IL FATTO

Pescara, i bagnanti sulla sabbia microbiologicamente contaminata

Foschi: «nessuno ha controllato il rispetto dell’ordinanza»  

Redazione PdN

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PESCARA. Il tratto di riviera sud interessato dal ripascimento non sarà riaperto alla balneazione fino a fine giugno.

A dirlo è l’ordinanza firmata dal sindaco Alessandrini, la numero 73 del 30 maggio 2018, secondo la quale le operazioni di scarico della sabbia dovrebbero concludersi entro il 15 giugno, ma poi occorrerà attendere altri dieci giorni per la decantazione della sabbia che è risultata ‘contaminata sotto il profilo microbiologico’.

 

«Peccato che l’amministrazione Alessandrini abbia dimenticato di allertare, evidentemente, i cittadini che per tutta la giornata di ieri, aperto un varco nella rete rossa, hanno fruito indisturbati della battigia, la stessa del ripascimento, per prendere il sole, passeggiare e riversarsi in acqua, senza alcun controllo né da parte della Polizia municipale né dell’impresa incaricata dei lavori», denuncia Armando Foschi che ha personalmente immortalato decine di utenti sulla spiaggia, oggi area di cantiere, lungo la riviera sud, teoricamente vietata alla libera fruizione degli utenti.

 

Foschi ha annunciato che inoltrerà la segnalazione alla Capitaneria di Porto chiedendo un tempestivo controllo del cantiere, e, al tempo stesso, chiede al Comune e all’Arta di dire pubblicamente quale sia l’agente patogeno che contamina la sabbia destinata a essere utilizzata per il ripascimento e quale sia l’entità e la gravità della contaminazione.

 


L’ORDINANZA

Il 30 maggio scorso il sindaco Alessandrini ha firmato l’ordinanza numero 73 per vietare la balneazione nel tratto di riviera sud interessato dalle opere del ripascimento, ovvero tra gli stabilimenti balneari ‘Riva d’Oro-Circolo della Vela-Nuovo Tramonto-Coralba’ e tra il ‘Corallo-Il Pirata-California-Ombretta-Marinetta’.

Il divieto formalmente è valido nel periodo tra il 30 maggio e il 15 giugno, periodo in cui dovrebbe svolgersi il ripascimento.

Nella stessa ordinanza, ma solo al terzo capoverso, il sindaco Alessandrini ha infatti rivelato che ‘i rapporti di prova dell’Arta Abruzzo hanno evidenziato una limitata contaminazione microbiologica dei sedimenti da utilizzare per il ripascimento’, senza chiarire né di che tipo di contaminazione si tratti, se da escherichia coli, salmonella o altro, né tantomeno cosa si intenda per ‘limitata’.

Ma che non debba trattarsi di una situazione leggera lo dimostra il provvedimento del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Pescara che, pur esprimendo parere favorevole alle operazioni, ha posto una prescrizione, ovvero che ‘i tratti di arenile in cui sarà effettuato il ripascimento dovranno essere interdetti alla popolazione per giorni 10 dopo la fine dei lavori’.

Tradotto, se tutto andrà bene, quei tratti di spiaggia non potranno tornare fruibili dall’utenza balneare prima del 26 giugno prossimo, dunque a stagione ampiamente cominciata.

Ottemperando alla prescrizione della Asl, il sindaco ha effettivamente ordinato il divieto di accesso e di balneazione nei tratti di riviera sud interessati dai lavori dal 30 maggio ‘fino al giorno in cui i risultati di ulteriori analisi di tipo microbiologico effettuate dall’Arta escludano la presenza di contaminazione nelle aree interessate dal ripascimento e comunque per 10 giorni dall’ultimazione delle operazioni, per consentire all’impresa responsabile del cantiere, la Cardinale, di eseguire le operazioni di prelievo, di accumulo e spandimento della sabbia, garantendo l’igiene e la salute pubblica’. Nello stesso provvedimento il sindaco ha demandato all’impresa stessa l’onere di delimitare le aree non accessibili al fine di evitare l’ingresso a persone non autorizzate, e di vigilare per garantire il rispetto dell’ordinanza, stessa disposizione impartita con ordinanza della Capitaneria di porto, la numero 52 del 29 maggio, nella quale si vieta qualunque attività inerente i pubblici usi del mare. Peccato che ieri però nessuno si sia preoccupato di vigilare su quel cantiere e di garantire il rispetto dei divieti.

«Centinaia di utenti hanno tranquillamente superato la recinzione rossa che doveva delimitare l’area del cantiere, dove dovranno essere accumulati i sedimenti contaminati», denuncia Foschi.

«Non un vigile urbano era presente per il servizio in spiaggia, né un addetto del cantiere, né tantomeno gli agenti della Capitaneria di Porto»