PASSATO E PATRIMONI

Omicidio Neri, gli inquirenti cercano la chiave del delitto nel passato della famiglia

Ricchezza e successo in un paese funestato da dittatura e narcotraffico

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

15329

 (Foto Valerio Simeone-FotoWireless)

 

PESCARA. I Ris torneranno al lavoro a Pescara per reperire indicazioni e tracce utili sulle auto sequestrate ieri nella disponibilità del nonno di Alessandro Neri ed in uso anche ad altri membri familiari, tra cui il cugino Gaetano jr che gestisce dal 2015 'Il Feuduccio', l’azienda agricola che prima apparteneva alla famiglia di Alessandro.

Gli inquirenti sono andati dritti verso le auto ed è probabile che stanno cercando conferme ad indizi che già conoscono.

L’indagine è vasta e l’obiettivo è quello di capire chi abbia premuto per due volte il grilletto che ha ucciso Alessandro, 28 anni di Spoltore sparito il 5 marzo, dopo aver aiutato la mamma a scarica la spesa dall’auto (proprio la 500 poi ritrovata in via Mazzini).

Il suo corpo è stato ritrovato cadavere l’8 marzo nella periferia della città.

I carabinieri lavorano senza sosta per ipotizzare un movente: si scava nelle ultime ore di vita di Alessandro e si cerca di ricostruire quanto accaduto dal momento in cui è uscito di casa a quello del ritrovamento dell'automobile.

E’ in quelle ore che si è consumato il delitto, probabilmente già lunedì sera, quando il telefono del ragazzo si è spento.

Intanto continuano anche gli interrogatori di persone informate sui fatti che sarebbero a conoscenza di molto.

Almeno un paio di persone, conoscenti di Alessandro, sono state ascoltate più volte e farebbero parte di quella zona grigia della malavita locale.

Ma è chiaro che gli investigatori sono molto orientati a fare chiarezza tra i rapporti familiari e tutto sembra concentrarsi su eventuali dissidi proprio inerenti l’estromissione o la cessione de Il Feuduccio con l’arrivo di Gaetano jr, nipote di quel Gaetano che negli anni ‘50 emigrò dall’Abruzzo verso il Venezuela dove fece fortuna diventando uno tra gli uomini più ricchi di quel tormentato paese.

Diversi testimoni hanno raccontato di una recente lite tra la mamma di Alessandro, Laura Lamaletto, e Gaetano jr e su questo i carabinieri si sarebbero focalizzati ma ne vorrebbero anche parlare con il diretto interessato che è partito un giorno prima che Alessandro sparisse. Il suo viaggio non dovrebbe durare ancora molto e potrebbe tornare in città già sabato prossimo per i funerali del cugino.

Al momento non risultano indagati e tutte le ipotesi sono ancora tutte da verificare.

 Sta di fatto che in quella azienda Laura aveva lavorato per un paio d’anni, coinvolgendo anche il marito orafo, Paolo Neri, e i figli che oggi appaiono tutti sorridenti in vecchie foto aziendali, quando sembrava che toccasse a loro guidare il futuro della ditta.

Tra le montagne ed il mare, i Neri-Lamaletto vendemmiavano e facevano crescere e conoscere la piccola azienda nel mondo, raccontando di una famiglia molto unita e felice, con i quattro figli al seguito.

Invece la vita è andata diversamente e ‘Il Feudiccio’, nell’aprile del 2016, è stato messo da nonno Gaetano (oggi malato e sulla sedia a rotelle) nelle mani di Gaetano jr, cugino di Alessandro, con una laurea in Economia a Boston nel cassetto e la voglia di riscattare una azienda in difficoltà economica. «Sarà l’anno della rinascita», annunciava in un’intervista a ‘Il Centro’ poco dopo l’investitura.

 

LA ROTTURA  

La rifioritura della società non è andata di pari passo con i rapporti familiari: il gelo è sceso tra le famiglie che pare non si parlassero da tempo e la causa di tutto sarebbe legata agli affari.

Laura come ha più volte detto cercava di tenere Alessandro lontano da queste vicende, impedendogli di fare qualsiasi cosa. Ha anche detto che le famiglie erano unite e di non sapere nulla della fine di Alessandro aggiungendo, però, che si sarebbe trattato di un’ esecuzione in 'stile venezuelano', come ne accadono tante in quel paese, dove assoldare un killer costa anche poco.

