IL FATTO

Pineta Torre del Cerrano, pic nic vietati ma spuntano tavoli, sedie e comitive

La denuncia dell’associazione Ambiente e/é Vita Abruzzo Onlus

Redazione PdN

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TERAMO. Il 2 luglio scorso il Tar Abruzzo ha rigettato il ricorso degli operatori turistici contro il Regolamento dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano: la sentenza “stabilizza” gli effetti del Regolamento e lo rende pienamente efficace.

Tra i punti maggiormente significativi della sentenza vi è il riconoscimento della piena legittimità del divieto “di approntare aree pic-nic e di occupare spazi con tavole, panche, sedie ed altro, vietando altresì il bivacco”.

Il Regolamento, infatti, recita che “ l’allestimento di aree pic-nic è dunque consentito esclusivamente “all’interno del perimetro delle concessioni demaniali”.

Nelle pinete, quindi, ove non insistono concessioni demaniali, è fatto rigoroso divieto di pic-nic ed attività assimilabili.

Eppure qualcosa è andato diversamente, nelle ultime ore.

L’associazione Ambiente e/é Vita Abruzzo Onlus diretta da Patrizio Schiazza segnala (e invia anche delle foto a dimostrazione) che ieri si è manifestata una realtà del tutto diversa.

«La pineta», racconta Schiazza, «è diventata un’area attrezzata a pic-nic, un bivacco a tutto campo senza nessun controllo da parte dell’Area Marina né tantomeno del Comune di Pineto.

Nessun cartello di divieto, nessun operatore AMP – che sembrerebbe destinare importanti risorse per il controllo delle pinete- nessun vigile del Comune –evidentemente occupato ad apporre le sanzioni sulle auto in divieto di sosta».

Schiazza va avanti: «nessun controllo sugli impianti sonori degli stabilimenti (che secondo il regolamento non debbono arrecare alcun “disturbo all’ambiente”) né tantomeno sugli impianti luminosi».

Una situazione che, sottolinea l’associazione, fotografa in maniera del tutto inequivocabile i paradossi di una previsione regolamentare fortemente voluta, ma inapplicata, inapplicabile e foriera di possibili conflitti con gli operatori socio-economici del territorio e con i

potenziali fruitori delle località turistiche ricadenti nel perimetro dell’area protetta.

 

Ma la riflessione di maggior amarezza, secondo Schiazza, riguarda la mancata attuazione ed applicazione della Carta Europea del Turismo Sostenibile che l’AMP ha conseguito, prima in Europa, nel 2014.

La Carta, che costituisce una certificazione di processo, pone come regola fondamentale la

costituzione del Forum, ossia un tavolo permanente con gli operatori economici del territorio. «Dalla lettura della sentenza», continua Schiazza, «si evince chiaramente che questo tavolo non c’è, non c’è stato e comunque non è stato coinvolto nella stesura ed adozione del regolamento in parola».