WEB E NEUROINGANNI

La bufala del ragazzo “pescarese” che studia in Danimarca: tutti “ingannati” in nome del marketing

Una storia di ordinaria distorsione dell’informazione (anche giornalistica) senza controlli e verifiche

Redazione PdN

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ABRUZZO. Una recentissima ricerca spiega che un utente su tre sui social non distingue la pubblicità dalle notizie.

Un problema non secondario che da anni inquina l’informazione, genera dubbi su tutto, persino sulle verità conclamate, sposta milioni e voti.

A chi giova tutto questo?

Di sicuro a chi deve nascondere malefatte (che vengono così messe in dubbio) e a chi deve vendere pubblicità, magari occulta, (che sarebbe in teoria vietata) e che riesce a farla passare persino gratis e con un ritorno (conversione) mai visto prima.

Sono le magie del marketing, anzi del “neuromarketing”, perchè qui c’è davvero bisogno di mettere in moto tutti i neuroni per difendersi.

Uno dei casi che racconta bene in che guado la generazione digitale è finita  è quello che ci è capitato grazie ad un giovanissimo studente universitario che ci ha scritto di aver lasciato l’Italia per andare a studiare nelle magica Danimarca, un Paese che ha dei lati «negativi e non è perfetto»  ma ha università bellissime e lo Stato garantisce anche un sussidio a chi lavora e studia contemporaneamente.

Una esperienza bellissima e tanti sacrifici per non pesare sulle spalle dei genitori (che sono rimasti ovviamente in Italia).

Peccato che il ragazzo non sia esattamente chi dice di essere (un semplice innocente studente universitario, per di più cervello in fuga) ma un componente di una società che vende on line sfruttando tutte le tecniche digitali che il web ha saputo creare. Con la postilla di non farsi scrupolo di  veicolare “belle” storie, innocenti, che non fanno male a nessuno, tanto che nessuno si può arrabbiare, ma false e quantomeno non genuine e con un secondo fine (il vile denaro).

Storie talmente belle che sono riuscite ad ingannare giornali prestigiosi che non si sono presi la briga nemmeno di fare una ricerca semplice semplice su Google….

Beffati per la superficialità del giornalismo ai tempi della Rete e dal “genio” di un gruppo di giovani imprenditori pronti a tutto pur di far soldi.

Il tutto avviene nel pieno dello scandalo che coinvolge Facebook e Cambridge Analytica per la vendita sottobanco dei dati sensibili degli utenti per aumentare vendite e voti.

Ecco perchè anche questa storia interessa tutti noi.

 

«CIAO SONO LUCA DI PESCARA…»

Lui dice di chiamarsi Luca Milani e si presenta qualche settimana fa scrivendo alla redazione di PrimaDaNoi.it spiegando di essere un giovane studente di Pescara che, dopo aver fatto lo Scientifico, si è trasferito in Danimarca per studiare Ingegneria «in inglese».  

Lì si sta benissimo e si studia anche grazie ai sussidi che vengono forniti agli studenti (ed infatti in alcuni articoli il titolo diventa ‘In Danimarca ti pagano per studiare!'). Sembra una storia interessante.

Va bene, allora, raccontacela.

Qualche giorno dopo arriva una storia veramente scritta bene, interessante, accattivante piena di notizie e di … link.

Il pescarese Milani, però, commette un errore che un pescarese vero non avrebbe mai commesso e questo ci insinua un dubbio.

Facciamo una ricerca semplice, incrociamo un pò di dati e scopriamo tutto un mondo...

Di sicuro possiamo dire che chi si cela dietro Milani è almeno una spanna più in su rispetto ai tanti “manovali della tastiera” (migliaia assoldati per fare -in maniera ancora rozza- quello che fa il nostro “eroe”)  che lavorano per centinaia di agenzie del “seo marketing” che propongono ai “fessi dei giornaletti on line” «interessanti articoli gratuiti per i vostri lettori» e con il “pregevole servizio”, infilano dentro link che serviranno per far scalare le classifiche dei motori di ricerca.

  

LA FOTO COMPARE SU MOLTISSIMI GIORNALI 

Così scopriamo che questa storia dello studente Luca che lascia l’Italia per la Danimarca gira da almeno due anni e continua...

Ci sono cascati tanti siti, ci sono pure Avvenire e Linkiesta che pubblicano la storia con i link  (un servizio che di solito è a pagamento).