Anche per questo si è da subito parlato di “piste del narcotraffico” e di vendette per vicende passate...

Qui siamo però in Abruzzo e la cosa non è nè semplice nè scontata.

 

LE ATTIVITA’ DI FAMIGLIA

Ad ogni modo in queste ore la Finanza sta scandagliano le attività imprenditoriali della famiglia Lamaletto alla ricerca di indizi utili.

Nonna Maria, moglie di Gaetano Lamaletto (nonno di Alessandro), anche lei di origine abruzzese, respinge le domande dei cronisti e assicura che stanno vivendo pure loro un dramma per la morte del nipote.

Probabilmente non avrebbero mai immaginato questa tragedia dopo l’addio ad un paese segnato proprio dalle violenze, dalla rapine lampo, dai sequestri e anche dalle morti efferate.

Gaetano jr, nato a Caracas (a differenza di Alessandro e i suoi fratelli, nati tutti a Firenze) è il figlio di Camillo Lamaletto, fratello di Laura.

Camillo è rimasto in Venezuela  anche dopo che suo padre, circa 6 anni fa, aveva deciso di tornare in Abruzzo e investire il suo patrimonio in ville, auto e proprietà.

Una fortuna accumulata grazie all'azienda ceramica Balgres con sede a Caracas nella "Torre Lamaletto" fondata negli Anni '50 poi ereditata proprio da Camillo.

Camillo (o Camilo) è molto noto in Venezuela e viene descritto dai giornali sudamericani come il sedicesimo uomo più ricco del Paese con molte proprietà e persino elicotteri.

E' in buoni rapporti con il regime di Maduro, che finora ha risparmiato la sua azienda ceramica dalla nazionalizzazione e prima ancora aveva buoni rapporti con il dittatore Hugo Chaves.

In Venezuela, l’ultimo caso clamoroso che coinvolse i Lamaletto, come ricostruisce il giornale ‘La Voce d’Italia’ che ha sede proprio a Caracas, fu la costruzione dell’Hotel dell’Aeroporto Internazionale Simón Bolívar.

A inizio dell’anno 2000, il governo venezuelano ha firmato un contratto con “Proyectos y Construcciones Gts”, azienda presieduta da Camillo Lamaletto.

Questa avrebbe provveduto a costruire l’Hotel di fronte all’aeroporto internazionale, un investimento che in quel momento ammontava a quasi 600 milioni di bolívares e, in cambio lo avrebbe amministrato per 40 anni pagando allo Stato il 6,2 per cento dei proventi.

Nel 2006 iniziarono i problemi legali. L’Hotel, infatti, doveva essere operativo per quella data ma, alla resa dei conti, ne era stato costruito solo un 60 per cento. “Proyectos y Construcciones Gts” attribuiva i ritardi alle modifiche imposte da Josè Gregorio Vielma Mora, divenuto nel frattempo presidente dell’IAIM: aumento della capacità dell’Hotel e conversione in albergo 5 stelle.

Camillo nel 1991 finì nel mezzo di uno scandalo politico perchè filmò di nascosto un presunto ricatto subito da parte di un avvocato con amici importanti e successivamente il suo nome è stato più volte legato ad uomini ricchi e potenti del Venezuela ma anche tacciati di essere veri e propri narcotrafficanti come Alex del Nogal.

Proprio ‘La Voce d’Italia’ oggi si chiede quanto plausibile possa essere la pista di Caracas e la risposta tocca agli inquirenti.



LA MACCHINA DI ALE

Intanto ieri sera ‘Chi l’ha visto?’ ha mandato in onda l’intervista del pizzaiolo di Via Mazzini dove è stata ritrovata la macchina di Alessandro. L’uomo si è detto certo, senza timore di essere smentito, che la vettura non fosse parcheggiata lì il martedì mattina ma che sarebbe comparsa solo mercoledì, quando ormai il giovane era sparito da 2 giorni.  

«Sono convinto», ha detto l’uomo, «perchè dalla mia postazione ho la visuale frontale delle macchine parcheggiata e la 500 è comparsa solo mercoledì».

Intanto gli amici continuano a sostenere che Alessandro sia stato preso di sorpresa e che se avesse dovuto incontrare una persona ‘ostile’ avrebbe chiesto a qualcuno di accompagnarlo.