BUCO NELL'ACQUA

Nuova cava a Popoli: «ennesimo attacco al patrimonio idrico»

La zona è quella tra i pozzi di emungimento dell’acquedotto e Bussi

Redazione PdN

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POPOLI. «Le cave in contesti carbonatici come quelle abruzzesi possono causare gravissimi danni alle falde acquifere e per questo Forum H2O e Stazione Ornitologica Abruzzese chiedono alla Regione Abruzzo di bocciare immediatamente il progetto di cava inviato alla regione dalla UMT Service Srl per la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.»  

Lo hanno chiesto ieri le associazioni ambientaliste ricordando che sabato scorso è scaduto il termine per la presentazione delle osservazioni agli elaborati progettuali.

La proposta progettuale prevede di attivare una cava da 400.000 metri cubi su Monte Castiglione, esattamente al centro di uno degli acquiferi più importanti del centro Italia, come dimostra la mappa idrogeologica ufficiale della Regione Abruzzo che alleghiamo.

Nelle osservazioni depositate dalla S.O.A. si evidenziano molteplici criticità sia procedurali sia, soprattutto, di contenuto.


In particolare la S.O.A. ha citato uno dei numerosi studi scientifici che a livello internazionale accertano i gravi rischi per le acque sotterranee derivanti dalle attività estrattive.

Il Forum H2O invece evidenzia che lo stesso Servizio Geologico del Governo degli Stati Uniti in un ampio dossier sui pericoli derivanti dalla cave in contesti carbonatici come quello abruzzese ha stabilito, tra l'altro, che «Le cave possono modificare sostanzialmente i percorsi di ricarica e la qualità dell'acqua può degradare»


Per le due organizzazioni è «letteralmente folle pensare di continuare a posizionare attività fortemente impattanti in aree così delicate e vulnerabili. La Regione Abruzzo è, tra l'altro, inadempiente da 11 anni rispetto agli obblighi di legge di tutelare le aree di ricarica degli acquiferi previsti nel Testo Unico dell'Ambiente D.lgs.152/2006».

Il sito industriale di Bussi, posto proprio lì vicino, ha già dimostrato quanto possa essere dirompente anche per le acque potabili posizionare delle potenziali sorgenti di contaminazione.

La cava si situerebbe proprio in mezzo tra i nuovi pozzi San Rocco che riforniscono Pescara e Chieti di acqua potabile, scavati proprio per rimediare alla contaminazione dei pozzi S. Angelo, le sorgenti del Pescara e le sorgenti del S. Callisto.

«Già solo questo dovrebbe far gridare allo scandalo alla sola ipotesi di posizionare lì un tale elemento di potenziale disturbo».


Altre criticità evidenziate dagli ambientalisti riguardano la presenza di aree percorse dal fuoco, la mancanza della Valutazione di incidenza Ambientale, l'effetto cumulo con gli altri progetti che gravano sulle aree immediatamente circostanti (ad esempio, il gasdotto Sulmona - Foligno), l'assenza di un piano cave regionale da oltre 20 anni, il mancato recupero delle cave dismesse esistenti e l'incapacità della regione di sovrintendere al settore con monitoraggi adeguati.


LEGAMBIENTE: «C’E’ BISOGNO DI CAMBIO EPOCALE»

Dal rapporto cave 2016 di Legambiente, emerge che la quantità estratta in regione di sabbia e ghiaia è di 1.605.550 m3 con entrate annue pari a 2.087.215,00 di euro, solo il 6,5% del volume d’affari annuo complessivo da attività estrattive con prezzi di vendita di 32.111.000,00 di euro.

«Per Legambiente occorre promuovere una profonda innovazione nel settore delle attività estrattive – dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo – . E' arrivato il momento che anche l'Abruzzo scelga la strada del riciclo, seguendo le buone pratiche di una moderna gestione delle risorse e sviluppando un settore economico capace di legare ricerca e innovazione nel recupero dei materiali. Non è utopia pensare di avere più imprese e occupati nel settore, proprio puntando su tutela del territorio, riciclo dei materiali e un adeguamento dei canoni di concessione ai livelli degli altri Paesi europei. La filiera del riciclo garantisce almeno il 30% di occupati in più a parità di produzione e può garantire prospettive di crescita molto più importanti e arrivare a interessare l’intera filiera delle costruzioni, per altro le Direttive europee prevedono che entro il 2020 il recupero dei materiali inerti dovrà raggiungere quota 70%. Ma per realizzare ciò servono delle scelte e delle politiche chiare da parte delle Regione a partire dalla rapida approvazione del piano cave e contemporaneamente al blocco di tutte nuove richieste».

Intorno alle attività estrattive si giocherà nei prossimi anni una sfida di innovazione di grande interesse per l'Abruzzo e per il nostro Paese.

Attraverso la chiave dell’economia circolare -sostiene Legambiente- diventa infatti oggi possibile guardare in modo nuovo al futuro del settore delle costruzioni, anche per farlo uscire da una crisi che va avanti da nove anni. Attenzione, non si tratta di slogan o sogni ambientalisti, ma di processi già in corso in tante realtà europee e anche italiane, dove si sta concretamente dimostrando come oggi sia possibile ridurre il prelievo di materiali naturali, attraverso il riciclo e una progettazione attenta ai processi e alle prestazioni degli interventi. E che puntando su ricerca, innovazione e qualità dei prodotti si può tornare a far crescere imprese e occupati.