LA STORIA

«Ingenui e raggirati»: coppia di Pescara truffata per 6 anni? La polizia interviene durante servizio de "Le Iene"

La scoperta arrivata grazie alle figlie naturali, adottate da altre famiglie quando erano piccolissime

Redazione PdN

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PESCARA. C’è una inchiesta in corso della Procura di Pescara su un presunto raggiro ai danni di una coppia, marito e moglie, di Pescara.

La storia è stata raccontata ieri dalle Iene che hanno praticamente colto in flagrante un presunto truffatore accusato di chiedere continuamente soldi alla coppia di coniugi, indifesi, con «un handicap mentale certificato» e bisognosi di aiuto.

L’uomo, bloccato dagli uomini della Squadra Mobile mentre stava tentando di rispondere alle pressanti domande dell’inviato Giulio Golia, ha smentito la ricostruzione della Iena ma nel suo giubbino gli agenti hanno trovato 1.100 euro in contanti, ovvero la pensione appena prelevata alla Posta dalla coppia di coniugi.

Tutta la triste e difficile storia è stata scoperta dalle figlie naturali dei coniugi che sono state adottate da due famiglie diverse quando erano ancora piccolissime (1 e 3 anni) a causa di maltrattamenti e incuria («ci menavano e ci lasciavano sul balcone anche quando pioveva»).

Le due, qualche mese fa, hanno scoperto la reale identità dei loro genitori grazie ad una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che le informava che avevano ereditato un terreno e una casa nel pescarese. Una scoperta arrivata grazie alla segnalazione di un ritardo nel pagamento delle imposte nel 2011.

Nel documento c’erano anche i nomi dei loro genitori biologici.

 Le due ragazze hanno voluto conoscerli e durante uno degli incontri si sono rese conto della difficoltà dei due, accumulatori seriali di cose, ma anche dello stato di degrado della loro abitazione e delle loro estreme difficoltà, senza lavoro e senza nessun tipo di aiuto di alcun genere.

Una delle figlie ha poi scoperto, in uno dei loro incontri, che il padre consegnava dei soldi ad un tale Carmine, senza un apparente motivo.


Dopo settimane e settimane di indagini in proprio, la coppia di sorelle (che in casa dei genitori ha piazzato anche un microfono nascosto) ha scoperto che quest’uomo continuava a chiedere soldi alla coppia promettendo anche un lavoro presso il Comune di Pescara.

 Tutto ricostruito anche grazie agli sms che le due ragazze hanno visionato nel cellulare del papà e su una serie di quadernini dove l’uomo appuntava, con una precisione maniacale, ogni messaggio di questo Carmine. E le richieste, molteplici, cominciate nel 2012, erano sempre le stesse: soldi, soldi, soldi. Soldi in cambio di un lavoro (mai arrivato). Soldi per una scorta che li proteggesse. Soldi per risolvere problemi inesistenti.

In un’occasione il papà avrebbe ricevuto anche una telefonata dal ‘sindaco di Pescara’ che rassicurava sull’arrivo del lavoro. Come ha spiegato Giulio Golia il Comune, in realtà, non sapeva assolutamente nulla (ed evidentemente nemmeno i servizi sociali che non hanno aiutato la coppia) ed ovviamente nessun lavoro al Comune era in procinto di essere affidato all’uomo.

Quello al telefono non era il sindaco.

I due fino alla fine hanno tentato di difendere Carmine che secondo loro non aveva mai fatto nulla di sbagliato. Adesso sarà la magistratura a chiarire cosa sia realmente successo e magari il Comune interverrà, non per il lavoro promesso da Carmine, ma per un aiuto con i servizi sociali.