CALAMITA' INNATURALI

Terremoto indotti dalla mano dell’uomo, a le Iene il caso Abruzzo

Forum H20 racconta il progetto che fa paura nel Chietino

Redazione PdN

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ABRUZZO. Alcuni terremoti possono essere causati dall’uomo e sono chiamati sismi indotti. Le cause sono principalmente legate allo sfruttamento delle risorse energetiche del sottosuolo.

Tre i casi più noti: sfruttamento dell’energia geotermica (prelievo calore naturale dalle viscere della terra), bacini idrici artificiali ed estrazione e stoccaggio di gas metano o petrolio. Alcuni studi hanno dimostrato che le aree destinate allo sfruttamento delle risorse energetiche hanno avuto un aumento di attività sismica.

A spiegare il fenomeno dei sismi indotti, una realtà, non una bufala da social network, è stata la professoressa Albina Colella alle Iene.

In Egitto, Cina e in Grecia, ha spiegato la professoressa, si sono registrati terremoto anche superiori ai 6 gradi di magnitudo.

Problemi della sismicità indotta ci sono anche in Abruzzo?

Le Iene hanno ascoltato Augusto De Sanctis del Forum Abruzzese dell’Acqua che ha portato Nadia Toffa in provincia di Chieti per parlare del progetto di stoccaggio gas di "Poggiofiorito".

Un progetto di reiniezione-estrazione ciclica di metano nei pozzi collocati tra i comuni di S.Martino sulla Marrucina e Filetto. In un raggio di 10 km vivono 95.000 persone e ci sono le città di Chieti e Guardiagrele.

Si tratta di una zona a rischio sismico 1: diversi i grandi terremoti storici nelle vicinanze, uno su tutti il terremoto di Orsogna del 1881, epicentro a soli 4km, in linea d'aria, dalla testa del pozzo.

Non è un segreto per nessuno. La Regione lo sa e anche la società Gas Plus. Vogliono stoccare fino a 157 milioni di mc standard di gas metano in un giacimento in via di esaurimento con iniezione del gas in estate ed estrazione in autunno, con cicli che si ripetono annualmente.

Nella relazione di progetto si legge a chiare lettere che «l’area in esame all’interno è soggetta ad un meccanismo di fagliazione inversa. Il comune di San Martino sulla Marrucina fa parte della provincia di Chieti il cui territorio è considerato ad alta pericolosità sismica ed è stato classificato come “zona sismica 1”; come visibile dalla Carta delle Intensità Macrosismiche, al territorio di San Martino sulla Marrucina corrispondono i valori di massima intensità macrosismica pari a 8».

In questi casi il Piano di stralcio di Bacino della Regione Abruzzo vieta di costruire, perforare, impiantare, scavare.


L'INTERRUTTORE PER SPEGNERE I TERREMOTI

Il Ministero dell'Ambiente a giugno del 2014 ha concesso una prima importante autorizzazione alla società Gas Plus Storage, chiedendo nero su bianco di contenere i sismi indotti entro il 3 grado Richter.

La frase esatta è questa: "Qualora la microsismicità riconducibile alle attività di esercizio dello stoccaggio eguagli o superi la Magnitudo Locale 3 (scala Richter), dovranno essere adottati dal soggetto gestore responsabile tutti gli accorgimenti opportuni atti a riportare la Magnitudo Locale massima dei sismi a valori inferiori a 2.0"

In pratica il Ministero dell'Ambiente ammette la possibilità che tali attività possano provocare fenomeni sismici e che questi possano essere anche superiori a 3 gradi Richter, quindi potenzialmente distruttivi.

«E’ una grande invenzione», ha commentato sbalordito il professore Franco Ortolani, geologo dell’Università Federico II di Napoli, «peccato che nessuno ha inventato l’interruttore della sismicità. E’ un modo per fare stare tranquilli i cittadini».

«Una volta che si è verificato un evento oltre il 3° grado», ha fatto notare De Sanctis, «tu non è che poi lo cancelli. Non c’è la macchina del tempo che se ci sono stati danni o dei morti cancella tutto… E’ una prescrizione folle». 


ESPOSTO ALLA PROCURA

Nei mesi scorsi il Movimento 5 Stelle ha presentato un esposto alla Procura per chiedere di verificare il comportamento del Ministero dell'Ambiente nel rilascio delle autorizzazioni.

Ma la pericolosità sismica non è l’unico problema esistente. Il progetto di stoccaggio gas interagisce in modo evidente con un elettrodotto e ben due metanodotti, di cui uno della Snam. Nella valutazione di impatto ambientale dell’impianto di stoccaggio questa interazione non è evidenziata, e quindi, non sarebbe stato valutato in maniera adeguata il rischio di incendi.


IL CASO SPAGNOLO

«Uno stoccaggio simile in Spagna (Castor; valore 1,4 miliardi di euro)», spiega De Sanctis, «è stato chiuso dopo poche settimane di iniezione di gas a causa dei sismi prodotti di Magnitudo oltre 4 della Richter. Peccato che i sismi maggiori si siano scatenati una settimana dal fermo dell'impianto imposto dal Governo Spagnolo a testimonianza che questi sismi indotti non possono essere regolati. Interessante  vedere la presentazione del CNR Spagnolo (in italiano QUI) al Workshop sulla Sismicità Indotta svoltosi al MISE lo scorso anno, in cui si descrive quanto accaduto a Castor 


LA REGIONE E IL SUO NO

Attualmente la Regione Abruzzo assieme a 11 comuni dell'area è schierata per il no all'impianto. Con la legislazione in vigore oggi la Regione potrà negare l'intesa allo Stato per questa attività.

«Come per il gasdotto Sulmona – Foligno», fa notare De sanctis, «se invece passasse la riforma costituzionale tutte le competenze passerebbero a Roma e le comunità locali conterebbero ancor meno nelle scelte».