LA RESISTENZA

D’Alfonso presidente-senatore incompatibile: le Iene gli offrono un secondo sedere

Intanto Di Pangrazio ha fatto partire iter per verifica incompatibilità

Redazione PdN

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ABRUZZO. Non solo Luciano D’Alfonso: molti politici, dopo le elezioni del 4 marzo scorso, «hanno un solo sedere ma possiedono due poltrone». E così la iena Filippo Roma è andato da loro a portargli il «sedere mancante»  per la poltrona che rimane vuota.

 

Prima incursione subita davanti al Senato per il presidente-parlamentare D’Alfonso che, come già avvenuto nei precedenti avvicinamenti da parte degli inviati del programma di Italia uno, non l’ha presa affatto bene. Nessuno spintone, a questo giro, come fu per Nadia Toffa, ma un silenzio quasi totale alle provocazioni di Roma ed una smorfia che forse tradisce lo sforzo di non parlare.

Ad un mese e 20 giorni dalle elezioni politiche, il Governatore d’Abruzzo, così come un’altra decina di colleghi che siedono nei Consigli regionali e comunali di tutta Italia, non ha ancora dato le dimissioni. Le polemiche nei giorni scorsi in Abruzzo sono state tante, ravvivatesi dopo che nel corso dell’ultimo Consiglio regionale D’Alfonso ha lasciato l’aula, scusandosi con tutti, annunciando: «io ora devo andare a Roma».

Il presidente è stato anche accusato dalla minoranza di tenere in ostaggio una intera regione e così rallentare il processo per ritornare alle elezioni, così garantendo ancora tempo utile per portare a termine molte cose ancora in sospeso. La priorità sono state individuate ancora una volta alle convenzioni del Masterplan e alla sanità.

Per la Iena Filippo Roma «la legge parla chiaro: nessuno può appartenere contemporaneamente ad un Consiglio o a una giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento». Ma, come si sa, D’Alfonso l’ha fatta un pò più complicata.

 

E come lui anche Matteo Salvini (neo senatore e consigliere comunale a Milano), Mara Carfagna (vice presidente della Camera e consigliere comunale a Napoli), Roberto Giachetti (deputato e consigliere comunale a Roma), Raffaele Nevi (neo deputato e consigliere regionale in Umbria), Enrico Aimi (neo senatore e consigliere regionale in Emilia Romagna), Wanda Ferro (neo senatrice e consigliere regionale in Calabria).

Da qui l’idea delle Iene del premio ‘secondo sedere per seconda poltrona’, con consegna ufficiale di un sedere di plastica.

Dopo un breve inseguimento D’Alfonso ha concesso ai microfoni dell’inviato solo una breve dichiarazione, in merito a quel sedere finto: «io le assicuro che può farne un buon uso lei per la qualità della sua informazione».  

Intanto si tira a campare in attesa che le istituzioni «in ostaggio» trovino il coraggio di reagire. Del resto D’Alfonso in passato ci ha già abituato -se non altro- ad eclatanti forzature delle norme come nel caso, molto simile, del suo arresto nel dicembre 2008 quando per garantire altri preziosi mesi alla sua giunta produsse un certificato medico a firma di un consigliere comunale di maggioranza per una «malattia ingravescente»: niente dimissioni anche in quel caso ed elezioni rinviate. Proprio come 10 anni dopo.       

 

 

PARTITO IL PROCEDIMENTO

 Se lui non se ne va spontaneamente il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, martedì scorso ha riunito la giunta per le elezioni e avviato ufficialmente l’iter  che porterà all’accertamento delle condizioni di incompatibilità di D’Alfonso.

Il presidente entro 30 giorni dalla proclamazione degli eletti (23 marzo) dovrebbe dichiarare la propria incompatibilità altrimenti scatta l’iter automatico.

E Di Pangrazio lo ha fatto partire il 17 aprile scorso, pure con qualche giorno di anticipo.

A questo punto passa almeno un altro mese per via di un continuo rimbalzo di carte che avverrà da una parte all’altra.

La giunta, infatti, ha 5 giorni per notificare la contestazione a D’Alfonso che ha poi 10 giorni di tempo (dal ricevimento della contestazione) per presentare le controdeduzioni.

E poi ancora: entro i 10 giorni successivi il Consiglio regionale delibera sulla relazione della Giunta. Se l’assise ritiene sussistere la causa di incompatibilità, il presidente lo invita a scegliere entro 5 giorni, tra il mandato alla Regione e quello in Parlamento.

Se lui non dovesse scegliere in tempo toccherà al Consiglio regionale «alla prima seduta utile»  dichiararlo decaduto. E a questo punto il caso è veramente chiuso.

Insomma ancora diversi giorni affinchè la “burocrazia” accerti un dato palese e oggettivo: «nessuno può appartenere contemporaneamente ad un Consiglio o giunta e ad una delle Camere del Parlamento».

Art. 122 della Costituzione.