MISTERO GOFFO

Trovata e sequestrata seconda discarica vicino depuratore di Pescara

Questa volta si tratta di inerti e rifiuti speciali e pericolosi

Redazione PdN

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PESCARA. E sono due. Le discariche nelle immediate adiacenze  e nell’area di pertinenza del depuratore di via Raiale sono almeno due.

L’altro ieri i carabinieri forestali avevano fatto scavi e campionamenti di un ampio appezzamento al di là della circonvallazione e confinante con il sedime aeroportuale dove si sospetta siano stati interrati fanghi.

Oggi, in un secondo sopralluogo, sono stati trovati rifiuti di ogni tipo, ammucchiati sotto il viadotto della stessa circonvallazione.

E così l’inchiesta della procura di Pescara partita sulla aggiudicazione dell’appalto all’Ati De Cesaris-Almacis-Entei si allarga e si ramifica.

 

Questa mattina il Nucleo Investigativo Carabinieri Forestali di Pescara, nell’ambito dell’indagine diretta dal procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Pescara, Anna Rita Mantini, ha sequestrato un vasta discarica abusiva contenente 1500 metri cubi di rifiuti tra cui pneumatici fuori uso, elettrodomestici, bancali di sale deteriorati, materia edile, plastica. pali di illuminazione stradale ma anche una serie di documenti cartacei tutti riferibili ad attività comunale abbandonati certamente dopo il 2003.

 

La discarica è stata individuata dopo due giorni di ispezione.

Sono in corso di individuazione gli autori del reato e non si escludono imminenti iscrizioni nel registro degli indagati date le prove rinvenute durante il sequestro.

In effetti, come capita spesso nell’ambito di indagine aperte per individuare i responsabili di discariche abusive, si analizzano i rifiuti che sono in grado di parlare e raccontare storie ed indicare precisamente il responsabile.

Nel caso di oggi sono stati trovati rifiuti che riguardano in maniera diretta la gestione e la manutenzione delle strade pescaresi: ci sono pezzi di asfalto, detriti da lavorazione  e persino il sale sciolto o non utilizzato per le gelate invernali.

Rifiuti che qualcuno deve aver autorizzato a scaricare se è vero che l’area è completamente recintata e rientra nel sedime del depuratore di proprietà comunale e gestita dal 1980 -con affidamenti sempre rinnovati- da una ditta che fa capo a Di Vincenzo fino al 2016 quando la gestione è passata all’Aca.

Sono stati però trovati anche faldoni di documenti inerenti l’ufficio tecnico comunale e altri settori o ricevute dei parcheggi comunali con il timbro del Comune ed i riferimenti della coop che gestiva i parcheggi nel 2003.

Insomma un altro bel mistero da dipanare per i carabinieri forestali che ora passeranno in rassegna una serie di persone informate sui fatti sia per capire chi abbia autorizzato (perchè è chiaro che una autorizzazione vi sia stata, altrimenti vi sarebbe stata una denuncia il giorno dopo...) sia capire da quanto tempo quei rifiuti sono lì.

Anche in questo caso, oltre al reato di inquinamento ambientale potrebbero saltare fuori altri reati connessi, dal momento che sarebbe stato avvistato anche amianto e altri rifiuti speciali o pericolosi il cui smaltimento costituisce un costo, peraltro sempre calcolato negli appalti pubblici. In questo caso, però, qualcuno ha risparmiato abbandonando i rifiuti.

L’ALTRA DISCARICA CON I FANGHI

E’ la seconda sorpresa che salta fuori: ieri un’altra discarica era stata scoperta fortuitamente, discarica di fanghi, con molta probabilità, dello stesso depuratore.

La cosa era emersa perchè all’interno del bando finanziato con 8,5 mln di euro con il Masterplan il progetto dell’Aca ricalcato su quello elaborato da Di Vincenzo nel 2007  figurava una voce relativa proprio alla bonifica di quell’area, una bonifica di una discarica sconosciuta ufficialmente a tutti.

Eppure chi ha buona memoria ricorda che fosse di dominio pubblico che l’area tra i piloni e l’aeroporto era stata utilizzata in passato (intorno agli anni ‘80-’90) per sversare i fanghi del depuratore, pratica che allora pare fosse lecita.

Si trattava di una sorta di stoccaggio temporaneo dei fanghi che venivano persino movimentati affinchè si seccassero più velocemente. Un procedimento probabilmente autorizzato a livello comunale (e di questo dovrebbe trovarsi traccia negli archivi).

Inoltre il 13 maggio 1994 (cioè l’ultimo giorno da sindaco di Mario Collevecchio) il Noe sequestrò quell’area e il Comune fu quindi “costretto” a smaltire i fanghi altrove.

Dove?

Nell’impianto Biolite di Scurcola Marsicana poi coinvolta in una inchiesta giudiziaria per inquinamento ambientale iniziato negli anni '90. 

Sta di fatto che nell’area dove i Forestali hanno fatto scavi sono visibili montagnole che negli anni si sono abbassate ma che gli enti sapessero è certo: sia al Comune che all’Arta dovrebbero esservi tracce.

Il punto però rimane: se tutti sapevano perchè non si è mai avviata una azione di bonifica contro il responsabile?

Forse perchè il responsabile è un ente pubblico?

In fin dei conti nel bando da 8,5 mln di euro finanziati con il Masterplan la cifra di 1,4mln di euro serve proprio per quelle bonifiche.

Così paghiamo tutti noi.