COMUNALI 2018

Il centrosinistra vince a Teramo: Gianguido D’Alberto è il nuovo sindaco

Crolla l’affluenza alle urne

Redazione PdN

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TERAMO. Il centrosinistra si riprende Teramo dopo molti anni di governo del centrodestra. Il Pd vince insieme a molte altre liste civiche e guiderà la città martoriata dal terremoto con migliaia di edifici ancora inagibili.

E' il candidato del centrosinistra Gianguido D'Alberto di 41 anni, il nuovo sindaco di Teramo. Conquistando 12.205 preferenze (53,3%) ha raddoppiato i consensi del primo turno (quando furono 6.492), superando Giandonato Morra, del centrodestra.

Morra si è fermato al 46,7%, una percentuale maggiore rispetto al 34,6% del primo turno ma che tradotto in voti equivale ad appena 75 voti in più dei 10.643 che gli avevano fatto conquistare il ballottaggio.

Resta la scarsa affluenza alle urne: al ballottaggio ha votato la metà esatta degli aventi diritto, poco meno di 23.500 sui circa 47mila. D'Alberto ha festeggiato prima di trasferirsi sotto al municipio chiuso dopo il sisma, «che - ha detto a caldo - eleggo a simbolo di dove bisogna ripartire per rilanciare questa città. Questa notte comincia una nuova stagione, la stagione del dialogo e della ricostruzione».

In consiglio comunale la maggioranza capeggiata dal sindaco D’Alberto sarà composta da 8 consiglieri del Pd, 7 di Insieme Possiamo, 2 di Teramo Vive, 2 di Teramo 3.0.

All’opposizione invece ci saranno oltre al candidato sindaco Morra, gli altri candidati Rocchetti (M5S), Cavallari, Di Dalmazio, 3 consiglieri di Futuro In, 2 di  Forza Italia, 1 di Fratelli d’Italia, 1 di Oltre Teramo.




IN ITALIA IL CENTRODESTRA VINCE 8 A 4 SUL CENTROSINISTRA

Il centrodestra conquista storiche roccaforti da sempre in mano al centrosinistra: innanzitutto Pisa, Massa e Siena. Il Pd riesce a confermarsi ad Ancona e riconquista Siracusa e Brindisi, guidata da un commissario straordinario come del resto Teramo.

I Cinque Stelle riescono a far eleggere il proprio candidato, Vincenzo Ciampi, ad Avellino, dove travolge il candidato del Pd.

Prima del voto, 14 erano guidati da sindaci uscenti del centrosinistra (Sondrio, Imperia, Brescia, Vicenza, Treviso, Ancona, Barletta, Viterbo, Avellino, Catania, Siracusa, Siena, Pisa e Massa); uno, Ragusa, dai Cinque Stelle; quattro erano invece governati da un commissario straordinario (Teramo, Terni, Brindisi e Trapani); infine Messina dal 2013 era governata da Renato Accorinti a capo di una lista civica.

Al primo turno, il 10 giugno scorso, sono stati eletti due sindaci del centrosinistra - il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono e quello di Trapani, Giacomo Tranchida - e quattro sindaci di centrodestra: quelli di Catania Salvo Pogliese, di Vicenza Francesco Rucco, di Treviso Mario Conte e il primo cittadino di Barletta, Cosimo Cannito.

 

 

 

TONFO DELL’AFFLUENZA

Tonfo dell'affluenza al secondo turno di ballottaggio per eleggere i sindaci in 75 comuni e nel terzo municipio di Roma. Forse complice la stagione estiva entrata ormai quasi nel pieno, o a causa del disorientamento degli elettori, certo è che meno del 50% degli aventi diritto è andato a votare nei comuni in cui al primo turno non si è riusciti ad eleggere sindaco e consiglio comunale. Alla chiusura definitiva dei seggi nei 67 comuni "monitorati" dal Viminale, ha votato il 47.61%; era stata del 60,42% l'affluenza al primo turno, il 10 giugno scorso. Dunque il calo è stato di circa 13 punti percentuali, con un vero e proprio crollo in alcune zone. Lo scorso anno, il 26 giugno del 2017, andò ancora peggio: ai ballottaggi andò a votare il 46,03%, un dato che già allora toccava i minimi livelli storici e che e' particolarmente insolito, perche' l'elezione del primo cittadino in Italia è sempre stata molto sentita. Le uniche a superare il 50% dei votanti, nei capoluoghi, ai ballottaggi di quest'anno, sono le affluenze a Pisa, Massa e Siena. Ad Avellino si supera, di misura, il 50% dei votanti: è andato alle urne il 50,32 ma al primo turno aveva votato il 71,20 ovvero oggi si registrano 20 punti percentuali in meno. Il tonfo è stato fortissimo a Brindisi, dove è andato alle urne solo il 40,67% contro il 60,73% del primo turno, con oltre -20 punti percentuali. Male anche Terni, dove ha votato il 47,49% contro il 59,44 % del primo turno e Imperia, dove è andato a votare il 48,31 contro il 62,79% del primo turno. Negli otto comuni siciliani l'affluenza definitiva è stata del 40,1%%, in calo di 20,68 punti rispetto al primo turno (era stata del 60,78%). In particolare a Siracusa è stata del 34,17% (il 10 giugno era del 55,30%, -21,13 punti), a Messina del 39,23% (65,01%), a Ragusa del 41,94% (58,22%, -16,28 punti). In tutto sono stati 2 milioni e 793mila gli elettori interessati dalla consultazione elettorale; 14 sono i capoluoghi di provincia interessati - Sondrio, Imperia, Massa, Siena, Pisa, Terni, Viterbo, Brindisi, Avellino, Teramo, Siracusa, Ragusa e Messina - con Ancona l'unico di regione.