LA PATTUMIERA

L’Europa dichiara guerra totale alla plastica: saranno banditi centinaia di prodotti

L’obiettivo è ridurre drasticamente l’inquinamento

Redazione PdN

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ROMA. La Commissione europea ha presentato la sua proposta di direttiva contro l'inquinamento da plastica, che dovrà essere approvata da Europarlamento e Consiglio europeo. Il provvedimento più importante è il bando a piatti e stoviglie di plastica, cannucce e cotton fioc.

Gli ambientalisti lodano il provvedimento, ma lo ritengono solo un primo passo. E intanto un rapporto dell'Ocse rivela che nel mondo si ricicla solo il 15% della plastica. La proposta di direttiva Ue vieta la vendita di stoviglie, cannucce, agitatori per bevande, bastoncini di cotone per le orecchie e bastoncini per palloncini in plastica.

 

Entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, per esempio con sistemi di cauzione-deposito. I contenitori per bevande saranno ammessi solo se i tappi e i coperchi restano attaccati.

Per i contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica, gli Stati membri dovranno fissare obiettivi nazionali di riduzione.

I produttori saranno chiamati a coprire i costi di gestione dei rifiuti per mozziconi di sigaretta, palloncini e attrezzi da pesca.

 

Assorbenti igienici e salviette umidificate dovranno avere un'etichetta chiara e standardizzata che indica il loro impatto negativo sull'ambiente. Le ong ambientaliste giudicano positivamente il provvedimento. Tuttavia, lo considerano solo un primo passo e fissano nuovi obiettivi.

«E' fondamentale eliminare al più presto tutti quegli oggetti per i quali sono già disponibili alternative sostenibili», scrive Greenpeace.

Per Legambiente «mancano norme sui bicchieri di plastica usa e getta e sull'eliminazione di sostanze tossiche».

«L'Italia e i Paesi membri dell'UE devono fare di più e presto», commenta Marevivo. Secondo il WWF «gli obiettivi ambiziosi di riduzione devono essere adottati a livello nazionale».

 

 

Per gli industriali la soluzione vera è «evitare che qualsiasi rifiuto finisca in mare».

Proprio oggi l'Ocse ha diffuso un rapporto sul mercato della plastica riciclata. Nel mondo solo il 15% di questa viene riciclata (il 30% nella Ue, il 10% negli Usa), mentre il 25% viene bruciato in inceneritori o termovalorizzatori e il restante 60% va in discarica, viene bruciato all'aperto (rilasciando inquinanti e gas serra) o finisce nell'ambiente. Tutto questo secondo l'Ocse avviene perché la plastica nuova è ancora più conveniente di quella riciclata. Per l'organizzazione servono incentivi al riciclo, tasse sulle plastiche nuove, imposizione di percentuali minime di materia prima riciclata, migliori infrastrutture di raccolta, progettazione di oggetti più facili da riciclare.

 

 

COSA SI PREVEDE

 

I produttori contribuiranno a coprire i costi di gestione e bonifica dei rifiuti, come pure i costi delle misure di sensibilizzazione per diversi prodotti tra cui contenitori per alimenti, pacchetti e involucri (ad esempio, per patatine e dolciumi), contenitori e tazze per bevande, prodotti del tabacco con filtro (come i mozziconi di sigaretta), salviette umidificate, palloncini e borse di plastica in materiale leggero.

Sono anche previsti incentivi al settore industriale per lo sviluppo di alternative meno inquinanti.

Gli obiettivi di raccolta, secondo la Ue, prevedono che entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, ad esempio, introducendo sistemi di cauzione-deposito.

 

Alcuni prodotti inoltre, dovranno avere un'etichetta chiara e standardizzata che indica come devono essere smaltiti, il loro impatto negativo sull'ambiente e la presenza di plastica.

Questa prescrizione si applica agli assorbenti igienici, alle salviette umidificate e ai palloncini.

Gli Stati membri dovranno anche sensibilizzare i consumatori all'incidenza negativa della dispersione nell'ambiente dei prodotti e degli attrezzi da pesca in plastica, ai sistemi di riutilizzo disponibili e alle migliori prassi di gestione dei rifiuti per questi prodotti.

 

Per quanto riguarda gli attrezzi da pesca, che rappresentano il 27% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge, la Commissione punta a completare il quadro normativo vigente introducendo regimi di responsabilita' del produttore per gli attrezzi da pesca contenenti plastica.

I fabbricanti dovranno coprire i costi della raccolta quando questi articoli sono dismessi e conferiti agli impianti portuali di raccolta, nonche' i costi del successivo trasporto e trattamento; dovranno anche coprire i costi delle misure di sensibilizzazione.

 

Secondo Frans Timmermans, primo il vicepresidente responsabile per lo sviluppo sostenibile, «le proposte odierne ridurranno, con una serie di misure, i prodotti di plastica monouso che ora troviamo sugli scaffali dei supermercati. Alcuni di essi saranno messi al bando, ma cio' non significa che dovremo rinunciarvi, perche' saranno sostituiti da alternative piu' pulite».

Per Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l'occupazione e la crescita, gli investimenti e la competitivita', ha dichiarato: «La plastica e' un materiale straordinario, che dobbiamo pero' usare in modo piu' responsabile. I prodotti di plastica monouso non sono una scelta intelligente ne' dal punto di vista economico ne' da quello ambientale, e le proposte presentate oggi aiuteranno le imprese e i consumatori a preferire alternative sostenibili».