LAPIDARIO

Via le lastre pericolanti dal tribunale: iniziati i lavori

Alla fine forse la struttura potrà avere l’agibilità dopo 15 anni

Redazione PdN

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PESCARA. E’ iniziata al Tribunale di Pescara la rimozione delle lastre di marmo dalle facciate dell'edificio. Una operazione di sicurezza, attesa da almeno 15 anni, e necessaria perché le lastre in marmo di Carrara previste ai tempi della costruzione si sono rivelate instabili.

Fin da subito è stato chiaro che le pesanti lapidi non erano stabili nè sicure e potevano crollare.

 

Ora è ora possibile procedere alla sostituzione con lastre di dimensioni ed effetto analoghi, ma in grès porcellanato.

Ieri il sindaco Marco Alessandrini, il vicesindaco Antonio Blasioli e il dirigente del Settore Lavori Pubblici Giuliano Rossi hanno svolto un sopralluogo sul cantiere dove si sta provvedendo alla rimozione, che al momento interessa l'area interna al parcheggio degli avvocati.

 

 

«Tutto questo - dicono sindaco e vicesindaco - è stato possibile grazie ad una storica transazione fra Comune di Pescara, il concessionario Consorzio Sapro e l'impresa esecutrice dei lavori Ati Astaldi Spa (capogruppo mandataria), Matarrese Spa, Salini Costruzioni Spa e Toto Spa (mandanti). Un'intesa siglata a fine inverno, che ha posto la parola fine relativa a un contenzioso che durava da vari decenni sui lavori di realizzazione del Palazzo di Giustizia di Pescara e ha reso possibile la manutenzione e il completamento che sono attualmente in corso».

 

 

 

Dopo 15 anni di giudizi, lodi arbitrali, sentenze definitive della Corte di Cassazione arriva il conto finale che ammonta a 6.768.000 circa che è la somma che il Comune dovrà versare e che consente «un risparmio di 2.600.000 rispetto alle risultanze dei tribunali ed esclude anche il computo degli interessi».

La transazione comporterà -secondo quanto riferito dal Comune - un risparmio di 2.602.012,64 milioni di euro per le finanze comunali mentre in realtà bisognerà sborsare poco meno di 7 mln di euro per chiudere i conti.

 

Il Palazzo di Giustizia proprio a causa del rischio crollo delle lastre non è stato collaudato ma nonostante tutto l’opera fu aperta e resa operativa «grazie ad un sindaco coraggioso come fu all’epoca Luciano D’Alfonso», ha detto Alessandrini.

«Sarà un lavoro impegnativo, perché queste ricoprono l'intero edificio e l'Ati procederà per lotti da mille metri quadrati. Al momento - aggiunge il sindaco- una buona parte ha già una destinazione: circa 1.400 metri quadri verranno subito impiegati come pavimentazione della passeggiata della riviera di Porta Nuova, attualmente in corso di lavorazione, altri 2.000 per la riqualificazione che presto verrà avviata su via Regina Elena e altre, infine, saranno vendute ai soggetti che hanno manifestato interesse. Si tratta di due privati residenti a Chieti che hanno richiesto due lotti sempre da 1.000 mq l'uno, per un ammontare di 47.680 euro, questa la proposta al prezzo di partenza della gara».

 

«Il lavoro sul Palazzo procederà in progress: si provvederà quindi alla rimozione e progressiva risistemazione delle facciate, abbiamo chiesto semplicemente un'accelerazione in fase iniziale per poter procedere al riutilizzo sui cantieri, ma poi sarà un lavoro composito».