tuttofare Presidente Senatore D’Alfonso la firma di Rivera dovrebbe sostituire quella dei Dirigenti e Direttori. Vincenzo Rivera però sembrerebbe non possedere i requisiti idonei per ricoprire l’incarico e questo viene sentenziato dal Giudice del Lavoro del Tribunale de L’Aquila Annamaria Tracanna».

Il riferimento è alla sentenza del giudice del Lavoro della scorsa primavera che ha sancito che la Regione Abruzzo non poteva nominare Vincenzo Rivera direttore di dipartimento della Presidenza e dei rapporti con l’Europa perchè non aveva i requisiti. La Regione è stata condannata dal giudice del lavoro dell’Aquila a risarcire al dirigente regionale ricorrente, Carlo Massacesi, il 60 per cento delle differenze retributive per tre anni.  

E così anche su questo capitolo è arrivato un nuovo esposto, firmato il 3 luglio scorso, che riguarda  proprio la delibera di giunta 33/2017 con oggetto il conferimento dell’incarico di Direttore del Dipartimento della Presidenza e rapporti con l’Europa Vincenzo Rivera.

Dopo la prima nota di Febbo del 5 aprile scorso e successivi solleciti inviati a Fabrizio Bernardini, Direttore Risorse Umane, sulla legittimità della nomina di Rivera, a cui non è mai arrivata risposta, Febbo ha protocollato un esposto per fare chiarezza sull’operato proprio di Bernardini e se nella sua attività si configuri un comportamento omissivo.