E poi una miriade di siti locali, ‘ingannati’ perchè lo studente ogni volta cerca di allettare i giornalisti locali con lo struggente addio alla città d’origine. E così una volta Luca dice di essere partito da Frosinone, un’altra volta da Ostia, ma anche da Ferrara, Rieti, Foligno, Viterbo, Perugia… e così all’infinito.

A noi aveva detto di essere di Pescara ma un altro sito abruzzese, esattamente un anno fa, aveva raccontato la sua storia… ma in quell’occasione si era presentato come un giovane di Rocca di Mezzo.  

Qualche variante anche su come ha conosciuto la prestigiosa università danese alla quale si è iscritto. A volte racconta di essersi imbattuto casualmente sul web altre volte, invece, parla di un consiglio di suo zio.

Incuriositi abbiamo scritto a Luca chiedendo di chiarirci la storia delle sue mille identità ma non ha più risposto.

Di sicuro sarà impegnatissimo a raccontare la sua storia: peccato ci avrebbe di sicuro illuminato sull’universo del neuromarketing...

 

 

 

LA COLLEGA USA E DANIMARCA

Incrociando qualche dato abbiamo scoperto che Luca non è il solo a raccontare questa storia ma c’è anche una amica e collega, una Certa Georgiana Ruru con legami negli Usa e che sfrutta esattamente la stessa email pubblicitaria. I due non sono solo un nome ma è possibile vedere anche delle loro foto, replicate all’infinito nei siti che hanno poi abboccato alla loro storia.

Le foto, a quanto abbiamo capito, dovrebbero corrispondere esattamente alle loro identità. Dunque per fortuna non dovrebbe esserci nessun ignaro studente al quale è stata rubata la fotografia: i due vivrebbero realmente in Danimarca e sarebbero  persino studenti dell’Università indicata.

Su un sito dedicato agli studenti Erasmus si trovano, infatti, alcuni vecchi messaggi in cui chiedevano informazioni per un alloggio.

I due sarebbero in pratica anche colleghi di studi ma impiegati in una società (debitamente linkata nell’articolo in cui raccontano la loro storia) che vende accessori alla moda.

Una società che per entrambi, come raccontano nella mail pubblicitaria, avrebbe segnato la svolta perchè li avrebbe assunti consentendogli di poter godere anche di un sussidio di 740 euro netti da parte dello stato danese.

«Per poterlo percepire bisogna essere cittadino europeo, studente ed avere un contratto lavorativo da almeno 11 ore a settimana (minimo 43 mensili). Ho compilato la richiesta e dopo un mese me l’hanno accettata».

Così Luca ha svoltato: certo, confida però che gli manca tanto ‘il suo’ Abruzzo: «Pescara mi manca tantissimo, mi mancano le passeggiate sul lido d’estate, i giri in bicicletta nella Pineta Dannunziana, le partite a pallone in piazzetta con gli amici e la pasquetta sui prati del Gran Sasso».

 

LA SOCIETA’ GUADAGNA CLICK E VISIBILITA'

E grazie a questa storia, tanto comune in tante famiglie italiane (e forse pure parzialmente vera per il vero Luca) tra link vari viene veicolato il messaggio pubblicitario della società di accessori alla moda che di sicuro guadagna clic e migliora la sua indicizzazione grazie alla bella storia.

La società di accessori peraltro in ogni storia raccontata ne esce come una vera e propria salvatrice.

Il suo sito mostra una realtà consolidata e giovane, fondata da tre ragazzi che in 10 anni hanno svoltato: da venditori di pane e fiori sono diventati imprenditori (ci crediamo?).

Dicono di essere passati da un appartamento di 80 metri quadri ad una vera e propria impresa con un magazzino di 1000 metri quadrati. Hanno assunto anche 50 giovani. E nella foto di gruppo, eccolo, c’è anche Luca.

Sì Luca Milani… quello di Frosinone,  Ostia, Ferrara, Rieti, Foligno, Viterbo, Perugia.

A no Pescara.

Quello partito «per caso» per la Danimarca. O era stato suo zio a consigliarglielo?

Speriamo che la sua società cresca cercando però di ingannare meno e utilizzare meglio le nuove frontiere del marketing.

Magari raccontando meno balle solo per vendere qualche braccialetto in più.

 

 Alessandra Lotti


PS. Per non darla vinta al giovanotto ci scuserete se non citiamo nome e link dell’azienda...