IL LATTE VERSATO

Mense Pescara, nel 2017 la caciotta incriminata senza documenti

Dopo il sequestro dell’azienda una ispezione certificò mancanze amministrative

Redazione PdN

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 PESCARA. Il burro, il caciocavallo abruzzese, la caciotta, la robiola, lo stracchino, la mozzarella, il pecorino dolce, la ricotta, la scamorza abruzzese e naturalmente il latte fresco vaccino.

Nel progetto tecnico inserito nella documentazione dell’appalto da 16 mln di euro delle mense di Pescara sono questi i prodotti che la Bioristora e la Cirfood dicono di comprare dall’ azienda agricola di Vicoli Savini & DI Nicola, sequestrata ieri su ordine della procura di Pescara. Dieci alimenti vengono da lì sui 106 che fanno parte dei menu degli studenti pescaresi.

Dalle analisi sarebbero emersi indizi che farebbero pensare che il batterio che ha contagiato circa 300 bambini si trovasse nel latte utilizzato per le caciotte, servite 4-5 giorni prima dei ricoveri di inizio giugno.

Il Campylobacter sarebbe stato trovato poi nella azienda, proprio nelle caciotte e sulle mucche da latte allevate.

Si tratta di indizi tutti da verificare che dovranno reggere a molte prove e sollecitazioni prima di giungere ad un rinvio a giudizio.

Eppure sembrerebbe che non ci sia stata molta attenzione da parte di buona parte della filiera di controllo, a partire dal Comune di Pescara che, per molto tempo, ha svolto quasi la funzione di difensore d’ufficio delle imprese appaltatrici, forse perchè alcune sollecitazioni arrivavano dai banchi degli “odiati” grillini.

Ma anche i controlli interni alle ditte pare siano stati almeno superficiali se è vero che molte criticità erano già emerse mesi prima del contagio ma che nulla di concreto è stato fatto per impedirlo.

Tutti avvisati ma bimbi non salvati.



CACIOTTA SENZA DOCUMENTI

Non si spiegherebbe altrimenti, per esempio, quanto riportato in un documento ottenuto dal consigliere M5s Massimiliano Di Pillo nel quale già nel 2017 si parlava della caciotta di Vicoli.

Eattamente un anno fa, il tecnologo alimentare Pasquale Rampa da Morro D’Oro stilava il suo rapporto in seguito ad una ispezione presso i centri di cottura per verificare il rispetto del protocollo HACCP.

Si tratta di una ispezione a sorpresa effettuata il 26 giugno 2017 presso la cucina di via Puccini- Scuola Borgomarino. Nello specifico sono stati controllati lo spezzatino e la caciotta.

La caciotta fresca (primosale) si presentava in buono stato di conservazione e priva di muffe e almeno visivamente non si poteva obiettare nulla.

In quel caso non sono state fatte analisi per rilevare eventuali batteri. Quello che, però, l’ispettore ha rilevato è stata  la totale assenza di etichette, indicazioni, marchi per rintracciare la filiera e lo stabilimento di produzione.

Insomma, tutto quello che il capitolato prescrive come un obbligo inderogabile.

L’ispettore ha scritto nero su bianco che mancava anche tutta la documentazione accompagnatoria (si immaginano le bolle per il trasporto, le fatture ed altro).

Nel centro di cottura Giardino, invece, vaschette simili erano tutte fornite di etichettatura.

Tuttavia il personale in cucina quel giorno all’ispettore ha dichiarato che l’autista aveva dimenticato di lasciare il documento di trasporto relativo al formaggio.

Di sicuro un fatto minimo, magari irrilevante, che, però, prova come proprio il giorno della ispezione a sorpresa le carte non fossero tutte a posto.

Al momento non si hanno notizie nè di lettere di richiamo da parte delle ditte committenti indirizzate alla azienda di Vicoli nè di provvedimenti o di censure per una non corretta ottemperanza degli obblighi da capitolato.

 

LE AUTOANALISI DA TRASMETTERE ENTRO 7 GIORNI

Gli investigatori stanno anche controllando le analisi che Cir Food e Bioristora erano obbligate a fare almeno due volte al mese su alimenti scelti dal Comune su materie prime o prodotti finiti.

I risultati delle analisi fatte da Asl e Zooprofilattico devono essere poi trasmesse dalle ditte appaltatrici entro 7 giorni al Comune.

Eppure lo stesso sindaco ha dichiarato di aver avuto contezza di analisi positive (con batterio) svolte ad aprile (proprio su una caciotta) solo a giugno, cioè quando il contagio era bello che servito e lo scandalo scoppiato. Ben oltre i 7 giorni previsti.

Chi era a conoscenza delle analisi che indicavano la carica batterica della caciotta?

Perchè nessuno ha fatto nulla?

Siamo sicuri che fosse la prima volta che analisi indicassero in maniera precisa i prodotti caseari come a rischio?

GLI OBBLIGHI DA CAPITOLATO

Nel frattempo però si leggono meglio le carte di questo secondo appalto affidato alle ditte che avevano già vinto quello precedente e pure funestato da un paio di inchieste giudiziarie.

Dal capitolato si legge, riguardo ai formaggi che questi «devono essere prodotti con tecnologie adeguate e partendo dalle materie prime provinciali, regionali e nazionali (la provenienza è elencata in ordine di priorità e deve essere documentata)».  

La azienda Agricola Savini, secondo quanto scritto dai Nas, non avrebbe le attrezzature per la pastorizzazione del latte mentre nella sua mission c’è quello di produrre formaggi freschi anche prodotti con latte vaccino.  

«Sono richiesti prodotti Doc, Dop, Igp, Stg  e potranno essere commercializzate anche in parti preconfezionate», si legge ancora dal capitolato, «ma dovrà sempre esserci l’indicazione del marchio, secondo le norme previste dai rispettivi disciplinari».

Nello specifico la tracciabilità deve essere costante e completa, con i dati della azienda produttrice e fornitrice, la denominazione commerciale del prodotto, gli ingredienti, il lotto di produzione, la data di scadenza, le modalità di conservazione, il bollo sanitario dello stabilimento di provenienza.

E’ anche su questo che la procura -con il pm Anna Benigni- sta cercando di fare luce perchè sembrerebbe che l’inchiesta si possa sdoppiare o duplicare in due tronconi: quello della diffusione del batterio (della distribuzione di cibo non adeguatamente controllato) ed il filone più amministrativo che attiene alla corretta applicazione del capitolato e delle regole che Cir Food e Bioristora dovevano seguire nella gestione del servizio.